Appena entri nel Padiglione Italia alla Biennale 2026, ti trovi davanti a figure di donne-scorpione, scolpite in creta e legno, che sembrano quasi respirare. Sono opere di Camoni, che si intrecciano con l’energia delle “minor keys” di Koyo Kouoh, un dialogo tra materia e memoria. Non è solo una mostra, ma un’esperienza che si vive a pelle, un viaggio dentro gesti antichi e nuovi, dove l’arte non si limita a mostrarsi, ma si fa sentimento palpabile. Camoni e Kouoh, con le loro voci diverse, costruiscono insieme un racconto fatto di silenzi, mani che lavorano e frammenti di natura consumati dal tempo.
Intuizione e prospettiva: un confronto vivo nel Padiglione Italia
Al centro del Padiglione Italia, le opere di Camoni si intrecciano con “minor keys” di Kouoh, un omaggio all’arte nelle sue sfumature più intime, lontana dai simboli astratti o dalle formule fredde. Qui l’arte è un modo di vivere, come diceva Carla Lonzi, che supera categorie e si avvicina all’esperienza umana.
Le figure femminili in argilla si mescolano a pezzi di natura – foglie, rami, petali – assemblati con un’attenzione quasi rituale, portando con sé il senso di una comunità e di un riconoscimento reciproco. La prospettiva rinascimentale non viene messa da parte, ma messa in dialogo con una creatività più libera, meno definita, che avvicina lo spettatore a un’idea di artigianato artistico vivo e attuale.
Tra le sculture di Camoni spicca un tronco d’albero, simbolo di trasformazione e crescita, che lega la materia viva alla dimensione umana. Il legno, con il suo lento cambiamento, somiglia a un corpo: varia di densità, si ramifica, rinnova la superficie. Le “donne tronco” sono custodi di questo movimento continuo, scolpite tra radici e rami, a testimonianza di una trasformazione che tocca profondamente cultura e arte.
Magdalena Campos Pons: l’arte che si fa vita quotidiana
Con la sua installazione in “minor keys”, Magdalena Campos Pons propone un gesto semplice ma carico di significato: distribuire mazzi di magnolie tra le immagini di Toni Morrison e Koyo Kouoh. Un atto che unisce commemorazione e vita, trasformando il fiore in un ponte tra passato, presente e futuro.
L’arte diventa così qualcosa di familiare, come un vaso di matite o le bacchette poggiate sul tavolo. Da qui nasce l’idea che l’arte la fa chiunque, ma ognuno la modella a modo suo. Campos Pons va oltre il domestico e porta lo spettatore in uno spazio dove ogni oggetto è scultura e ogni gesto diventa rituale collettivo.
La performance al Teatro delle Tese, a pochi passi dal Padiglione, conferma tutto questo. Campos Pons indossa un abito che la trasforma in una statua astratta in movimento, accompagnata dalla musica di Kamal Malak. L’energia che sprigiona attraversa la sala e si chiude con le parole di Kouoh: «credo nell’energia che non finisce con la morte».
Un’idea di arte che si estende oltre il tempo e lo spazio, dalla pittura antica come l’Assunta di Tiziano fino alla vita quotidiana di oggi. Una linea sottile tra spirito e materia che si dissolve, lasciando l’arte libera di abitare case, chiese e musei senza confini.
Materiali naturali e artigianato: riscrivere il senso dell’arte oggi
La mostra dedica un posto di rilievo ai materiali naturali e all’artigianato, non solo come omaggio alle radici dell’arte manuale, ma come segno di un cambiamento culturale attuale. Legno, creta, foglie diventano parte di opere in cui la manualità è pratica creativa e linguaggio espressivo.
Questo modo di fare arte riporta l’attenzione al corpo, al tatto, al contatto diretto con la materia. Un’esperienza che cambia il modo di vedere l’arte, non più solo come prodotto ideologico o concettuale, ma come frutto di un processo vivo e sensoriale.
Il lavoro di Camoni mette in primo piano la figura femminile, simbolo di una nuova sensibilità che nasce dal corpo vissuto. Le sue donne-tronco rappresentano identità fluide, aperte a contaminazioni e incontri, proprio come accade nella società e nell’arte di oggi.
Parallelamente, Kouoh sottolinea l’intreccio tra memoria personale e collettiva, racconti individuali che si uniscono in una storia più ampia, in cui l’artista diventa portavoce di una narrazione condivisa e in continuo divenire.
Arte ed energia: un filo che non si spezza alla Biennale 2026
Il Padiglione Italia di Camoni e la mostra di Kouoh alla Biennale di Venezia 2026 mostrano una tensione costante tra radici e innovazione, tra racconto e gesto. Entrambi i progetti sfidano la visione tradizionale dell’arte, aprendo lo sguardo a una dimensione più intima e umana della creazione.
Dalle sculture femminili fatte di materia viva al rito dei fiori di Campos Pons emerge l’immagine di un’arte che vive nel tempo, un’energia capace di trasformarsi e resistere. Le parole di Kouoh alla fine della performance risuonano nella mente: «credo nell’energia che non finisce con la morte». Un invito a vedere l’arte come presenza viva, sempre pronta a rinnovarsi dentro e fuori di noi.
In un momento in cui la pandemia ha cambiato anche il modo di sentire la presenza, il dialogo tra forme, materiali e persone alla Biennale diventa più necessario che mai. L’arte si conferma come spazio di relazione e cambiamento, dove ogni gesto e ogni figura femminile modellata in creta o legno non sono solo forme, ma testimoni di una vitalità che non si ferma.





