Nel cuore di Roma, a due passi da Villa Medici, una nuova casa per l’arte apre le sue porte. È via Gregoriana 40, la sede scelta dalla Fondazione Società delle Api dopo sette anni di spostamenti tra Monaco e il Mediterraneo. Il 14 febbraio il palazzo storico ha accolto artisti, designer, curatori e critici internazionali, tutti chiamati a lasciare il segno con opere su carta formato A4. Alcune di queste creazioni sono ancora visibili al piano terra, testimoni di un dialogo vibrante e immediato. Con questo trasferimento, la Società delle Api non torna solo a Roma, ma si reinventa come un punto di incontro tra residenze artistiche, pratiche creative e uno scambio culturale che vuole abbracciare la città e il Mediterraneo. Un progetto ambizioso, che mette Roma di nuovo sotto i riflettori della scena artistica contemporanea.
Roma, nuovo cuore pulsante della Società delle Api
La scelta di via Gregoriana 40 non è casuale. La fondazione ha puntato su una posizione strategica nel cuore culturale di Roma, vicino a luoghi come la Galleria d’Arte Moderna e Villa Medici, punti di riferimento per l’arte contemporanea italiana. Roma viene vista come una piattaforma ideale per ospitare artisti non solo locali ma provenienti da tutta Europa e dal Mediterraneo, offrendo uno spazio in cui la ricerca artistica si confronta con la storia e l’identità del luogo.
Il palazzo storico che ospita la fondazione aggiunge valore al progetto, creando un dialogo tra tradizione e innovazione. Inoltre, la vicinanza a gallerie di rilievo internazionale come Francesca Antonini e Gagosian favorisce collaborazioni e sinergie fondamentali per ampliare il raggio d’azione della fondazione. L’idea è trasformare la sede in un punto di riferimento stabile per la produzione artistica contemporanea, non solo come luogo di esposizione, ma come spazio vivo di incontri, scambi e contaminazioni.
Residenze artistiche tra ricerca e legame con il territorio
Il programma per il 2026 punta molto sul concetto di produzione artistica come processo continuo e condiviso. Le residenze, cuore delle attività, si svolgono tra Roma e altre sedi nel Mediterraneo, offrendo agli artisti occasioni per immergersi e sperimentare in contesti diversi. Un esempio è la presenza di Pol Taburet a Roma, che lavora in parallelo anche a Villa Medici, sottolineando il dialogo tra diverse realtà.
In primavera si avvierà la collaborazione con Chiara Camoni e il suo Centro di Sperimentazione nella sede veneziana della fondazione, collegata al lavoro per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. L’obiettivo è sostenere processi creativi che vadano oltre il singolo evento espositivo, puntando a un progetto di lungo respiro. L’estate vedrà Valentine Prissette impegnata in un lavoro site specific nella capitale, mentre i designer Niklas Böll e Simon Stanislawski porteranno avanti un progetto sull’isola greca di Kastellorizo, esplorando materiali locali.
Queste residenze sono pensate come veri e propri laboratori di ricerca e relazioni, capaci di costruire ponti tra artisti, luoghi e comunità. L’approccio privilegia la dimensione collettiva e il legame con i territori, favorendo contaminazioni culturali e progetti cuciti sul contesto locale. Le attività non si esauriscono con la permanenza degli artisti, ma si configurano come esperienze in movimento, collegate a reti e spazi più ampi.
Mostre e programmi pubblici: l’arte che coinvolge
Oltre alle residenze, la Società delle Api propone un calendario ricco di mostre e progetti curatoriali incentrati sull’arte relazionale e sulle pratiche condivise. Tra i primi eventi nella nuova sede c’è “Soglia / Common Acts”, a cura di Francis Offman, che trasforma la collezione privata di Silvia Fiorucci in un ambiente sensoriale da vivere, più che da guardare. Un’installazione pensata per coinvolgere lo spettatore in modo attivo.
In autunno sarà la volta di Chiara Camoni, con una mostra curata da Alice Motard dedicata ai temi dell’autorialità collettiva e dell’arte partecipativa. L’esposizione sarà solo una parte del progetto, che prevede anche laboratori e attività didattiche per coinvolgere il pubblico. Camoni lavora molto “con le mani” e privilegia esperienze di condivisione, spesso fuori dai tradizionali spazi espositivi.
Il programma si completa con un articolato ciclo pubblico: “Langue Lost, Language Found”, curato da Allison Grimaldi Donahue, si concentra sulla poesia contemporanea, mentre “Your Body, Your Habitat” di Bianca Felicori esplora i rapporti tra corpo, abito e architettura. Le attività si estenderanno fino al 2027, con nuove mostre e collaborazioni, tra cui un progetto dedicato ad Anna Franceschini, confermando la vocazione a un’offerta culturale multidisciplinare e partecipata.
Silvia Fiorucci racconta: Roma tra radici e futuro
Silvia Fiorucci, presidente e fondatrice della Società delle Api, spiega le ragioni dietro il trasferimento a Roma. La fondazione non è mai stata un ente fisso in un solo luogo: ha avuto sedi di base da cui si è sviluppata in diverse città europee e mediterranee, da Monaco a Grasse, da Kastellorizo a Megève. Ora Roma diventa un nodo centrale, un cuore geografico e culturale con cui entrare in contatto più direttamente.
Secondo Fiorucci, la Capitale offre l’opportunità di accogliere artisti italiani e stranieri in cerca di un legame con il tessuto artistico e culturale locale. Questa funzione di accoglienza e piattaforma sarà al centro delle strategie future. Il rapporto con Chiara Camoni, artista protagonista nel 2026, rappresenta bene lo spirito di comunità che la fondazione vuole rafforzare: un legame che va oltre il lavoro, fatto di esperienze condivise di vita e creatività.
Camoni, ad esempio, si è trasferita con tutta la famiglia per la residenza, partecipando attivamente alla vita del luogo e sviluppando un progetto che ha coinvolto anche laboratori e letture collettive. Questo approccio, basato sulla partecipazione e il dialogo, è uno dei pilastri della Società delle Api, che punta a un’idea di arte che va oltre la semplice esposizione, esplorando tutte le potenzialità della pratica condivisa.





