Nel cuore della Ca’ Granda, un edificio che ha segnato la storia milanese ben oltre la sua funzione ospedaliera, si cela un patrimonio unico: la Quadreria dei Benefattori. Qui, ritratti di uomini e donne – alcuni celebri, altri dimenticati dal tempo – raccontano storie di generosità e impegno. Ogni quadro è una finestra su un passato fatto di volti che hanno plasmato, con il loro sostegno, la crescita di un’istituzione e, insieme, di tutta la città. Arte e mecenatismo si intrecciano in un racconto silenzioso, ma potente, che parla di Milano attraverso chi l’ha aiutata a diventare ciò che è oggi.
Quattro secoli di storia milanese racchiusi in una collezione
La Quadreria conta circa mille dipinti, realizzati dal Seicento fino a tempi molto recenti, addirittura fino al 2025. Questi ritratti venivano commissionati in cambio di donazioni ingenti all’ospedale, coinvolgendo artisti di grande rilievo, dalla stagione barocca fino ai protagonisti del Novecento. Non ci sono solo dipinti: nella collezione ci sono anche busti in marmo, antichi strumenti medici e uno stendardo processionale disegnato da Gio Ponti, prima che diventasse famoso per il grattacielo Pirelli. Quel gonfalone, ricamato con oro, argento e pietre preziose, è dedicato alla Madonna dell’Annunciazione, protettrice dell’ospedale.
Il museo, aperto nel 2019 in via Francesco Sforza a Milano, conserva molte opere in un caveau visitabile solo su prenotazione. Al pubblico sono invece accessibili ventitré ritratti e altri oggetti, accompagnati dalle spiegazioni di guide e volontari del Touring Club. Nonostante il valore della collezione, i visitatori sono ancora pochi, intorno a seimila all’anno, un numero che sottolinea quanto questo patrimonio meriti più attenzione e valorizzazione. La storia della Ca’ Granda, fondata nel 1456 per volontà del duca Francesco Sforza, è da sempre legata all’assistenza ai più poveri e alla carità pubblica, valori che si riflettono nelle storie dei finanziatori rappresentati nelle opere.
Il ritratto come ringraziamento e segno di prestigio
Già dal 1602 la Ca’ Granda usava l’arte per riconoscere i benefattori e stimolare nuove donazioni. Il consiglio dell’ospedale aveva stabilito che chi dava una somma consistente avrebbe avuto un ritratto ufficiale. Nel tempo, la soglia minima per ottenere questo riconoscimento è cambiata, adeguandosi all’inflazione e ai mutamenti monetari, ma il sistema è rimasto sostanzialmente lo stesso. Nel XIX secolo, chi donava almeno 40mila lire riceveva un ritratto a mezza figura; chi superava gli 80mila, una tela a figura intera, di dimensioni importanti. Nel Novecento, la cifra si stabilizzò intorno a un miliardo di lire, cioè circa 250mila euro di oggi.
Questi ritratti sono un mix di gratitudine ufficiale e voglia di mettersi in mostra, un segno tipico della cultura milanese legata alla beneficenza. Negli ultimi anni la tradizione è proseguita, ma con una novità: le opere più recenti sono affidate a giovani artisti emergenti dell’Accademia di Brera, un modo per sostenere nuove leve e tenere vivo il legame tra mecenatismo e arte contemporanea.
Artisti e storie dietro i volti della Quadreria
Tra i pittori più noti che hanno lavorato per la Quadreria ci sono Filippo Abbiati, autore del ritratto più antico esposto, datato 1677, che ritrae il commerciante d’oro Filippo Pierogalli. Ci sono poi nomi come Angelo Morbelli, Angelo Inganni, Carlo Carrà e Mario Sironi. Quest’ultimo realizzò nel 1933 il ritratto del banchiere Carlo Carvaglio. La modernità dello stile espressionista sintetico fece però storcere il naso ai rappresentanti dell’ospedale: la figlia del benefattore disse che il quadro era troppo sommario e non rispecchiava la dolcezza del padre. Nonostante le critiche, il dipinto fu accettato, segnando un passaggio importante verso forme più moderne in un contesto tradizionale.
Un altro episodio curioso riguarda il ritratto di Cesare Fantelli, dipinto da Eleuterio Pagliano nel 1875. La prima versione, molto realistica e poco formale, mostrava Fantelli senza cappello e con abiti da lavoro, mentre teneva in mano un fiasco. La committenza, abituata a ritratti più istituzionali, scartò quel quadro e ne ordinò uno più convenzionale, con abito scuro e posa solenne. Questi episodi raccontano il rapporto spesso difficile tra gusto artistico e aspettative sociali, e mostrano come sia cambiata la percezione di cosa debba essere un ritratto di benefattore.
Volti e doni che raccontano Milano tra passato e presente
I ritratti della Quadreria non sono solo immagini, ma storie di impegno civile, culturale, militare e femminile. Giovanni Battista Birago, ufficiale dell’esercito austriaco, fu ritratto da Hayez; Giulia Lucini Colombani, vedova e erede di una parte del patrimonio del Corriere della Sera, scelse la Ca’ Granda come beneficiaria del suo lascito, dimostrando un legame forte con l’ospedale. Ci sono anche medici famosi, come il tisiologo Umberto Carpi, immortalato insieme ai fratelli e agli strumenti medici che testimoniano l’evoluzione scientifica dell’istituto.
Tra le tele, Angelo Inganni ritrae Giuseppe Colli, giurista che contribuì con un lascito; Carlo Carrà dipinse Giovanni Ballerio, tenente medico morto nel 1917 durante la Grande Guerra, la cui famiglia onorò la memoria con una donazione. Angelo Morbelli, con la sua attenzione ai dettagli, racconta personaggi come Odoardo Fano, ragioniere e garibaldino.
Un museo che unisce arte e memoria nella cripta delle Cinque Giornate
Il percorso museale si chiude in un luogo carico di storia: la cripta della chiesa dell’Annunciazione. Qui riposavano i milanesi caduti durante le Cinque Giornate del 1848, simbolo della resistenza contro l’occupazione austriaca. Anche dopo che le spoglie furono trasferite in un monumento pubblico progettato da Giuseppe Grandi, la cripta conserva iscrizioni emozionanti, intrise di retorica patriottica, che ricordano il sacrificio di chi lottò per la libertà di Milano.
In questo spazio, arte, storia e memoria si intrecciano. Il museo non è solo una raccolta di dipinti, ma un viaggio attraverso le vicende sociali e culturali della città. È una testimonianza dell’evoluzione della carità pubblica e del ruolo della Ca’ Granda nella vita di Milano. Il lavoro di restauratori e studiosi continua a portare alla luce dettagli che aiutano a definire l’identità di questa collezione unica, ancora poco conosciuta ma di valore inestimabile, sia dal punto di vista documentario sia artistico.