«La passerella non è solo un palcoscenico, è un racconto». Lo dice Étienne Russo, l’uomo che ha rivoluzionato il modo di vivere le sfilate, da Bruxelles a New York. Nato in Belgio, ha trasformato ogni evento in un’esperienza che va oltre il semplice abito, mescolando arte, cultura e stile con una maestria rara. Le sue creazioni non sono mai solo moda: sono atmosfere, dettagli, emozioni che rimangono impresse. Da Milano a Parigi, il suo lavoro incarna un equilibrio perfetto tra poesia e rigore, un viaggio che cambia il modo di guardare una passerella.
Da Bruxelles al Giappone: le radici di un percorso fuori dal comune
Étienne Russo cresce in Belgio in un momento di grande fermento culturale, un ambiente che gli dà modo di assorbire stimoli da ogni direzione, dalla scena locale fino a orizzonti lontani. Dopo gli studi in un istituto alberghiero, dove apprende disciplina e metodo, si sposta in Giappone. Qui inizia la sua carriera da modello per Kansai Yamamoto, un maestro del design anni Settanta. Lo stile giapponese, con la sua attenzione maniacale ai dettagli e una filosofia che celebra la riparazione delle cose rotte, lascia un’impronta profonda in Russo. Questi elementi tornano spesso nelle sue idee estetiche, che puntano a far emergere la bellezza nascosta, giocando sul filo sottile tra tradizione e innovazione.
Tornato in Belgio, diventa direttore creativo di un club a Berlino, un luogo che va oltre il semplice locale notturno e si trasforma in un vero laboratorio culturale. Quel club diventa un palcoscenico per esperimenti sociali e visivi, dove la mixologia non è solo l’arte di miscelare cocktail, ma di mescolare persone, stili e sensibilità diverse. Russo impara l’arte di trasformare ogni spazio in un ambiente immersivo, capace di cambiare il modo in cui chi partecipa lo vive.
La prima grande svolta: moda e provocazione in passerella
Nel 1991 arriva la sua prima sfilata importante con Dries Van Noten, stilista belga e amico di vecchia data. Russo porta in passerella tutta l’esperienza maturata nei club, creando eventi che sono un mix di spettacolo, gioco e tensione. L’atmosfera diventa protagonista quanto gli abiti. Un momento chiave arriva durante una visita dietro le quinte dell’Opera di Bruxelles: tra costumi e accessori, Russo rimane folgorato. Decide così di portare elementi teatrali alle sue serate. Un esempio? Un cantante d’opera androgino che si esibisce a cappella, di spalle, lasciando il pubblico senza parole quando, alla fine, si volta mostrando il volto.
Russo non ha mai nascosto il suo gusto per la provocazione e il gioco con l’identità e i codici sociali, temi ricorrenti nel suo lavoro. Questo gli ha permesso di mantenere sempre una visione personale, lontana dal politicamente corretto che domina oggi. Il rapporto con Dries Van Noten dura da oltre trent’anni, un sodalizio che ha fatto di Russo un punto di riferimento per le sfilate più originali.
Collaborazioni e valori: una ricerca senza sosta
Tra le collaborazioni più importanti ci sono quelle con Alber Elbaz e Martin Margiela. Con Elbaz, Russo ricorda momenti di forte intesa creativa, come uno show costruito attorno a una scala trovata per caso in un mercato, diventata poi protagonista della scena. Margiela, invece, rappresenta una semplicità radicale capace di trasformare il banale in qualcosa di unico grazie alla sua visione.
La passione di Russo non si esaurisce con la durata delle sfilate. Dopo anni accanto ai grandi brand del lusso, oggi si dedica a sostenere i giovani talenti. Fa da mentore a stilisti come Robert Wun, aiutandoli a superare le difficoltà legate a risorse limitate. Vuole trasmettere esperienza e aprire porte, investendo così sulla creatività che verrà.
Moda, ristorazione e ospitalità: un unico grande spettacolo
Negli ultimi anni Russo ha allargato i suoi orizzonti toccando il mondo degli hotel e della ristorazione. Per lui, questi settori parlano lo stesso linguaggio. Organizzare una cena per 500 persone, servita al momento giusto, diventa una vera e propria coreografia, uno spettacolo dove ogni mossa deve essere perfetta. Così si spiega il successo dei “Bolliti”, una cena milanese che anticipa il Natale e raduna volti noti della moda, dell’editoria e dello spettacolo in una serata fatta di autenticità e condivisione più che di lusso sfrenato.
Parallelamente, Russo ha contribuito a far conoscere il sakè in Italia con HeavenSake, un progetto che unisce tradizione giapponese e ispirazione francese. Insieme a Benjamin Eymere e Carl Hirschmann, punta a far scoprire questa bevanda a un pubblico sempre più ampio, soprattutto durante i suoi eventi.
Milano, il cuore pulsante della sua creatività
A Milano, la scelta di vivere e lavorare nel Palazzo Durini racconta molto del suo rapporto con lo spazio e la storia. Russo ammette di essersi innamorato subito di quei muri, nonostante fossero in stato di abbandono. L’edificio è oggi animato da opere d’arte e pezzi di design di epoche e mondi diversi, da Jean Prouvé alle sculture di Monica Bonvicini e Do-Ho Suh. Le stanze raccontano un dialogo continuo tra passato e presente.
Il progetto prevede di ampliare l’area con altre tre stanze, per completare un intero piano destinato a uffici, un laboratorio e uno spazio dedicato al suono. L’idea è di ospitare mostre e iniziative legate al design, anche se l’inaugurazione è stata momentaneamente rimandata.
Russo riflette spesso sul futuro di questa sede e su come mantenere viva quell’energia creativa. Il piano per Milano guarda al medio-lungo termine, con un’attenzione speciale ai progetti che coinvolgono i giovani.
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La carriera di Étienne Russo è un intreccio di innovazione, esperienza e contaminazioni culturali. La sua capacità di trasformare idee in eventi memorabili, anche a Milano, resta un punto di riferimento nel mondo della moda e del lifestyle internazionale.





