Dal 1859, la libreria Tarantola era il cuore pulsante della cultura a Sesto San Giovanni. Un luogo dove si intrecciavano storie, idee e passioni, frequentato da studenti, lettori e studiosi di ogni generazione. Oggi, però, quel capitolo si chiude: dopo 167 anni, la libreria abbassa le saracinesche per sempre. Al suo posto sorgerà una farmacia, un cambiamento che segna la fine di un’epoca e lascia un vuoto difficile da colmare nel tessuto sociale e culturale della città.
La libreria Tarantola nasce in un’Italia ancora divisa, vent’anni prima dell’Unità. La sua prima traccia risale al 1859, un tempo di grandi fermenti politici e culturali. Nel 1942 si stabilisce definitivamente a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, diventando presto un luogo d’incontro per chi cercava libri rari o voleva perdersi tra poesia e letteratura contemporanea.
Un tratto distintivo? Il legame con grandi intellettuali. Gianfrancesco Tarantola, l’ultimo della famiglia originaria di Montereggio, ha portato avanti una tradizione fatta di passione e cultura. Tra i clienti illustri ci sono stati nomi come Giuseppe Ungaretti, Oriana Fallaci, Umberto Eco e Luis Sepúlveda, a testimonianza del ruolo di primo piano della libreria nel panorama letterario del Novecento.
Non solo vendita: nel 1952 la famiglia Tarantola, insieme ad altri librai, ha dato vita al Premio Bancarella. Un premio unico, gestito interamente da librai, che ha anticipato grandi nomi come Hemingway, Pasternak e Singer, confermando l’intuito e l’autorevolezza di chi stava dietro al banco.
L’annuncio è arrivato sui social e ha colpito al cuore chi conosceva la libreria. La Tarantola non era un semplice negozio, ma un luogo di scambio culturale, un pezzo di identità per Sesto San Giovanni, che ora perde uno dei suoi ultimi baluardi storici.
Il sindaco Roberto Di Stefano ha ricordato il valore di questa istituzione, che nel 2018 era stata premiata come “migliore libreria d’Italia”, portando il nome della città ben oltre i confini locali.
I locali in piazza VI Novembre non resteranno vuoti a lungo. Dopo una svendita con sconti intorno al 40%, lo spazio sarà preso in affitto dalla holding Hippocrates, proprietaria del marchio Lafarmacia, che conta circa cinquecento punti vendita in tutta Italia. Così un angolo di cultura si trasformerà in una realtà commerciale legata al mondo delle farmacie.
Giorgio Tarantola, l’ultimo erede della famiglia, spiega che la decisione di chiudere nasce da anni di difficoltà nel settore. L’investimento annuo per i libri, circa 600 mila euro, non era più sostenibile in un mercato in rapida trasformazione.
Non è un caso isolato: anche a Milano altre librerie storiche come Milano Libri e Hoepli hanno abbassato la saracinesca. La concorrenza dell’online ha cambiato le abitudini di acquisto, rendendo difficile mantenere aperti i negozi fisici.
Giorgio sottolinea che non si tratta solo di un momento difficile, ma di un cambiamento profondo che coinvolge tutto il commercio al dettaglio. I costi di gestione e personale pesano sempre di più, mentre la comodità dell’acquisto su internet fa calare le visite in libreria.
Le misure statali, come la carta del docente e i fondi per le biblioteche, sono un aiuto, ma non bastano a ribaltare una situazione che ormai è strutturale.
Anche se la libreria chiude, la famiglia Tarantola non si allontana dal mondo della cultura. Giorgio racconta di progetti in corso legati a eventi, festival e collaborazioni con scrittori importanti. Il legame con la letteratura resta forte, anche se sotto forme diverse rispetto al passato.
Tra le idee per il futuro c’è anche la possibilità di unire la passione per i libri ad altri interessi, come lo sport. L’esperienza accumulata in tanti anni di lavoro è un patrimonio prezioso, pronto a essere messo a frutto in nuovi progetti legati all’editoria e non solo.
Il Premio Bancarella, che nasce proprio dalla storia di questa famiglia, continua a essere un punto fermo, capace di attirare pubblico e mantenere viva la passione per la lettura.
Mentre si attendono gli sviluppi dei nuovi impegni culturali dei Tarantola, la chiusura della libreria segna la fine di un capitolo importante per Sesto San Giovanni e l’area milanese, riflettendo i mutamenti di un mercato e di una società in continuo cambiamento.
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