Entrare alla Triennale di Milano significa immergersi in trent’anni di creatività firmata Edward Barber e Jay Osgerby. Non sono solo designer inglesi, ma architetti di un equilibrio sottile tra arte, tecnologia e funzionalità. Dal loro debutto negli anni Novanta a oggi, hanno mantenuto uno stile riconoscibile, capace di reinventarsi senza perdere coerenza. La mostra non espone semplici oggetti, ma racconta storie fatte di forme, materiali e colori, spaziando da pezzi di uso quotidiano a installazioni imponenti.
Edward Barber e Jay Osgerby si sono conosciuti al Royal College of Art di Londra, dove hanno completato gli studi prima di aprire, nel 1996, lo studio che porta i loro nomi nel cuore della capitale inglese. Fin da subito, hanno unito praticità e voglia di sperimentare, dando vita a un design che guarda sia all’industria sia alla cura artigianale. Il loro lavoro spazia da complementi d’arredo a tecnologie innovative, passando per lampade e sedute create per grandi marchi come Flos, B&B Italia, Cappellini e Magis, fino a installazioni imponenti esposte nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo.
Il loro stile si distingue per l’attenzione ai materiali, con una passione per il colore e un dialogo continuo tra processi industriali e lavorazioni manuali. È un equilibrio che sfugge alle rigidezze del Modernismo e agli eccessi del Postmodernismo, mantenendosi su un terreno fatto di eleganza funzionale e pragmatismo, molto britannico.
Allestita con cura, la mostra “Edward Barber | Jay Osgerby. Alphabet” segue un ordine cronologico, ripercorrendo tutta la carriera del duo, dalla metà degli anni Novanta a oggi. Le opere sono esposte su plinti robusti, pensati per valorizzare il rapporto visivo e tattile con gli oggetti, invitando il pubblico a un’esperienza più coinvolgente rispetto alla classica mostra.
All’inizio, una lunga installazione a scaffale mette in mostra modelli e prototipi, aprendo una finestra sul metodo creativo dello studio Barber Osgerby. Qui emerge chiaramente l’attenzione per la funzionalità e il dettaglio tecnico che caratterizza ogni pezzo.
La mostra sottolinea anche l’importanza delle collaborazioni con aziende italiane. Alcuni dei loro lavori più noti sono frutto di partnership con nomi come B&B Italia, Cappellini, Flos, Glas Italia e Mutina, realtà che hanno un ruolo di primo piano nel panorama internazionale del design.
Barber e Osgerby non si fermano al design industriale. Dal 2011, con la mostra Ascent alla Gallery Haunch of Venison di Salisbury, hanno iniziato a esplorare una dimensione più artistica.
Ascent indaga forme tecniche di strutture in movimento, ispirate al mondo aeronautico e navale. Qui nascono oggetti che oscillano tra arte e ingegneria, non pensati per un uso pratico immediato, ma per essere ammirati e meditati. Sono vere e proprie “macchine leggere” che riflettono la passione di Osgerby per il volo e di Barber per la navigazione, temi che si ritrovano nelle sculture in ottone, nelle forme in legno e nei dischi luminosi.
Nel 2022, la mostra Signals a Parigi ha approfondito il rapporto tra artigianato e tecnologia. La collezione presenta lampade in alluminio colorato e vetro di Murano soffiato da Venini, con una forma a cono che richiama i dispositivi di comunicazione audio. Questo approccio, chiamato “artigianato ingegnerizzato”, è un chiaro omaggio alla tradizione italiana del design e mostra la volontà di unire due culture e modi di lavorare diversi.
Marco Sammicheli, direttore del Museo del Design della Triennale e curatore della mostra, sottolinea quanto sia importante riportare al centro del dibattito la sperimentazione e il valore culturale del design. Per lui, il lavoro di Barber e Osgerby è un esempio perfetto di come si possa conquistare il mercato senza perdere la dimensione poetica e critica del progetto.
Sammicheli mette in luce come l’allestimento non sia una semplice esposizione di prodotti, ma un vero e proprio racconto delle trasformazioni sociali e dei consumi contemporanei. Barber e Osgerby dimostrano come il design possa dialogare con l’industria, attraversando continenti e collaborando con realtà internazionali. Il loro lavoro resta un punto di riferimento per capire il ruolo del design oggi, tra quotidianità e innovazione.
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