Nel cuore di Napoli, la primavera 2026 si annuncia come un’esplosione di arte e storia. Fogli originali del Codice Atlantico, autentiche gemme del Rinascimento, fanno capolino accanto a dialoghi inediti tra Caravaggio e artisti contemporanei. La città, un crocevia di culture e tempi diversi, si trasforma in un palcoscenico dove tradizione e innovazione si intrecciano senza soluzione di continuità. Dai musei alle chiese, dagli spazi urbani alle gallerie più nascoste, si alternano mostre che abbracciano mitologia, street art, tecnologia e artigianato di alta qualità. Napoli, insomma, si racconta attraverso mille volti, pronta a sorprendere chiunque voglia ascoltarla.
Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è partita il 3 aprile una mostra imponente dedicata a Partenope, la leggendaria sirena simbolo della città. Oltre 250 opere provenienti da quaranta musei, italiani e stranieri, raccontano la nascita e l’identità di Napoli, dal mito greco legato al promontorio di Pizzofalcone fino alle interpretazioni più recenti, come la street art.
L’allestimento punta su un racconto a più voci, che intreccia archeologia, antropologia e storia locale. Nel grande atrio d’ingresso spicca l’installazione site-specific dell’artista argentino Francisco Bosoletti, che interpreta il tuffo suicida di Partenope come un momento di genesi della città. Un’immagine potente e poetica, tra i momenti più apprezzati della mostra.
L’esposizione resta aperta fino al 6 luglio, un’occasione da non perdere per chi vuole approfondire il legame profondo tra Napoli e la sua sirena. Il MANN conferma così il suo ruolo di luogo di eccellenza per iniziative culturali dense e stimolanti.
Il museo MADRE propone fino al 6 aprile “Gli Anni”, un format che esplora l’arte degli ultimi decenni mettendo in luce protagonisti locali e internazionali. In questa seconda edizione, spiccano nomi come Cindy Sherman, Mimmo Jodice e Carlo Alfano, affiancati da giovani talenti come Eva Giolo, che espone per la prima volta in città.
Particolare rilievo ha la curatela affidata all’artista napoletana Giorgia Garzilli, protagonista di una mostra nella mostra, nata dalla collezione permanente del MADRE. Un percorso che rompe con la rigida scansione cronologica per dare spazio a un dialogo aperto tra generazioni e linguaggi diversi.
Fino al 18 maggio il MADRE ospita anche la prima retrospettiva istituzionale in Italia di Uri Aran, artista americano nato a Gerusalemme. Curata da Eva Fabbris, la mostra si snoda tra installazioni e riferimenti alla memoria culturale, allestita negli spazi del terzo piano di Palazzo Donnaregina.
Al Complesso Monumentale di Santa Chiara, fino al 7 giugno, è possibile vedere per la prima volta a Napoli tre fogli originali del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, provenienti dalla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Un vero tesoro che svela schizzi, appunti e disegni di uno dei geni più grandi della storia, compreso il suo caratteristico sistema di scrittura speculare.
La mostra è arricchita da supporti multimediali che aiutano a capire la complessità delle opere esposte. Un appuntamento imperdibile per appassionati e curiosi che vogliono scoprire un lato meno noto di Leonardo.
L’ingresso prevede un supplemento di due euro rispetto al biglietto ordinario del museo, un piccolo prezzo per entrare nel cuore del Rinascimento.
Alla chiesa del Pio Monte della Misericordia, nel centro storico, prosegue fino al 24 aprile la mostra che mette a confronto le Sette Opere di Misericordia di Caravaggio con interventi di sette artisti contemporanei di fama internazionale.
Tra loro Antony Gormley, scultore britannico, e Holly Herndon con Mat Dryhurst, che lavorano su sperimentazioni musicali e tecnologiche legate all’intelligenza artificiale. Completano il gruppo Yu Hong, Max Renkel, David Salle, Marco Tirelli e Lee Ufan. Tutti dialogano con il capolavoro del 1606, rileggendone i temi in chiave moderna.
Questa ottava edizione, curata da Mario Codognato, consolida un format che tiene viva la conversazione tra antico e contemporaneo. Le opere contemporanee entreranno a far parte della collezione del Pio Monte, arricchendo ulteriormente il patrimonio artistico della città.
Villa Pignatelli, sulla Riviera di Chiaia, ospita fino al 24 maggio “Warhol vs Banksy. Passaggio a Napoli”, una mostra che racconta come Napoli abbia influenzato due giganti della pop art e della street art, seppur in epoche diverse.
Tra le opere più note ci sono il Vesuvio di Warhol, simbolo della sua fascinazione per il territorio, e la provocatoria Madonna con la pistola di Banksy, realizzata vicino a piazza dei Gerolomini. Curata da Sabina de Gregori e Giuseppe Stagnitta, la mostra indaga i temi chiave per entrambi gli artisti, dal rapporto con la cultura popolare al legame con la città.
Un’occasione per riflettere sull’impatto di Napoli nel mondo dell’arte contemporanea, mettendo a fuoco stimoli e suggestioni raccolti da due personalità molto diverse ma unite dall’interesse per la cultura di massa.
Al Museo di Capodimonte si può visitare fino al 26 aprile “Metamorfosi”, mostra che mette a confronto la ceramica contemporanea con la tradizione delle porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte.
In mostra i lavori di Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni, artisti che dal 1980 portano avanti una ricerca innovativa. Le circa venti opere, tra cui pezzi inediti creati per l’occasione, uniscono rispetto per l’artigianato storico a idee e forme moderne.
Le sale degli Appartamenti Reali ospitano questo percorso che dà nuova luce al ruolo della ceramica nei linguaggi dell’arte contemporanea. Capodimonte si conferma così un polo importante per la sperimentazione e la valorizzazione della cultura materiale.
La Fondazione Morra Greco, a Palazzo Caracciolo di Avellino, presenta fino al 4 luglio due mostre personali dedicate a Diego Perrone e Manfred Pernice. Sono le prime grandi occasioni istituzionali per entrambi in città e in Italia.
Perrone propone “Il sole come un gatto”, progetto site-specific che dialoga con gli spazi del primo piano e con le suggestioni locali. Pernice presenta “emoZone”, un lavoro inedito ispirato all’architettura militare di Castel Sant’Elmo, insieme a una selezione di opere mai esposte prima in Fondazione.
Un doppio appuntamento che offre nuovi punti di vista sull’arte contemporanea, inserita in un contesto storico che ne valorizza ancora di più la forza espressiva.
Alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta si possono ammirare fino al 19 aprile circa 120 opere di Joan Miró nella mostra “Per poi arrivare all’anima”.
Promossa da Navigare e curata da Achille Bonito Oliva con Vittoria Mainoldi, la rassegna offre un viaggio nelle litografie dell’artista catalano, con temi ricorrenti come la figura femminile, la natura — soprattutto gli uccelli — e i “Personnages”, figure ibride che esplorano un mondo immaginario e primordiale.
Un’occasione per scoprire un aspetto meno conosciuto ma fondamentale del percorso di Miró, all’interno di uno spazio religioso che amplifica la suggestione dell’esperienza. Napoli conferma così il suo ruolo di crocevia di culture e visioni artistiche.
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