Da marzo, il Parco archeologico di Sepino, nel cuore del Molise, ha spalancato le sue porte al pubblico gratuitamente. Un gesto che ha portato alla luce una scoperta di grande rilievo: una domus monumentale, con ingresso sul decumano, che racconta storie di vita dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C. Un edificio antico, attraversato dal tempo, capace di mostrare continuità e trasformazioni. A sorprendere, oltre alla struttura, è il corredo ritrovato: oggetti di uso quotidiano e un raro contenitore in piombo, finemente decorato, parte di un sistema per riscaldare l’acqua. E non è tutto. Arrivano da tutta Italia e dall’Europa nuovi reperti che confermano quanto l’archeologia abbia ancora molto da svelare.
Bacoli, la villa di Dolabella: un gioiello da valorizzare ai Campi Flegrei
Tra i tanti siti dei Campi Flegrei spicca la villa marittima di Publio Cornelio Dolabella a Bacoli, dentro Villa Ferretti, una proprietà sottratta alla camorra. All’inizio di aprile si è concluso un importante lavoro di messa in sicurezza. Non una scoperta freschissima, ma il cantiere ha permesso di scoprire nuovi spazi ipogei, ampliando la conoscenza dell’area e preparando la riapertura parziale al pubblico. L’idea è trasformare la villa in un parco archeologico comunale.
Non lontano, il fenomeno del bradisismo ha fatto emergere dal Lago Fusaro un mosaico romano della villa di Quinto Ortensio Ortalo. Il ritrovamento ha già dato il via a interventi di recupero, restauro e messa in sicurezza, finanziati anche con l’Art Bonus. Sono segni di un territorio ricco ma fragile, dove la tutela è una sfida costante.
Nave romana nel lago di Neuchâtel: venti secoli sotto l’acqua
Nel lago di Neuchâtel, in Svizzera, è riaffiorato un carico di una nave romana affondata nel I secolo d.C. Era una nave mercantile, carica di anfore e recipienti per olio d’oliva provenienti dalla Spagna, oltre a vasi in ceramica. Tra il carico anche un’armatura militare, a testimoniare che la nave aveva una scorta armata a bordo. Gli scavi subacquei, condotti dall’Ufficio di archeologia cantonale, procedono con estrema cura per salvaguardare il prezioso carico.
La scoperta, fatta alla fine del 2024 e resa pubblica solo ora, promette di svelare dettagli importanti sui traffici commerciali e la produzione romana. Gli oggetti ritrovati aiutano a ricostruire rotte e infrastrutture che sostenevano l’economia dell’Impero anche nelle sue zone più lontane.
Mummie con lingua d’oro e Iliade: l’Egitto romano tra riti e culture mescolate
A circa 245 km a sud del Cairo, nella regione di Minya, una missione archeologica congiunta dell’Università di Barcellona e dell’Istituto per il Vicino Oriente Antico ha riportato alla luce sorprese insolite. In una necropoli romana sul sito di El-Bahnasa sono state trovate mummie con lingue d’oro o di rame inserite in bocca, un rito pensato per garantire ai defunti la parola davanti al tribunale di Osiride. Una pratica funeraria ricca di simboli.
Ancora più sorprendente il ritrovamento di un frammento di papiro con un passo dell’Iliade di Omero, nascosto tra le bende di una mummia. È la prima volta che l’epopea greca emerge in un contesto funerario egizio, segno di un curioso intreccio culturale tra mondi lontani. Il complesso funerario, usato tra I e III secolo d.C., riflette un sincretismo tra tradizioni egizie, greche e romane. Nel frattempo, a Tell Fir’awn nel Delta Orientale, è emerso un frammento di scultura monumentale con due figure maschili e simboli solari, probabilmente legati al faraone Ramesse II.
Laos, la Piana delle Giare: nuove tracce dai riti dell’Età del Ferro
Spostandoci in Estremo Oriente, nel centro-nord del Laos, la Piana delle Giare continua a svelare i suoi misteri. Nella provincia di Xieng Khouang si trovano migliaia di enormi giare di pietra, alcune alte fino a tre metri, la cui origine resta un enigma. Recenti scavi hanno riportato alla luce campane in rame, recipienti funerari in ceramica, denti e ossa umane legati a queste giare.
I reperti indicano pratiche funerarie secondarie: i defunti venivano sepolti altrove e poi trasferiti nelle giare, in un rito complesso. Dal 2019 l’area è patrimonio Unesco, a riconferma del suo valore culturale e archeologico. Gli studi proseguono, con la speranza di riscrivere la storia sociale dell’Asia sudorientale.





