Addio a Luca Sivelli, artista e metà del duo Moio&Sivelli: il toccante ricordo di Luigi Moio

Il 15 maggio 2026 se ne è andato Luca Sivelli, lasciando un vuoto nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Nato a Napoli nel 1974, non era soltanto un artista, ma un compagno di viaggio di Luigi Moio, con cui ha costruito un legame che ha superato confini geografici e personali. Dalla Napoli delle origini, passando per Granada e soprattutto Londra, fino al ritorno in Italia e agli impegni accademici, la loro storia è fatta di oltre vent’anni di sperimentazioni e scoperte. Dietro ogni opera, ogni performance, si nascondeva un’amicizia profonda, un’intesa che sembrava essersi radicata ben prima del loro primo incontro.

Napoli, dove tutto ha avuto inizio: un’intesa fuori dal comune

Luca e Luigi si conoscono da bambini, con legami familiari che li hanno uniti fin da subito. Le loro famiglie si frequentavano in Costiera Amalfitana, e il loro primo incontro risale all’estate in cui Luca aveva sei anni e Luigi cinque. Da allora, nonostante qualche distanza fisica, il loro rapporto è sempre rimasto saldo. Entrambi hanno scelto di studiare arti visive, seppur in istituti diversi — Luca all’istituto d’arte, Luigi al liceo artistico — segnando così l’inizio di un percorso parallelo, alimentato da una voglia di condivisione e da una complicità unica.

Non era solo amicizia, ma qualcosa di più profondo, un’intesa che faceva sentire a casa anche lontano. Luigi ricorda bene quegli anni in cui saltava le lezioni per seguire Luca, un segno concreto di quanto il loro legame fosse speciale. È proprio a Napoli che nasce il duo Moio&Sivelli, un connubio destinato a lasciare il segno nell’arte contemporanea.

Da Napoli a Londra: anni di formazione e consacrazione

Dopo l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove sono stati sia studenti sia poi insegnanti, entrambi sentivano il bisogno di allargare gli orizzonti. Nel 1996 l’Erasmus a Granada è stata una tappa fondamentale, una finestra aperta su nuovi mondi culturali.

L’anno dopo, nel 1997, si trasferiscono a Londra. La città offre loro stimoli nuovi e un palcoscenico dove far crescere la loro arte. Vivere negli squat londinesi, case occupate dalla scena underground, li immerge in un ambiente alternativo, fatto di artisti anticonformisti e performer audaci. Qui incontrano Maus, una performer erotica le cui provocazioni hanno lasciato una traccia indelebile nelle loro opere. La vitalità e la follia della scena londinese li spingono a dare vita a un lavoro provocatorio e vibrante, destinato a caratterizzare la loro produzione.

Moio&Sivelli: ironia, corpi e provocazione come linguaggio

Il percorso artistico di Luca e Luigi è un mix di video, performance, fotografia e installazioni. Le loro opere non sono mai passive: coinvolgono chi guarda, lo mettono davanti a situazioni ambigue ed erotiche, scuotendo le sue certezze.

Tra i lavori più noti c’è “Naked Lunch”, presentata al Museo Madre di Napoli nel 2010. Una performance che mette il pubblico alla mercé di gesti ironici e seduttivi, sempre con un filo sottile di provocazione. Il duo trasforma queste esperienze in riflessioni sul desiderio, il piacere e la mercificazione del corpo, mantenendo sempre una critica acuta dietro il gioco e l’apparente leggerezza.

Un’altra opera importante è “Cappella Privata”, video installazione per Palazzo Reale a Milano, che affronta temi delicati come omosessualità e maternità con uno sguardo che sfida gli stereotipi. Il loro linguaggio è sempre raffinato e tagliente; l’uso del silicone diventa una metafora della fragilità del desiderio e della vita, trattenuta nell’arte.

Gli ultimi anni di Luca Sivelli: una nuova direzione tra natura e società

Dopo la fine del sodalizio con Luigi, Luca si concentra su un percorso personale, esplorando temi legati all’ambiente e alla natura. Un esempio è la mostra “Nice People Nice Party” al BoCs Art Museum, un lavoro nato dall’osservazione di una colonia di pesci in acquario, che mette a confronto comportamenti animali e dinamiche sociali umane.

Il suo sguardo resta sempre lucido e intenso, frutto di una ricerca personale che spinge al limite le emozioni e le esperienze. La sua vita, fatta di passioni forti e di una continua tensione tra estasi e tormento, si riflette nella sua arte, segnata da una sensibilità acuta e da una battaglia contro ogni appiattimento emotivo.

La casa di San Felice a Cancello, immersa nella campagna, era per lui un rifugio e un deposito di ricordi, un luogo dove caos e malinconia si mescolavano in un equilibrio fragile.

Il ricordo di Luigi Moio: amore, cura e un legame indissolubile

Negli ultimi mesi di Luca, Luigi è stato al suo fianco con dedizione totale, assistendolo durante un lungo ricovero e prendendosi cura di lui fino alla fine. La loro relazione, umana e artistica, si è fusa in modo profondo, e Luigi ha cercato di restare la voce sincera e presente mentre Luca affrontava il suo declino.

Attraverso parole e gesti silenziosi, Luigi ha mantenuto un dialogo intimo con Luca. L’ultima loro comunicazione — un saluto con la mano e un gesto verso l’alto — resta un’immagine potente di un legame unico e indissolubile.

Luca viene ricordato come una presenza intensa, capace di catturare con la sua ironia tagliente e la sua energia fuori dal comune, capace di trasformare fragilità e dolore in arte e vita condivisa.

Un’eredità che vive nei cuori e negli spazi dell’arte

Luca Sivelli resta nella memoria come un artista che non ha mai accettato compromessi, sempre pronto a spingere oltre i limiti dell’ordinario, nel lavoro come nella vita. Il suo lascito, attraverso le opere del duo Moio&Sivelli e quelle nate dalla sua esperienza personale, sottolinea l’importanza di una visione libera, senza filtri né censure.

Le sue ultime parole agli amici, cariche di speranza e voglia di continuare a creare, sono oggi un invito a osare ancora, a trasformare la vita in arte anche quando il confine tra sogno e realtà sembra sottile. Negli ambienti culturali italiani e oltre, il nome di Luca Sivelli resta legato a un fermento creativo che ha attraversato decenni e continenti, lasciando una traccia profonda nell’arte contemporanea.

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