Il 6 maggio 2024, Firenze ha perso uno dei suoi figli più originali: Paolo Masi se n’è andato a pochi giorni dal suo 93° compleanno. Non era solo un artista, ma un vero pioniere della materia. Nato nel 1933, ha attraversato decenni di rivoluzioni artistiche senza mai perdere quella fame di sperimentazione che lo ha spinto a trasformare materiali umili in opere vibranti. Negli anni Cinquanta e Sessanta, mentre molti seguivano le correnti informali, lui scavava a fondo, mettendo il materiale al centro della sua ricerca. Oggi, gallerie e istituzioni lo ricordano come un maestro che ha saputo dare nuova vita a ciò che sembrava povero, ma invece era prezioso.
Dalla pittura all’installazione: un percorso segnato dalla materia
Paolo Masi ha mosso i primi passi in un clima di sperimentazione informale, tipico degli anni Cinquanta. Nel 1960 ha tenuto la sua prima mostra personale alla Strozzina di Firenze, un segnale chiaro di una carriera in crescita e di un interesse profondo per i materiali, destinato a diventare la sua cifra. Negli anni Sessanta ha lavorato con artisti come Ugo Nannucci, Luigi Baldi e Michele Lecci, dando vita al Centro F/Uno, un gruppo che voleva aprire nuove strade estetiche e materiali.
Grazie a questo gruppo, ha iniziato a lavorare con aste di alluminio, fili, specchi e plexiglass colorato, non limitandosi più alla pittura tradizionale ma costruendo ambienti in cui il colore si espandeva nello spazio. È stata una svolta decisiva: da tele bidimensionali a installazioni capaci di esaltare luce, colore e materia.
Negli anni Settanta, con il progetto “Rilevamenti esterni-conferme interne” , realizzato tra New York e Firenze, ha usato adesivi trasparenti e materiali di uso comune come cartoni da imballaggio e tele grezze cucite insieme. Con questi elementi ha raccontato la fisicità nascosta degli oggetti più umili, trasformandoli in opere delicate e suggestive.
Collaborazioni e spazi condivisi: il fermento di una stagione creativa
Le collaborazioni con Maurizio Nannucci e Mario Mariotti sono fondamentali per capire l’impatto innovativo di Masi. Nel 1974 insieme hanno fondato “Zona“, uno spazio collettivo no profit dedicato alla sperimentazione e alla condivisione artistica. Nato per stimolare il dialogo tra creativi, “Zona” è diventato un punto di riferimento per Firenze e non solo. Nel 1998 l’esperienza si è evoluta in “Base“, continuando a promuovere un modello di lavoro collettivo e orizzontale tra artisti.
Paolo Masi ha partecipato a importanti eventi internazionali, confermando il suo ruolo di rilievo nell’arte contemporanea. Dalla Biennale di Venezia del 1978 alla Quadriennale di Roma nel 1986, ha esposto regolarmente in mostre prestigiose. I suoi lavori hanno viaggiato in musei e fondazioni di Vienna, Francoforte, Belgrado, Parigi, Milano e naturalmente Firenze, guadagnandosi l’attenzione della critica internazionale.
Le sue mostre hanno sempre messo in luce i temi chiave del suo lavoro: la trasformazione della materia, le strutture nascoste nello spazio e nel colore, la poesia del “materiale povero“. Tra le esposizioni più significative si ricordano quelle al Centre Georges Pompidou di Parigi , “Arte in Toscana 1945-2000” a Palazzo Strozzi e Palazzo Fabroni , e “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” al Museo della Permanente di Milano .
Gli ultimi anni e il lascito di un maestro della materia
Negli anni recenti, Paolo Masi non ha mai smesso di sperimentare. Nel 2018 ha celebrato la sua carriera con due personali importanti: al Museo MAGA di Gallarate con “Paolo Masi. Doppio Spazio” e alle Murate di Firenze con “Paolo Masi Qui“, dove ha presentato dodici opere monumentali site-specific.
La galleria Frittelli di Firenze è stata un punto fermo nella sua vita artistica e personale. Nel 2021 ha ospitato la mostra “Dalle mani alle mani“, raccogliendo lavori storici accanto a nuovi cartoni di grande formato, a testimonianza della coerenza della sua ricerca. Nel 2023, in occasione del suo novantesimo compleanno, la stessa galleria gli ha dedicato una personale intitolata “Paolo Masi. Opere degli anni Ottanta“, curata da Fabio Cavallucci.
A Firenze Paolo Masi è riconosciuto come una figura chiave della sperimentazione artistica del Novecento, capace di guardare il mondo con una curiosità rigorosa e senza sosta. La sua arte, che trasforma materiali umili in racconti di spazio e tempo, lo rende uno dei protagonisti indiscussi della cultura contemporanea. La sua scomparsa lascia un vuoto, ma la sua eredità continuerà a vivere nei musei e nelle collezioni che custodiscono le sue opere.





