Ogni giorno, migliaia di visitatori affollano le calli di Venezia, una città che sembra sospesa nel tempo, ma che rischia di perdere la sua anima sotto il peso del turismo. Non è solo una questione di numeri: è la fragilità stessa di un patrimonio unico, difficile da proteggere senza rinunciare al suo fascino. Tiziana Lippiello, rettrice di Ca’ Foscari dal 2020 e presidente di Eutopia European University dal 2023, conosce bene questa tensione. In una città simbolo dell’overtourism, la sua esperienza racconta le sfide concrete di chi cerca un equilibrio tra accoglienza e tutela culturale. Ora più che mai, serve ripensare il modo in cui il turismo si intreccia con l’identità di Venezia, prima che la cultura si riduca a semplice merce.
Turismo culturale in Italia, le contraddizioni secondo Tiziana Lippiello
Il turismo culturale è una colonna portante dell’economia italiana, ma oggi mostra crepe evidenti. Lippiello fa notare che, nonostante l’attrattiva globale di arte, storia e paesaggi, il sistema rischia di crollare sotto il proprio peso. Il nodo è la concentrazione eccessiva di visitatori nelle mete più famose: monumenti, piazze, musei nelle grandi città d’arte sono letteralmente prese d’assalto. Il risultato? Congestione, disagi e tensioni con le comunità locali, costrette a fare i conti con un flusso continuo che spesso stravolge la vita quotidiana.
La rettrice segnala anche un altro problema: la fruizione superficiale della cultura. Il “turismo mordi e fuggi” spinge a vedere tutto come una cartolina, senza entrare davvero in contatto con il luogo e la sua storia. Così la cultura diventa uno sfondo vuoto, staccato dal tessuto sociale e naturale che l’ha generata. A questo si aggiunge uno squilibrio tra grandi città d’arte e territori meno noti, spesso dimenticati, e la tendenza a concentrarsi solo sul patrimonio materiale, lasciando nell’ombra tradizioni e comunità che tengono viva l’identità dei posti.
Questa situazione impone una riflessione urgente: serve un turismo che sappia dialogare con la cultura e i territori senza depauperarli.
Venezia, laboratorio di un turismo sostenibile
Venezia è ormai il simbolo di un fenomeno sotto gli occhi di tutti: l’overtourism. Ma per Lippiello questo non è solo un problema, può diventare un’opportunità. La città lagunare può diventare il banco di prova per soluzioni nuove e sostenibili. Non si tratta solo di limitare i numeri, ma di ripensare la gestione di tutto il sistema turistico.
L’idea è di diversificare l’offerta culturale, spostando l’attenzione dai luoghi più famosi verso zone meno battute, come i sestieri meno centrali o la laguna. Sostenere l’artigianato locale e proporre esperienze lente, profonde, pensate per un pubblico motivato, può essere una strada per scappare dall’effetto “mordi e fuggi”. L’obiettivo è valorizzare chi torna più volte, i cosiddetti “repeaters”, che allungano la loro permanenza e si legano davvero al territorio.
Lippiello sottolinea anche l’importanza di strumenti come le prenotazioni anticipate. Non si tratta di mettere un freno, ma di gestire meglio i flussi per migliorare la mobilità e restituire benefici anche a chi abita e lavora in città. I fondi raccolti potrebbero servire a potenziare infrastrutture e servizi, migliorando la qualità della vita di chi spesso resta ai margini del turismo.
Così Venezia può diventare un modello di come una gestione attenta possa conciliare tutela, sviluppo e benessere.
Ca’ Foscari e la formazione ai nuovi modelli del turismo
Cambiare il turismo culturale significa anche formare nuove figure professionali. Ca’ Foscari, radicata a Venezia e inserita in una rete europea, punta da tempo su percorsi innovativi. Per la rettrice, la chiave è offrire corsi che uniscano cultura, gestione e tecnologia, per preparare professionisti consapevoli delle sfide del settore.
Il corso EGArt, per esempio, mira a formare esperti capaci di creare modelli di gestione territoriali autentici, che rispettino la specificità di luoghi e comunità. La magistrale internazionale ToMaS prepara manager in grado di leggere il turismo come un sistema complesso, che richiede strategie di governo e interventi mirati contro l’overtourism.
Ci sono poi percorsi come il Master in Tourism Innovation, che si lega al mondo delle imprese puntando sull’esperienza di qualità per il visitatore. Il corso in Hospitality Innovation and eTourism invece mette al centro le tecnologie digitali e il loro ruolo nello sviluppo turistico. Temi emergenti come l’intelligenza artificiale e la sostenibilità sono già parte integrante delle nuove proposte didattiche.
Questa offerta risponde a un mercato in rapida evoluzione, dove saper coniugare innovazione e tutela culturale è ormai indispensabile.
Guardare all’estero per costruire un modello italiano su misura
Lippiello ricorda che in Italia non si può copiare semplicemente un modello straniero, vista la ricchezza e la complessità del nostro patrimonio culturale. Ma osservare alcune esperienze europee e mondiali può aiutare a trovare spunti utili.
Amsterdam e Barcellona, per esempio, hanno regolamentato gli affitti brevi e spostato il turismo verso quartieri meno centrali, alleviando la pressione nelle zone più affollate. Hanno investito anche nei trasporti pubblici per tutelare la vita dei residenti.
Bilbao ha mostrato come la cultura possa rigenerare una città ben oltre il turismo. Kyoto invece punta su un turismo lento, che valorizza il patrimonio immateriale e l’esperienza profonda del luogo.
Per l’Italia, la sfida è disegnare una strada tutta sua, che sappia integrare innovazioni tecniche e rispetto per le identità locali, evitando soluzioni standard e puntando sull’autenticità delle comunità e dei territori.
In un paese dove cultura significa intreccio di arte, storia e modi di vivere, la sfida è trovare un equilibrio che faccia convivere sapere antico e esigenze di un turismo sempre più complesso. Venezia, con Ca’ Foscari in prima linea, resta la prova più importante di questo cambiamento.




