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Riapre a Milano Octagon: la galleria che unisce artisti contemporanei e maestri storici dell’arte

Il 15 aprile 2026, in piena Art Week milanese, Octagon riapre le porte in via Maroncelli 12. Dopo anni di spostamenti tra Parigi e Atene, questa galleria gestita dagli artisti stessi sceglie finalmente di piantare radici a Milano. Un gesto raro, quasi una dichiarazione d’intenti. L’esordio è un omaggio a Odilon Redon, maestro del simbolismo francese e precursore del surrealismo. La mostra non si limita a celebrare il passato: invita a guardare il presente con una nuova prospettiva, fedele allo spirito di Octagon fin dal primo giorno.

Octagon nasce per fare ricerca e mettere in discussione la storia dell’arte

Octagon vede la luce il 1° marzo 2018, non a caso proprio nel giorno del centocinquantesimo anniversario della nascita di Adolfo Wildt, artista milanese di spicco. Quel giorno apre la sua prima mostra, accompagnata da una litografia dedicata a Wildt. Tra le curiosità, un raro calco in gesso di una sua medaglia progettata per il piano regolatore di Milano, ritrovato da un portinaio in soffitta, sparisce misteriosamente, lasciando solo una foto. Un segno, forse, del carattere di Octagon: un luogo di scoperte e di intrecci tra memoria e contemporaneità.

La mostra inaugurale, “Mi piacerebbe battermi con gli uomini merda / Unos a otros”, parte il 31 marzo 2018 con un progetto che unisce una performance di Alessandro Agudio e Andrea Romano a un’acquaforte di Francisco Goya dalla serie “I Capricci”. Fin da subito, Octagon punta il suo sguardo sulle strategie politiche, in particolare sulla manipolazione. L’obiettivo è chiaro: mettere in dialogo epoche e narrazioni diverse, creando un confronto tra generazioni.

Octagon si distingue nel panorama milanese per il suo carattere curatoriale ma anche per quell’atmosfera intima che ricorda la casa di un artista. Uno spazio indipendente che si concentra sulla rilettura critica della storia dell’arte, dando spazio anche a chi è stato spesso messo da parte dal grande mercato, offrendo così visibilità a voci alternative e meno conosciute.

Tra viaggi e collaborazioni internazionali, Octagon si fa strada con temi forti

La strada di Octagon non è stata lineare. Tra il 2022 e il 2025, il progetto ha fatto una pausa a Milano per concentrarsi su collaborazioni all’estero, con realtà come Fitzpatrick Gallery a Parigi e The Breeders ad Atene. Questi incontri hanno aperto nuovi orizzonti, portando avanti progetti dal forte impatto concettuale.

Tra le tappe più importanti c’è la mostra nata in piena emergenza Covid, intitolata “Fortunes guide to government contracts / Prayers for pandrogeny and breaking sex”. Frutto della collaborazione con Eduardo Paolozzi e Genesis P-Orridge, il progetto esplora il legame tra politica e sessualità, affrontando temi duri come la necropolitica, le forme di controllo sociale e nuove tipologie di schiavitù, sia mentali che fisiche. Qui il potere si intreccia con le trasformazioni dell’identità e del corpo, in un dialogo che unisce arte e attualità con uno sguardo critico e profondo.

Questa fase nomade ha rafforzato la vocazione di Octagon a creare eventi che vanno oltre l’arte visiva, includendo performance e interventi multidisciplinari. Nella sua programmazione trovano spazio artisti impegnati non solo nella sperimentazione estetica, ma anche in riflessioni sociali e culturali di ampio respiro.

Il ritorno a Milano nel 2026, tra nuove sfide e aperture internazionali

Il ritorno di Octagon a Milano non è casuale. Dopo una pausa, che Jacopo Mazzetti, artista e fondatore dello spazio, paragona a momenti di silenzio necessari per ricaricare l’energia creativa, il progetto riapre con nuove ambizioni. Un rilancio possibile anche grazie al supporto di Ratio Artis, piattaforma veneziana che sostiene iniziative artistiche indipendenti.

Oggi le mostre di Octagon parlano un linguaggio che mescola tempi diversi per raccontare la complessità del presente. Un esempio su tutti è la mostra del 2021, realizzata durante il lockdown, che ha messo a confronto Massimo Grimaldi e Gustav Doré. Il dipinto “L’enfer” di Doré, del 1863, mostra il demonio al culmine della sua potenza distruttiva, circondato da anime dannate. Di fronte a questa forza monumentale, la poesia visiva di Grimaldi accompagna lo spettatore con una dolcezza inaspettata, raccontando miseria e dolore con tenerezza e compassione. L’incontro tra due linguaggi così diversi crea un racconto capace di attraversare la paura e aprire spazi di umanità.

Per il 2026 Octagon continuerà a scavare nelle pieghe della storia, affrontando temi come memorie archivistiche, pratiche biopolitiche, metafisica ed estetica della transizione continua. L’obiettivo resta quello di riscoprire figure storiche spesso viste in modo riduttivo, proponendole con nuovi sguardi. Tra le novità, un grande evento monografico off-site che si inaugurerà a giugno a Basilea, a conferma dell’impegno sempre più internazionale dello spazio.

Redazione

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