Villa Badoèr, a Fratta Polesine, sembra sospesa in un tempo tutto suo. Passeggiando tra le sue stanze, la mostra “Fare scena” prende vita, trasformando lo spazio in un palcoscenico dove si celebra Paolino Libralato. Nato a Noale nel 1958, Libralato non è stato solo uno scenografo: ha plasmato mondi per il teatro e la lirica, lavorando con La Scala di Milano, il New National Theatre di Tokyo, l’Opéra di Parigi. Qui, tra bozzetti, modelli e materiali, si percepisce il lavoro meticoloso che fonde arte e mestiere. La mostra non racconta solo una carriera, ma svela l’incanto nascosto dietro ogni sipario, quel gioco di luce e ombra che dà forma alle emozioni sul palco.
Scenografia: un mestiere tra arte, mani e cuore
Quando Libralato parla di scenografia, non si limita a spiegare come si assemblano materiali o si riproducono bozzetti. Per lui è una fusione sottile tra arte e artigianato, tra anima e mani. “È un antico dialogo tra arte e artigianato”, dice. Non basta fare una copia perfetta: senza spirito si rischia di creare solo immagini vuote. Le idee devono respirare nella sua creatività per trasformarsi in qualcosa di vivo sul palco.
Dietro ogni progetto c’è un confronto continuo con altre persone, con le loro storie e poetiche. Libralato racconta di come ogni committente gli affidi un sogno, e a lui spetti il compito di farlo diventare realtà nello spazio scenico. Il percorso è spesso tortuoso, pieno di ostacoli e soluzioni trovate con ingegno. Il gesto creativo non è mai casuale, ma un atto vivo che dà energia e personalità alla scena.
Sa bene che tutte le sue scenografie sono destinate a sparire dopo lo spettacolo. “È un giocattolo con una vita breve, che nasce e muore”, commenta. Ma questo non lo rattrista: sottolinea invece l’intensità di quel momento unico in cui ogni elemento ha il suo spazio di gloria.
Copiare per imparare: un viaggio dentro i capolavori
Uno degli aspetti più affascinanti del suo lavoro è il rapporto con la copia delle opere d’arte classiche. Per Libralato, copiare non è mai un gesto meccanico o sterile, ma un’immersione profonda nel tempo e nello spirito di chi ha creato l’opera. Riprodurre un dipinto di Canaletto o Mantegna significa immaginare storie, contesti, atmosfere, quasi entrare nei loro gesti e scelte.
Questo metodo è anche una palestra tecnica: un modo per ampliare il proprio “alfabeto” artistico. A scuola la copia veniva vista come un passaggio da superare, ma lui ha trovato in quel lavoro la chiave per affinare il segno e arricchire la sensibilità. Ogni dettaglio diventa un piccolo scrigno di poesia: per ottenere un blu o un grigio perfetto servono più passaggi e sfumature, osservati con cura e amore.
Anche se la tecnologia offre strumenti sempre più veloci e sofisticati, Libralato mette in guardia dalla fretta che spesso ne deriva. La manualità resta un valore prezioso, capace di dare profondità e tempo al gesto creativo.
Scenografia oggi: tra digitale e anima del progetto
Nel mondo contemporaneo, Libralato si confronta spesso con bozzetti fatti al computer. La sua sensibilità mette in luce un problema: molti rendering appaiono poveri di idee, privi di quella “storia” che solo un disegno a mano sa raccontare.
Nonostante questo, non boccia i disegni digitali a priori. Quando un progetto sembra debole, lui interviene con il suo sguardo critico e il suo lavoro per rinforzarlo, aggiungendo un tocco di emozione e autenticità. Per lui serve dialogare con chi li propone, trasformando quei modelli visivi in narrazioni con senso.
Questa sfida racconta un mondo in cambiamento. La scenografia resta un terreno di collaborazione e mediazione, dove la vera differenza la fa la capacità di infondere “anima” a forme e colori che altrimenti rischiano di sembrare freddi.
Tra natura e architettura: la ricerca estetica di Libralato
Tra i soggetti che Libralato ama di più ci sono i paesaggi. Realizzare alberi, corteccia contorta, “creme” di natura espressionista è per lui un piacere autentico, legato agli insegnamenti dell’Accademia. Allo stesso tempo, è affascinato dall’architettura e dal gioco di luci e ombre che crea tridimensionalità sulle scene.
La sua esperienza internazionale, con artisti come Bob Wilson, ha rafforzato la sua attenzione a forme essenziali e cariche di emozione. Nel 2017, a Düsseldorf, ha lavorato a uno spettacolo dove la scenografia si basava su forme appena accennate, sovrapposte a neri profondi e cieli liquidi.
Libralato accoglie con equilibrio le novità tecnologiche e linguistiche. Vede di buon occhio l’uso di proiezioni e strumenti digitali, purché accompagnino con consapevolezza il lavoro manuale. La tradizione non deve sparire, ma integrarsi e valorizzarsi in un dialogo che apre nuove strade senza spezzare il legame con il passato.
Fare scena: la mostra che risveglia stupore e emozione
“Fare scena” non si limita a mostrare un allestimento: vuole risvegliare quello stupore barocco che la scenografia di Libralato sa evocare. L’obiettivo è aprire gli occhi e il cuore dei visitatori, toccando sensazioni e ricordi profondi.
Il gesto scenografico diventa un invito a immergersi in un mondo di significati, dettagli e colori studiati per trasformare lo spazio in un racconto visivo. Chi visita la mostra porta con sé un’emozione che va oltre la semplice vista, un’esperienza da raccontare.
Fino al 16 agosto 2026, Villa Badoèr resta così un luogo dove la cultura si fa movimento, dialogo e meraviglia. Un omaggio concreto a Paolino Libralato e a chi, dietro le quinte, costruisce con passione e maestria la magia del teatro.





