Da settimane il Parco archeologico di Luine, a Darfo Boario Terme, è chiuso. Preciso: dal primo aprile 2026 nessuno ha più varcato i suoi cancelli. E nessuno sa quando potrà farlo di nuovo. Quel parco non è un luogo qualunque. Custodisce incisioni rupestri uniche, risalenti a circa 13mila anni fa, alla fine del Paleolitico. Un tesoro raro, che lo distingue dagli altri siti camuni, dove le tracce sono perlopiù più recenti. Fu il primo sito italiano ad entrare nella lista UNESCO, un orgoglio per la cultura e il turismo della Valcamonica. Oggi, però, sembra destinato a sprofondare nell’oblio, senza che si intraveda una via d’uscita.
Chiusura improvvisa, l’amministrazione ferma la gestione
Il problema nasce dal mancato rinnovo della gestione, che negli ultimi tre anni era affidata alle cooperative Zamenhof Art e ArchExperience. Il Comune, guidato dal sindaco Dario Colossi, ha deciso di interrompere il rapporto con queste cooperative, senza però organizzare un’alternativa pronta all’uso. Il risultato è stata la chiusura del parco senza una data certa per la riapertura.
La sospensione arriva proprio nel cuore della stagione turistica della Valcamonica. Nei mesi precedenti, il parco aveva visto un aumento significativo di visitatori, grazie a una programmazione culturale ricca di eventi, mostre e iniziative che avevano dato nuova vita al sito e al territorio.
La decisione dell’amministrazione ha sorpreso molti, soprattutto gli operatori culturali e la comunità locale, lasciando in sospeso il futuro di uno dei luoghi di maggior valore archeologico e turistico della zona.
Smantellate le installazioni multimediali, cala il silenzio
Dalla chiusura, molte delle installazioni multimediali sono state tolte. I supporti digitali, i video, i mini-documentari accessibili con i QR code e le installazioni immersive, che arricchivano la visita, sono stati smontati e riportati ai loro creatori, perché il Comune non li ha acquisiti. Così il parco ha perso quegli strumenti che rendevano la visita più coinvolgente e aiutavano soprattutto i giovani a entrare in contatto con la storia antica incisa sulle rocce.
Questo smantellamento ha ridotto drasticamente l’offerta culturale del sito, che ora si presenta in modo più tradizionale, senza quegli elementi innovativi che stimolavano l’interesse e l’apprendimento.
In più, la vicenda ha avuto poca eco sui media nazionali e regionali. A parte qualche comunicato e intervento locale, il caso è rimasto confinato a un dibattito ristretto. È un paradosso, visto che si tratta di un patrimonio UNESCO e di un importante volano per il turismo e la cultura di tutto il territorio. Nel frattempo, l’attenzione si concentra su altre iniziative, come la candidatura della Valcamonica a Capitale italiana della Cultura per il 2029, lasciando dubbi sulle reali priorità nella tutela dei siti archeologici locali.
Il futuro del parco è appeso a un filo
La situazione di Luine mette in luce un problema più ampio: come vanno gestiti oggi i parchi archeologici? Serve solo garantire aperture, manutenzione e biglietteria? Oppure è il momento di investire in progetti culturali più ampi, che uniscano ricerca, formazione e nuove forme di visita? Valorizzare un sito come Luine significa puntare su strategie capaci di coinvolgere davvero il pubblico, approfondire la conoscenza e raccontare la storia in modo efficace.
Al momento, il parco resta chiuso e senza una prospettiva chiara. Un patrimonio così importante rischia di andare perso, privando il territorio di una risorsa culturale e turistica di primo piano.
Rimettere in moto il Parco archeologico di Luine richiede una nuova visione e un impegno condiviso tra enti locali, associazioni culturali e istituzioni nazionali. La domanda che resta è se si riuscirà a farlo in tempo, prima che il tempo stesso cancelli per sempre le tracce di una storia millenaria.





