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Lamberto Pignotti compie 100 anni: arte e poesia visiva senza confini in mostra a Roma e Rovereto

Cent’anni compiuti da poco, ma la mente è fresca, vivace. Lamberto Pignotti, fiorentino classe 1926, celebra questo traguardo nella sua Roma, dove due mostre lo mettono sotto i riflettori. Non si tratta solo di una festa: è un racconto lungo una vita, fatta di poesia visiva e identità in continuo mutamento. Ho davanti un uomo che ha saputo trasformare l’io frammentato in arte, mescolando parole e immagini con una dose di ironia che colpisce dritto al cuore. Un viaggio che attraversa passato e presente senza mai perdere il passo.

Dalle radici fiorentine agli studi: nasce un artista

Pignotti cresce in un ambiente dove l’arte è di casa. Figlio di Ugo Pignotti, pittore post-impressionista, fin da bambino ha respirato pittura e scrittura. La famiglia pullulava di figure creative: il nonno tappezziere per nobili fiorentini, la nonna appassionata di ricamo. I disegni che conserva dalla seconda elementare raccontano di una vena artistica precoce.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel ’43, con il permesso di un professore, frequenta la Biblioteca Marucelliana di Firenze, sfidando i pericoli dei bombardamenti. Qui si immerge in testi di filosofia, sociologia e storia dell’arte, tra cui l’importante “Histoire De l’Art Contemporain” di Christian Zervos. Quella formazione non è mai rigida, anzi nasce da una curiosità che va oltre i libri. Firenze, con i suoi tesori rinascimentali, è uno stimolo ma anche una gabbia da cui vuole scappare.

Il legame con la famiglia resta saldo: la zia Ada, proprietaria dell’Hotel Regina a Forte dei Marmi, lo sostiene negli studi. Così Pignotti prende il diploma di ragioniere e poi la laurea in scienze economiche, ma la vera passione resta la creatività, coltivata tra pennelli e parole.

Gruppo ’70: pionieri della poesia visiva e dell’arte che rompe gli schemi

Nel maggio del 1963, insieme a Eugenio Miccini, Pignotti fonda a Firenze il Gruppo ’70, un collettivo d’avanguardia con artisti e musicisti come Lucia Marcucci, Ketty La Rocca, Luciano Ori, Giuseppe Chiari e Sylvano Bussotti. Il gruppo nasce per superare le rigide regole dell’arte tradizionale, proponendo un linguaggio che unisce pittura, poesia, musica e performance in un’unica esperienza multisensoriale.

Il Gruppo ’70 anticipa molte tendenze che oggi ci sembrano scontate, puntando sulla collaborazione e la contaminazione tra linguaggi diversi. Pignotti ricorda come quella esperienza fosse più di una semplice sperimentazione: “un modo per rompere la noia e la staticità.” La poesia visiva, che mette insieme parola e immagine, è il cuore di questo movimento.

Ma Firenze non è sempre un porto sicuro: la città, con la sua grande tradizione, a volte sembra soffocare la libertà creativa. Per Pignotti, l’arte visiva è una forma di ribellione contro la perfezione e la rigidità estetica che dominano il capoluogo toscano.

L’archivio dell’io frammentato: lettere, nomi e identità in continuo mutamento

Una delle storie più curiose di Pignotti è la sua collezione di lettere e buste, indirizzate a lui ma firmate con nomi diversi: architetto, scrittore, pittore, poeta, professore. A volte si chiamano Alberto, Lorenzo, Mario o Giuseppe. Un archivio che lui custodisce da oltre cinquant’anni, diventato simbolo di un’identità sfuggente e a più facce.

Questa raccolta nasce quasi per caso, dopo anni di ruoli e definizioni in continuo cambiamento. La mostra Identikit di Pignotti e Hogre, curata da Marco Giovenale alla galleria Bianco Contemporaneo di Roma, mette a confronto questa frammentazione con l’assenza d’identità dell’artista Hogre, che preferisce restare anonimo.

Attraverso queste lettere si legge una riflessione sull’identità come qualcosa di fluido, mai definitivo. In tempi in cui si cerca di incasellare tutto, Pignotti ci ricorda che “l’io è plurale e in divenire.” La mostra invita a guardare oltre le immagini fisse e a esplorare l’essere umano e l’artista in tutta la loro complessità.

L’arte come gioco contro la noia: la nascita dell’eat poetry

Per Pignotti, l’arte nasce dalla voglia di combattere la noia con la creatività. Confessa di essere stato un ragazzo pigro a scuola, ma sempre pieno di fantasia. Pittura e poesia non sono per lui solo mestiere o vocazione, ma soprattutto un divertimento, una “ricreazione.”

Tra le sue idee più note ci sono i Chewing Poem, le “poesie da masticare”, che uniscono testo e immagine, anticipando la poesia visiva e multimediale. Da qui nasce l’eat poetry, un modo di fare arte in cui la parola diventa quasi un oggetto tangibile e interattivo.

Il gioco con linguaggi diversi, dalla musica alla gastronomia, è la cifra della sua arte. Un modo per rompere le regole dell’arte tradizionale e aprire nuove strade. Un’eredità che richiama le sperimentazioni futuriste del primo Novecento, dove sensi e arti si mescolavano.

Centenario in mostra: passato e presente si incontrano nella poesia visiva

Il centenario di Pignotti si celebra con due grandi mostre nel 2026. Al Mart di Rovereto, Pignotti 100. Pop-esie visive ripercorre la sua carriera attraverso una selezione delle sue opere più significative. A Roma, alla galleria Bianco Contemporaneo, Identikit di Pignotti e Hogre esplora il tema dell’identità con uno sguardo originale e profondo.

Questi eventi non solo raccontano la storia di un artista importante, ma mostrano quanto il suo lavoro parli ancora oggi. La mostra romana concentra l’attenzione sul rapporto tra nome, identità e percezione, sfruttando un archivio sorprendente e potente.

La collaborazione con istituzioni di primo piano e la cura di Marco Giovenale garantiscono un contesto serio e stimolante, perfetto per riflettere sui cambiamenti dell’arte e sul ruolo di chi osserva. Le mostre resteranno aperte fino a metà ottobre 2026, un’occasione per scoprire da vicino un mondo artistico unico.

Un secolo di arte e rinnovamento

Lamberto Pignotti è un esempio raro: attraversa un secolo di storia culturale mantenendo coerenza e voglia di innovare. La sua formazione, l’esperienza di gruppo, la spinta a sperimentare e l’attenzione ai nuovi mezzi hanno segnato un percorso lungo e intenso.

Nonostante i riconoscimenti, Pignotti resta ironico e distaccato verso il successo e l’identità artistica. Definisce le sue opere “ricreazione,” un gioco per scacciare la noia. La sua vita è un continuo intreccio di sperimentazioni, collezionismo, ricerca di nuovi linguaggi e dialogo con le tecniche del passato.

La mostra per i suoi 100 anni è un invito a riscoprire questo patrimonio e a riflettere su come l’arte possa restituire un’immagine vivace e sfaccettata della cultura di oggi. Pignotti continua a muoversi tra parole e immagini, con lo spirito di chi ha ancora molto da dire.

Redazione

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