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Galleria Ricci Oddi di Piacenza: il museo rinnovato riapre con opere e spazi rinnovati grazie al sostegno dei cittadini

Un anno di ponteggi, polvere e silenzio, e finalmente la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza riapre le sue porte. Fino a poco tempo fa, chi passava in via San Siro vedeva un edificio a metà, sospeso tra passato e futuro, quasi in attesa di rinascere. Dal 28 aprile, invece, quel momento è arrivato: le opere tornano a splendere, gli spazi respirano di nuova luce, e l’intera galleria racconta di sé con rinnovata forza. Piacenza non ha solo restaurato un museo, ma ha voluto restituire alla città un pezzo di identità, un patrimonio artistico vissuto e curato come merita.

Restauro: Arata torna protagonista

La Galleria Ricci Oddi non è solo una collezione d’arte, ma anche un edificio dal carattere ben definito, firmato negli anni Venti dall’architetto Giulio Ulisse Arata. Inaugurata nel 1931, la struttura si distingue per la sobrietà e per un uso sapiente della luce naturale, soprattutto quella zenitale che entra dal grande panopticon centrale. Nel tempo, l’usura e qualche modifica avevano smussato questi tratti distintivi. Ora, grazie allo studio milanese Lissoni & Partners che ha curato gratuitamente il restauro, l’edificio ha ritrovato la sua forma originale.

L’intervento ha riguardato tutte le ventidue sale, per oltre mille metri quadrati di spazio espositivo, ridando respiro all’architettura e valorizzando ogni ambiente. Il progetto ha ripreso i principi estetici di Arata, ridisegnando gli spazi per far dialogare di nuovo la collezione con la sua “casa”. L’obiettivo? Offrire al visitatore uno spazio dove godersi l’arte in tranquillità, con un’esperienza più autentica e serena.

Da Pecore tosate a Klimt: un secolo di arte moderna in mostra

La collezione nasce da Giuseppe Ricci Oddi , aristocratico piacentino che non solo raccolse opere importanti, ma volle anche uno spazio costruito apposta per ospitarle, un’idea pionieristica per l’Italia dell’epoca. Il nucleo originario spazia dagli anni Trenta dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento. Nel tempo la raccolta è cresciuta e oggi conta oltre mille pezzi.

Il percorso permanente propone circa 210 opere, scelte per valorizzare la qualità e la flessibilità dell’allestimento. Tra i capolavori ci sono “Pecore tosate” di Francesco Filippini, lavori di Gaetano Previati, Umberto Boccioni, Felice Casorati, Carlo Carrà, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Medardo Rosso e Federico Zandomeneghi. Spicca su tutti il celebre “Ritratto di signora” di Gustav Klimt , protagonista di una vicenda quasi da giallo: sparito nel 1997, è riapparso nel 2019 in condizioni quasi miracolosamente intatte.

Mezz’ milione dalla città: un restauro che parla di comunità

Il restauro ha avuto un costo intorno ai 500mila euro, una cifra importante che nel 2025 è stata coperta interamente da un ampio sostegno locale. Ventiquattro realtà — tra aziende, associazioni di categoria e privati, persino una classe liceale del 1970 — hanno contribuito, tessendo una rete di solidarietà e attaccamento alla cultura. Un modello insolito per un museo, che dimostra quanto la galleria sia nel cuore della comunità piacentina.

La direttrice Lucia Pini ha voluto rafforzare questo legame dedicando una sala ai pittori del territorio, per dare spazio a un patrimonio spesso poco noto. Inoltre, su sua spinta, è stata ampliata la possibilità di ingresso gratuito: da un solo giorno al mese, come previsto da Ricci Oddi, si è passati a una settimana intera di accesso libero, per avvicinare ancora più persone all’arte.

Nuova guida, nuovi orizzonti

Il 2024 segna anche un cambio al vertice della Ricci Oddi. Massimo Toscani ha preso il posto di Jacopo Veneziani, che negli ultimi due anni ha raccolto oltre 700mila euro per la galleria. Toscani affronta il mandato con il museo rinnovato e pronto a crescere ancora.

Tra i momenti più importanti sotto Veneziani c’è stato il prestito del “Ritratto di signora” di Klimt in Corea del Sud, evento di successo internazionale che ha portato 200mila euro nelle casse della galleria. Ora, con il patrimonio restaurato e nuovi stimoli, la Ricci Oddi si prepara ad accogliere visitatori e appassionati in un luogo che racconta la storia e l’arte di Piacenza con nuova energia.

Redazione

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