A Roma un ex garage diventa galleria: la collezione d’arte femminile che riscrive la fotografia italiana

Per decenni, la fotografia italiana ha parlato soprattutto con una voce maschile, lasciando in secondo piano le storie catturate dagli obiettivi di donne fotografe. Donata Pizzi, fotografa e archivista, ha cambiato questa narrazione. Dal 2014 ha cominciato a raccogliere immagini che raccontano il Paese da prospettive nuove, legate a cambiamenti sociali e culturali. Oggi quella raccolta non è più solo un progetto: è una collezione solida, in crescita, che ha finalmente trovato casa a Roma, dopo anni di esposizioni tra musei e gallerie europee.

Donata Pizzi e la sfida di dare voce alle fotografe italiane

Il progetto di Donata Pizzi nasce da un’idea semplice ma rivoluzionaria: raccontare la fotografia italiana attraverso le voci femminili, troppo spesso trascurate. Dal 2014 ha radunato centinaia di opere di donne che dagli anni Sessanta a oggi hanno documentato l’Italia nei suoi mutamenti culturali, politici e sociali. La collezione ha già girato istituzioni di prestigio come la Triennale di Milano, il Palazzo delle Esposizioni di Roma e il Museo di Santa Giulia a Brescia.

Negli ultimi dieci anni questa raccolta ha viaggiato in Europa, toccando luoghi importanti come il Fotografie Forum di Francoforte, il Castello Campori di Soliera e il Fotogalleriet di Oslo. In ogni tappa, ha portato alla luce storie di artiste spesso invisibili, ha restituito valore a pratiche fotografiche poco conosciute e ha creato un dialogo vivo tra passato e presente.

Finalmente, da gennaio 2026, la collezione ha una sede fissa a Roma, in un ex garage di Via di Sant’Ippolito, nel quartiere Nomentano. L’architetto Luigi Filetici ha trasformato lo spazio, prima anonimo e tecnico, in un ambiente dedicato alla ricerca e all’esposizione, capace di coinvolgere il visitatore senza rinunciare al rispetto per l’architettura originaria.

Oltre trecento opere per raccontare la società italiana al femminile

La Collezione Donata Pizzi attraversa più di cinquant’anni di fotografia femminile, offrendo uno sguardo ricco e complesso sulla storia italiana. Si parte dalle pioniere degli anni Sessanta e Settanta, come Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Carla Cerati e Paola Agosti, tutte con uno sguardo documentaristico e attento alla realtà sociale.

Nel tempo si sono aggiunte artiste più recenti, da Silvia Camporesi a Moira Ricci, da Silvia Rosi a Giulia Parlato e Alba Zari, che hanno portato nuovi linguaggi, dall’indagine personale a sperimentazioni più concettuali. Le oltre trecento opere della collezione coprono un ventaglio vasto: dal reportage sociale alle storie autobiografiche, fino alle pratiche più sperimentali.

Questo archivio permette di osservare un’Italia in continuo cambiamento, toccando temi come i rapporti di genere, la memoria collettiva, l’identità e le tensioni culturali. Fin dall’inizio, la collezione si è rivelata un punto di riferimento prezioso per studiosi e appassionati, dando luce a una parte di storia finora poco conosciuta.

Le protagoniste della collezione: una nuova mappa della fotografia femminile

Tra i nomi che emergono spiccano fotografe che hanno lasciato un segno nell’arte italiana contemporanea. Oltre alle pioniere, ci sono Eleonora Agostini, Meris Angioletti, Pippa Bacca, Marina Ballo Charmet, Liliana Barchiesi, Betty Bee, Silvia Bigi, Giovanna Borgese, Georgiana Brogna Sonnino: tutte voci vive che riflettono le tendenze artistiche e sociali del nostro Paese.

La collezione include anche gruppi come il Gruppo del Mercoledì, che negli anni Settanta ha portato innovazione, con nomi come Bundi Alberti, Diane Bond, Mercedes Cuman, Adriana Monti, Paola Mattioli e Silvia Truppi. Insieme, queste artiste coprono un ampio spettro di stili e temi, mostrando la pluralità di sensibilità che ha attraversato la fotografia italiana dagli anni ’60 a oggi.

Grazie a questa attenzione, è stata disegnata una nuova mappa della fotografia femminile italiana, che mette in luce sia nomi noti sia voci meno conosciute ma altrettanto importanti. La collezione cresce costantemente, con nuove acquisizioni e ricerche sempre aggiornate.

I Quaderni: uno sguardo più profondo sul patrimonio fotografico

La Collezione Donata Pizzi non si limita a raccogliere immagini, ma accompagna l’archivio con un progetto editoriale di approfondimento. Così nasce la collana Quaderni, una serie di pubblicazioni che esplorano il lavoro delle fotografe italiane da angolazioni diverse, affrontando temi specifici scelti dal team curatoriale.

Il primo volume, realizzato in collaborazione con il FOTODOK di Utrecht, si concentra sul re-enactment, una tecnica fotografica che ha preso piede negli ultimi decenni. Attraverso la rievocazione di eventi, questa pratica indaga memoria e storia, mettendo in discussione il rapporto tra immagine e realtà.

Il libro raccoglie interviste, materiali di ricerca e un solido apparato critico curato da studiosi come Daniele De Luigi e Jorne Vriens. Completa il volume una serie di contributi di Steve Bisson, Alessandra Capodacqua, Daria Tuminas e Lisanne Van Happen, insieme a opere di artiste contemporanee come Marilisa Cosello, Moira Ricci, Pippilotta Yerna e Mariken Wessels. Un approccio a più voci che aiuta a capire non solo il risultato finale, ma anche il processo creativo dietro le opere.

Un nuovo spazio per la fotografia femminile nel cuore di Roma

La sede stabile della Collezione Donata Pizzi è ormai un punto di riferimento per la fotografia italiana, sia storica che contemporanea. A Roma, in Via di Sant’Ippolito nel quartiere Nomentano, un ex garage è diventato uno spazio dedicato all’arte e alla ricerca.

Il progetto di Luigi Filetici ha saputo conservare l’identità dello spazio originale, garantendo ambienti funzionali e accoglienti per il pubblico e per gli studiosi. Le sale espositive valorizzano le opere, offrendo anche spazi per eventi, workshop e attività didattiche.

Stare a Roma significa dare più visibilità alle fotografe italiane e creare un dialogo costante con altre realtà culturali della città e del Paese. La collezione si conferma così tra i progetti più importanti nel panorama artistico italiano del 2026.

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