Sotto la chiesa di San Benedetto a Salerno, emerge un teatro romano che nessuno aveva ancora trovato. Per anni, quel luogo era rimasto un enigma, nascosto sotto strati di storia e pietra. Solo grazie a rilievi 3D e studi minuziosi, si è finalmente capito cosa si cela nei sotterranei della città. E mentre questa scoperta prende forma, la primavera del 2026 si rivela generosa di sorprese: dalla pianura veneta alle rovine di Pompei, dall’antica Gela ai fondali della Calabria, nuovi reperti raccontano storie dimenticate. Anche il Delta del Nilo, ben lontano dall’Italia, svela testimonianze che lasciano senza fiato. Nel frattempo, Roma si prepara a riaprire siti restaurati, spalancando nuove finestre sul passato.
Salerno: il teatro romano torna alla luce dopo decenni di ricerche
Per anni il teatro romano di Salerno è stato un enigma, un luogo di cui si parlava ma che nessuno riusciva a localizzare con certezza. Ora, sotto la chiesa di San Benedetto, nell’area chiamata Orto Magno, le indagini hanno cambiato tutto. Finora si pensava a un antico battistero, ma grazie ai rilievi tridimensionali un gruppo di studiosi dell’Università di Salerno ha individuato la cavea del teatro, la struttura circolare dove sedevano gli spettatori.
Le murature ritrovate corrispondono perfettamente alla forma tipica dei teatri romani, anche se l’area è stata modificata più volte nel corso dei secoli. Sono spuntate cisterne, canalizzazioni e sistemi idrici che raccontano come lo spazio sia stato usato anche in epoche successive. Affreschi ben conservati e pavimenti in riggiole di terracotta parlano di ulteriori trasformazioni e di una lunga storia di frequentazione.
Gli studiosi datano la prima presenza della chiesa a un documento dell’868 d.C., ma sotto si nasconde un complesso stratificato che va dall’antica Roma al Medioevo, confermando l’importanza di Salerno come centro urbano con una storia profonda e articolata.
Venetkens a Ponso: scoperta una zona sacra nella pianura padana
Nella provincia di Padova, a Ponso, uno scavo recente ha portato alla luce importanti tracce degli abitanti preromani della zona, i Venetkens. Questa popolazione era ben radicata nel Veneto prima dell’arrivo dei Romani nel I secolo a.C. e ha lasciato segni di una civiltà che ha dominato il territorio per secoli.
Durante lavori di bonifica di residuati bellici, gli archeologi hanno trovato dodici cippi iscritti con simboli tipici dei Venetkens, vicino a un tempio preromano. La Soprintendenza archeologica di Padova, Treviso e Belluno sta ora cercando di definire i confini e l’estensione di quest’area sacra.
Un cippo con iscrizione latina indica che il luogo ha mantenuto la sua sacralità anche dopo la conquista romana. Questi ritrovamenti aiutano a capire meglio i riti religiosi e la continuità culturale tra popolazioni indigene e romane.
Pompei: lo scheletro di un cavallo racconta la vita quotidiana
Nel Parco Archeologico di Pompei, nell’insula dei Casti Amanti, gli scavi hanno restituito una sorpresa: lo scheletro completo di un equide. Il ritrovamento si inserisce in un contesto legato alla produzione del pane, uno dei settori chiave dell’economia della città antica.
L’insula ospitava un grande panificio con stalle, dove in passato erano stati trovati altri animali usati per macinare o trasportare il grano. L’analisi dello scheletro darà informazioni preziose sul ruolo di questi animali nella vita di tutti i giorni a Pompei, ma anche su come abbiano reagito all’eruzione del Vesuvio.
Gli studi archeozoologici in corso puntano a ricostruire le dinamiche del lavoro animale e la loro gestione, offrendo nuove chiavi per capire le condizioni di vita e le strategie di sopravvivenza durante le ore drammatiche della distruzione della città.
Gela: un tesoretto di monete svela relazioni commerciali antiche
A Gela, nel sito di Orto Fontanelle, durante i lavori per il nuovo Palazzo della Cultura, è emerso un deposito di oltre 70 monete, per lo più in argento, risalenti al V secolo a.C. Le monete, provenienti da tre diverse zecche – Gela, Siracusa e Agrigento – sono state trovate in un ambiente vicino a un piccolo tempio, il che suggerisce un valore simbolico o rituale.
Questo tesoro arricchisce la storia monetaria e commerciale di Gela e getta luce sui rapporti economici tra le città greche della Sicilia. L’ottimo stato di conservazione e la chiarezza delle iscrizioni permettono di approfondire gli scambi nel Mediterraneo e le particolarità di quel periodo.
Monasterace: un relitto racconta il commercio nella Magna Grecia
Davanti a Monasterace, in Calabria, è stato individuato un relitto che risale al V-IV secolo a.C., quando era attivo l’insediamento di Kaulon, una colonia della Magna Grecia. Il carico comprende oltre trecento anfore antiche, un patrimonio che racconta le rotte commerciali e le relazioni economiche di allora.
La scoperta, fatta nel 2023 e resa nota solo recentemente durante l’VIII Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea ai Campi Flegrei, è frutto di complesse indagini preventive legate a un progetto di impianto eolico offshore. Grazie a tecnologie moderne, il sito è stato mappato e studiato in dettaglio.
Il relitto aiuta a capire meglio i flussi commerciali nel Mediterraneo antico e la circolazione di merci tra le colonie greche e il mondo circostante, tracciando una rete di scambi culturali ed economici di grande portata.
Necropoli nel Delta del Nilo: sepolture di animali e rituali millenari
Nel Delta del Nilo, a Tell Kom Aziza, gli archeologi egiziani hanno scoperto una necropoli che copre più di duemila anni di storia, dall’Antico Regno all’epoca greco-romana. Il sito mostra una complessa evoluzione delle pratiche funerarie.
Sotto la necropoli sono emersi resti di un insediamento molto più antico, con utensili in pietra, forni e strutture per conservare il cibo, risalenti a circa 4.000 anni fa. Tra i ritrovamenti più curiosi ci sono sepolture di cinghiali, probabilmente legate al culto del dio Seth, figura mitologica egizia associata a poteri sovrannaturali e al deserto.
Il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano ha sottolineato l’importanza del sito per la sua capacità di raccontare la varietà e la continuità delle pratiche rituali e quotidiane in una delle zone più significative della civiltà egizia.
A Roma riaprono nove siti archeologici restaurati: visite gratuite in arrivo
Roma si prepara a una nuova stagione di aperture straordinarie nei fine settimana di giugno 2026, grazie ai restauri promossi dalla Sovrintendenza Capitolina nell’ambito del progetto PNRR – Caput Mundi. Nove aree archeologiche della città torneranno accessibili al pubblico con visite guidate gratuite.
Tra i siti coinvolti ci sono il Circo Massimo lato Aventino, l’area di Via delle Botteghe Oscure, la chiesa di San Urbano alla Caffarella, il Torrione Prenestino e il Mausoleo di Monte del Grano. Saranno aperti anche il Sepolcro di Largo Talamo, la Necropoli di San Paolo, la Cisterna Cristoforo Colombo e la Villa romana di Tor de’ Cenci.
Queste riaperture offrono la possibilità di scoprire angoli meno noti ma fondamentali della storia di Roma, arricchendo l’offerta culturale cittadina con testimonianze di grande valore archeologico e storico. Le visite si svolgeranno su prenotazione, per garantire sicurezza e qualità dell’esperienza.




