Apre una porta chiusa da anni, e con essa si accende una nuova energia nel centro storico di Carrara. Al civico 9 di via Santa Maria, “Arte Abitata” ha preso vita lo scorso aprile. Non è solo il recupero di un locale abbandonato: è un segnale forte contro lo svuotamento sociale e culturale che da tempo minaccia la città. Le vetrine spente, un tempo testimoni del declino, si trasformano ora in un laboratorio pulsante di eventi e creatività. Il quartiere, un tempo silenzioso, torna a respirare, diventando un crocevia di incontri e riflessioni. Non un’occasione isolata, ma l’inizio di un percorso che vuole restituire vita e identità a un cuore urbano troppo a lungo dimenticato.
Quando pubblico e cultura si mettono insieme per far rivivere la città
“Arte Abitata” nasce dall’intesa tra il Comune di Carrara e ERP Massa-Carrara, che hanno lanciato un bando per trovare proposte capaci di animare uno spazio pubblico inutilizzato. L’obiettivo è semplice e chiaro: usare la cultura per riportare vita e frequentazione in un luogo abbandonato. L’immobile scelto, un fondo al piano terra, si trasforma così in un contenitore di iniziative diverse, che spaziano dalle arti visive alla riflessione sul territorio, fino ad attività dedicate al benessere. Un mix pensato per restituire vitalità a un angolo del centro storico a rischio isolamento, con una nuova idea di presidio culturale inserito nella vita di tutti i giorni.
La programmazione è lunga e ambiziosa: da aprile fino a dicembre 2026 si alterneranno progetti diversi, ognuno con la sua specificità. Non si tratta di una mostra o di un evento isolato, ma di un percorso che vuole abituare le persone a tornare a frequentare, discutere, partecipare e vivere questo spazio. Tra le proposte ci sono artisti e realtà culturali diverse, a dimostrazione di una pluralità di sguardi e forme creative che fanno da motore alla rigenerazione urbana.
Dalla prima mostra alle identità artistiche di oggi
L’inaugurazione è avvenuta sabato 4 aprile con “America rovesciata”, una mostra che ha portato a Carrara il muralismo latinoamericano attraverso le opere di Jorge Romeo. Le sue sculture, realizzate con materiali simbolici come marmo, ferro e legno, dialogano con il patrimonio locale, mettendo in luce legami tra tradizione e una visione artistica contemporanea e globale. A completare il quadro, le pitture del cileno Hector Carrasco, che affrontano temi politici e identitari, intrecciando storie e punti di vista diversi.
Questa partenza ha dato il tono a un programma ricco e variegato. Gaia Pivac, per esempio, propone una “mostra im-personale” che riflette sul ruolo dell’artista, sfidando l’idea classica dell’autore. Altri, come Margherita Silvestri e Bernardo Pezzica, lavorano insieme su ricerche cromatiche, dando vita a un dialogo fatto di forme e colori.
Il percorso prosegue con pratiche partecipative firmate dal collettivo di Barbara Poggetti e affronta temi di radici culturali e crescita personale con Mariama Diakhate Sokhna. Ogni progetto si propone come un’esperienza che unisce arte e dimensione sociale, avvicinando la comunità e creando nuove relazioni con lo spazio urbano.
Cultura, benessere e paesaggi interiori: un programma a tutto tondo
Non mancano interventi che intrecciano arte e benessere. Benedetta Salutini, per esempio, lavora su percorsi che uniscono queste due dimensioni. Parallelamente, Gunel Rzayeva e Natalia Gudovich si concentrano sul paesaggio interiore, esplorando percezioni intime e la luce come metafora dell’esperienza umana.
Così il programma si allarga, includendo non solo forme artistiche tradizionali, ma anche riflessioni più intime e personali, capaci di parlare al pubblico in modo diretto e vario. L’arte diventa così strumento per riflettere sia sul piano pubblico sia su quello privato.
Tra le tappe più significative c’è “Atelier Abitato”, curato da Ilaria Vescovo, che trasforma il quartiere stesso in soggetto del disegno, indagandone il tessuto urbano e la capacità di raccontare storie. Infine, Giovanni Giannarelli torna al marmo, simbolo di Carrara, ma lo usa per creare atmosfere rarefatte, sospese tra silenzio e immagini quasi lunari.
Un laboratorio culturale per ridare vita a Carrara
“Arte Abitata” fa parte di un più ampio progetto di rigenerazione urbana, il C/ART Urban Lab, pensato per ridare vita a spazi periferici o inutilizzati con una rete di interventi culturali. L’idea non è solo mettere a disposizione immobili sfitti per l’abitare, ma creare nuovi poli culturali che diventino punti di riferimento dentro la città.
L’assessora alla Cultura di Carrara, Gea Dazzi, ha ribadito che questa è solo la prima tappa di un percorso più ampio, volto a “riaccendere le luci” in spazi dimenticati o poco frequentati. La forza del progetto sta nella sua natura dinamica: non è un evento isolato, ma una serie di azioni che vogliono rafforzare il legame tra luogo e comunità.
Con attività che si susseguiranno fino a fine anno, “Arte Abitata” punta a coinvolgere pubblici diversi e a creare un nuovo ecosistema culturale nel cuore di Carrara. Un esperimento concreto su come l’arte e la cultura possano essere strumenti di rigenerazione, capaci di restituire valore a un patrimonio immobiliare e sociale finora poco sfruttato.





