Nel cuore di Venezia, tra calli e canali, si accende un confronto potente. Sale Docks, collettivo nato da un’occupazione nel 2007, spalanca le sue porte a Taring Padi, gruppo indonesiano attivo dal 1998, noto per il suo impegno politico e artistico. Non si tratta di una semplice esposizione d’arte: in un 2024 segnato da tensioni globali, Venezia diventa palcoscenico di un’azione concreta. “People’s Liberation” riporta al centro la forza dello striscione come strumento di protesta. Nel frattempo, sulle mura del Laboratorio Occupato Morion, cuore pulsante dei movimenti cittadini, prende vita un intervento artistico che parla di lotta e speranza.
Taring Padi: l’arte che nasce dalla lotta a Yogyakarta
Taring Padi nasce nel 1998 a Yogyakarta, in Indonesia, tra studenti e attivisti impegnati nelle riforme politiche di quegli anni. Fin da subito, arte e protesta si intrecciano: xilografie, carnevali di strada, esposizioni in spazi informali diventano la loro cifra. Il collettivo stringe legami con contadini e pescatori, costruendo reti di alleanze politiche. I loro strumenti sono chiari: grandi striscioni, poster xilografici, pupazzi di cartone, accompagnati dalla musica di Dendang Kampungan, che amplifica le voci di chi resiste. Così, Taring Padi fa dell’arte un’arma e crea solidarietà che va ben oltre i confini locali.
“People’s Liberation”: la battaglia continua dopo Documenta 15
Quando a Documenta 15, nel giugno 2022, è stato rimosso lo striscione “People’s Justice”, Taring Padi non ha mollato. Ha rilanciato il progetto trasformandolo in una piattaforma collettiva e itinerante. Tra il 2023 e il 2026, il collettivo ha realizzato nuove serie di grandi striscioni, collaborando con movimenti di quattro continenti. Questi non sono pezzi da museo, ma strumenti vivi, usati nella pratica politica e nel dialogo tra culture. A Venezia, insieme a Sale Docks, la mostra diventa un luogo di confronto su liberazione, memoria e resistenza, incrociando la storia indonesiana con le tensioni locali. L’appuntamento arriva in un momento caldo, segnato da proteste e boicottaggi legati alla Biennale di Venezia 2026, accentuando il senso di urgenza del messaggio.
Arte popolare e lotta politica: il linguaggio di Taring Padi
Taring Padi si ispira a immagini popolari indonesiane, come le figure wayang del teatro d’ombre, trasformandole in simboli di lotta. Questi segni, familiari nel loro paese, diventano strumenti per costruire alleanze e sensibilizzare direttamente chi li guarda. Marionette, linoleografie, striscioni giganti: ogni mezzo è scelto in base all’azione politica da sostenere. L’arte è un equilibrio tra tradizione e innovazione, e anche a livello internazionale l’iconografia non si adatta a caso, ma si inserisce in uno scambio culturale reale, trasformando l’arte in ponte tra mondi diversi.
Dopo la bufera di Documenta 15: riflessioni e trasformazioni
La rimozione dello striscione a Kassel ha spinto Taring Padi a fare un passo indietro e riflettere sul rapporto tra arte e politica. Il collettivo ha dialogato con organizzazioni ebraiche progressiste e si è allargato a reti come il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra e Tricontinental. Da questa fase sono nate nuove opere, come “People’s Justice No. 2: Retomar Nossa Terra”, che hanno ampliato la sensibilità politica del gruppo. L’arte torna così a essere strumento di denuncia e solidarietà, senza restare chiusa nei musei ma viva nella lotta concreta.
Venezia e l’arte che si fa comunità: il murale al Morion
Nel cuore di Venezia, il Laboratorio Morion ha accolto un murale realizzato da Taring Padi con la partecipazione attiva della comunità locale. Non si tratta solo di abbellire un muro, ma di portare i temi della mostra direttamente nella città. In una metropoli segnata da conflitti tra movimenti, istituzioni e turismo, questa azione diventa un’esperienza partecipata, che mira a trasformare lo spazio pubblico in un luogo di condivisione e resistenza. Il progetto, nato con l’Institute of Radical Imagination, mostra come arte e impegno politico possano intrecciarsi nella vita di tutti i giorni.
Organizzazione orizzontale e legami forti: la forza di un collettivo
Taring Padi funziona senza capi: è un gruppo di una diciottena di persone sparse tra Indonesia, Europa e Australia. Le decisioni si prendono insieme, spesso online, in un processo faticoso che tiene insieme idee e amicizie. Seguono il principio marxista “da ciascuno secondo le sue capacità”, con compensi uguali per tutti, senza distinzioni di età o ruolo. Il legame tra i membri va oltre il lavoro: condividono vite e impegno politico, oscillando tra anarchia e comunismo, ma sempre uniti.
L’arte come spazio di relazioni e mobilitazione
Nei rapporti con le comunità locali, Taring Padi costruisce pratiche di condivisione e co-creazione. Workshop, musica, danza e stampa diventano momenti di attivazione legati alle esigenze di chi partecipa. Un esempio è il “festival del fiume” contro l’inquinamento di un’industria tessile: più di una protesta, un rito collettivo che crea senso di appartenenza e denuncia. Così si costruiscono relazioni durevoli, basate su solidarietà e scambio, e Sale Docks diventa il luogo ideale per portare queste esperienze in Europa.
Tra autonomia e visibilità: il difficile rapporto con il mondo dell’arte
Fino al 2022, Taring Padi aveva evitato i circuiti ufficiali, partecipando raramente a eventi istituzionali come Documenta 15, la loro prima volta. L’invito di ruangrupa li ha portati su un palcoscenico globale, ma con nuove tensioni legate ai fondi e ai rapporti con le istituzioni. Il collettivo riflette costantemente su come mantenere autonomia e apertura, senza rinunciare al confronto internazionale. Il progetto a Venezia, realizzato senza finanziamenti istituzionali, è la prova di questa scelta.
Vita collettiva, conflitti e flessibilità
Dentro Taring Padi si bilanciano apertura e coerenza politica. Le tensioni nascono dall’intensità dei rapporti e dalle diverse idee. Il collettivo ha abbandonato gerarchie a favore di assemblee aperte, dove serve un largo consenso per decidere. L’ingresso di nuovi membri si basa su un coinvolgimento condiviso, non su regole rigide. Così si mantiene viva l’identità politica senza irrigidire i processi, un equilibrio difficile ma indispensabile.
Generazioni a confronto: il cambiamento dentro il gruppo
Taring Padi ha visto succedersi quattro generazioni, con figli dei fondatori oggi attivi. Il gruppo evolve, stratificando ruoli e influenze, con alcuni membri più esperti che guidano con responsabilità. L’esperienza e i valori condivisi hanno creato una sorta di famiglia estesa, capace di affrontare le sfide insieme. Questa struttura flessibile permette di adattarsi ai cambiamenti politici e culturali, mantenendo sempre al centro l’impegno collettivo e sociale dell’arte.
Un’esperienza locale con risonanza globale nel 2024
L’arrivo di Taring Padi a Venezia, in un’Europa attraversata da conflitti sociali e culturali, è molto più di un evento artistico. È un’occasione per riflettere sulle trasformazioni della società contemporanea. Il loro lavoro si intreccia con movimenti globali per i diritti, la giustizia ambientale e la resistenza contro politiche oppressive. Con Sale Docks e le comunità veneziane, il collettivo rinnova la tradizione dell’arte come strumento di aggregazione e attivazione politica. Dimostrano così che l’arte può superare i confini dei musei, diventando parte viva della vita e della lotta collettiva.





