Nel 2014, in un angolo di Milano, nasceva Terraforma. Oggi quel festival italiano ha varcato l’Atlantico, sbarcando a New York con un carico di musica sperimentale e un impegno verde che non ammette compromessi. Terraforma non è più solo un evento; è diventato un movimento. Il 2026 segna un salto decisivo: da semplice festival a progetto itinerante, capace di intrecciare suoni, ecologia e conoscenza in un unico flusso globale. La nuova Radical School, ad esempio, non insegna solo musica, ma una nuova forma di ascolto, immersa in paesaggi sonori che sfidano le nostre percezioni.
Terraforma sbarca negli USA: debutto al MoMA PS1 di New York
Il 24 e 25 luglio 2026 Terraforma ha fatto il suo debutto negli Stati Uniti con Terraforma EXO, un format pensato per portare la ricerca artistica del festival oltre i confini abituali. La collaborazione con Warm Up, la rassegna estiva all’aperto del MoMA PS1 di New York, ha dato vita a un evento ricco di significati culturali. L’appuntamento ha coinciso con i 50 anni del MoMA PS1 e dell’etichetta reggae/dub del Bronx Wackies, fondata nel 1976 da Lloyd “Bullwackie” Barnes.
La serata d’apertura ha visto sul palco Bullwackie insieme a Mark Ernestus, punto di riferimento della dub techno europea e da tempo ponte tra la scena musicale del Vecchio e del Nuovo Mondo. Li hanno affiancati artisti come Claudette “Lovejoy” Brown e Wayne Jarrett, regalando un mix sonoro che celebra la storia e l’innovazione del reggae e del dub. Il giorno dopo il programma si è spostato all’Anthology Film Archives con la proiezione del documentario del 1985 “Bullwackie’s in New York” e un talk approfondito con gli artisti. A chiudere, un DJ set di Arthur nello spazio di Slam Jam NYC, a suggellare il legame tra arte, musica e memoria.
La visione di Terraforma secondo Ruggero Pietromarchi
Ruggero Pietromarchi, fondatore e direttore artistico di Terraforma, sottolinea l’importanza dell’incontro con il MoMA PS1: “Questa istituzione ha riconosciuto l’arte sonora come disciplina autonoma. Portare il nostro festival qui significa inserirsi in un dialogo che sentiamo profondamente”. Il cuore della curatela di Terraforma non sono i generi musicali, ma la ricerca sonora più pura. Conta il percorso degli artisti, la loro capacità di ridefinire il linguaggio del suono.
Pietromarchi spiega che il progetto dedicato a Wackies nasce proprio da questa idea: non è solo reggae e dub, ma un’esplorazione sperimentale che mette in relazione artisti di diversa provenienza — come Mark Ernestus, da sempre ponte tra Europa e Stati Uniti — offrendo una lettura nuova e originale. La chiave del festival resta questa: una ricerca artistica che apre a nuovi modi di ascoltare e interpretare il suono.
Terraforma EXO: un viaggio tra Italia e Stati Uniti
La tappa di New York con Terraforma EXO è solo la prima di un percorso che collega luoghi e linguaggi diversi. Il secondo appuntamento è il 17 ottobre a Palermo, negli spazi di Villa Tasca. Qui l’Abdullah Miniawy Trio porterà una performance che mescola jazz e sonorità mediorientali, guidato dal compositore e poeta egiziano simbolo della Primavera Araba. Un’immersione che promette intensità, tra spiritualità e tensioni urbane, un viaggio intimo e potente.
Il percorso si chiude a Milano, il 26 e 27 novembre, con la collaborazione della Fondation Cartier pour l’art contemporain. Al Teatro Lirico Giorgio Gaber andrà in scena “Correspondences Live” di Soundwalk Collective & Patti Smith, un’estensione dal vivo della mostra curata da Triennale Milano e Fondation Cartier. Uno spettacolo che unisce parola, suono e spazio per accompagnare il pubblico attraverso ecosistemi fragili, memorie collettive e riflessioni urgenti sui cambiamenti climatici, confermando l’impegno di Terraforma per un ascolto consapevole e coinvolgente.
Ascoltare il mondo come atto ecologico: la filosofia di Terraforma EXO
Terraforma EXO vuole trasformare l’ascolto in un gesto politico e ambientale. Il progetto nasce dall’esperienza del festival e va oltre la semplice fruizione musicale, proponendo nuove relazioni tra spazio, suono e comunità. Pietromarchi ricorda come l’idea si ispiri ai principi di R. Murray Schafer, che negli anni Settanta ha studiato il concetto di soundscape, cioè l’ambiente sonoro che ci circonda e influenza la nostra percezione del mondo.
Imparare a riconoscere questi paesaggi sonori non è un esercizio estetico, ma una necessità per capire lo spazio urbano e naturale. Al centro resta però la dimensione sociale: il festival crea occasioni per far dialogare le persone e sperimentare nuovi formati artistici. Questa apertura è ciò che mantiene viva la possibilità di cambiare ed è un pilastro fondamentale nella pratica ecologica a cui Terraforma si ispira.
L’edizione 2026 del festival Terraforma gioca così un ruolo chiave nel panorama internazionale. Le sue iniziative tra New York, Palermo e Milano costruiscono un ponte tra culture sonore diverse, artisti e comunità, mescolando tradizione e innovazione. Un viaggio che non si limita alla musica, ma invita a riflettere e a cambiare il modo in cui ci rapportiamo al mondo che ci circonda.