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Elisa Montessori a Roma: mostra antologica tra sculture, disegni e installazioni uniche

Un grande ramo di pino, una scultura che sembra quasi respirare, quadri che sfidano il tempo: tutto questo e altro ancora prende forma nelle mani di Elisa Montessori. Nata a Genova nel 1931, l’artista non ha mai smesso di esplorare, sperimentare, spingere oltre i confini della creatività. Ora, a quasi novant’anni, continua a sorprendere con opere che parlano di movimento e trasformazione. Alla galleria Monitor di Roma, la mostra 50×35 celebra dieci anni di un’intensa collaborazione, un viaggio artistico dal 2014 al 2026 dove ogni pezzo riflette una ricerca incessante e una libertà di espressione senza compromessi.

Una sperimentatrice instancabile oltre i novant’anni

La galleria Monitor ha allestito una mostra che mette in luce la cifra stilistica di Elisa Montessori, un’artista sempre in movimento. Appena entri, si capisce subito che la sua ricerca non si ferma davanti a nessun mezzo o tecnica. Montessori usa materiali tradizionali, certo, ma anche quelli meno scontati, piegandoli a un linguaggio visivo del tutto personale. Per lei l’arte è una necessità, un gesto naturale come respirare o restare svegli. Non stupisce quindi che le sue opere portino con sé suggestioni che vanno dalle radici della cultura occidentale fino a influenze orientali, soprattutto cinesi, con cui ha un legame profondo.

Al MUCIV di Roma, la sua “montagna interiore” si fa ancora più chiara: cultura e istinto naturale si intrecciano. Segno e natura sono le due direttrici del suo lavoro. Nel suo percorso creativo, Montessori attraversa forme, immagini, scrittura, senza mai perdere coerenza o precisione. Anche se il suo approccio sembra istintivo, nessuna opera è casuale o dispersiva. Ogni pezzo mantiene il rigore di chi conosce a fondo il proprio linguaggio e il mezzo espressivo, trovando un equilibrio perfetto tra complessità e chiarezza.

Segno e natura: la poetica in continua trasformazione

La mostra copre un arco temporale che va dal 2014 al 2026 e mette in scena quella che la gallerista Paola Capata chiama una “scrittura libera”: un ritmo spontaneo e vivace tra colori e segni. Tra gli elementi più significativi spicca un grande ramo di pino, simbolo del legame profondo di Montessori con la natura. L’installazione site-specific Il segno sul muro affianca a questo ramo una poesia di Virginia Woolf scritta proprio “all’ombra” del ramo stesso, dando vita a un dialogo raffinato e intenso.

Il progetto si allarga nella serie Il segno sul muro #1-14, realizzata nel 2026: qui il segno delicato si intreccia con il colore, creando un ecosistema vibrante e colorato. Altre sale ospitano quattro opere del 2024 ispirate ai Tropismi del 1973, che rappresentano una rara presenza della fotografia nel lavoro di Montessori. Scatti del 1976 mostrano dettagli di natura domestica, come un cespuglio, che dialogano con superfici colorate ad aerografo su stencil, mescolando memoria visiva e sperimentazione cromatica.

Accanto a queste, la serie Parafrasi della Natura del 2024 riprende lavori degli anni Settanta e del primo decennio del nuovo millennio, incorporando plastiche trasparenti un tempo usate per avvolgere fiori e libri. Questi materiali si trasformano con rapide pennellate di inchiostro nero in paesaggi sospesi tra realismo e astrazione, portando al centro della scena il confronto tra natura e artificio, tema chiave dell’ultima fase creativa di Montessori.

Ceramiche rare e tecnica versatile: un universo variegato

Tra le curiosità della mostra ci sono alcune ceramiche, pochi pezzi nella vasta produzione dell’artista. Alcune sono nate dalla collaborazione con il ceramista Riccardo Monachesi. Pneuma, una scultura del 2014 modellata da Monachesi e dipinta da Montessori, ne è un esempio: le iniziali di entrambi sono ben visibili alla base, simbolo di un lavoro fatto in sintonia e rispetto reciproco.

Altre ceramiche, definite da Montessori “necessarie”, sono invece oggetti acquistati e usati come supporto per la pittura. Opere come Senza Titolo e Giardino raccontano questo processo, dove conta più la contaminazione tra forma e gesto pittorico che la manifattura in sé. La ceramica diventa così un terreno di gioco per stimolare la fantasia e superare i limiti delle superfici tradizionali.

Tecnica mista e grandi formati: un respiro ampio e articolato

Nel 2018 Montessori presenta Lungotevere #2, una grande composizione in tecnica mista su tela lunga tre metri. Qui si concentrano molti elementi tipici della sua ricerca: segni neri, colori delicati, motivi vegetali stilizzati, strisce di carta che richiamano texture e scritture. Il risultato è un’opera complessa e ricca, che racconta il suo lavoro con chiarezza.

In questo pezzo emerge bene il motivo per cui Montessori è stata definita “regina della tecnica mista”, come ricorda la gallerista Paola Capata. Non si tratta solo di segno e materia, ma dell’armonia che nasce dalla sovrapposizione di strati diversi, frutto di un approccio rigoroso ma libero allo stesso tempo. Anche il libro d’artista 50×35, presente in mostra, riassume questo metodo e le tematiche di un’artista che continua a esplorare nuovi territori visivi pur restando fedele a se stessa.

Le opere di questa mostra non solo testimoniano la vitalità di un percorso lungo più di mezzo secolo, ma raccontano una figura che ancora mette alla prova forme, materiali e tecniche. A Roma, fino al 17 luglio 2026, 50×35 è un’occasione preziosa per entrare nel mondo complesso e affascinante di Elisa Montessori.

Redazione

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