Tra i boschi del Parco delle Groane, Villa Arconati si staglia con la sua maestosità: una “piccola Versailles lombarda” che custodisce secoli di storie e segreti. A Castellazzo di Bollate, questa villa non è solo un edificio, ma un racconto vivente di nobiltà, arte e passione per Leonardo da Vinci. Dopo un lungo e attento restauro, le sue stanze e il parco tornano a parlare, invitando chi arriva a immergersi in un dialogo tra passato e presente. Affreschi brillanti, statue eleganti e giochi d’acqua ispirati ai progetti del genio leonardesco trasformano la visita in un’esperienza unica, capace di affascinare e sorprendere.
La villa nasce sulle rovine di un antico castellazzo medievale, un baluardo tra Milano e Varese, che nel 1610 passò al conte Galeazzo Arconati. Fu lui a trasformare questa proprietà rurale in un elegante rifugio estivo, dando il via a restauri che avrebbero fatto di Villa Arconati un simbolo del barocco lombardo. Galeazzo non fu solo un proprietario, ma anche un appassionato mecenate: fu il primo a capire il valore di Leonardo da Vinci, acquistando il Codice Atlantico, prezioso raccolto di disegni e scritti oggi custodito alla Biblioteca Ambrosiana di Milano grazie alla famiglia Arconati. Le invenzioni di Leonardo ispirarono i complessi giochi d’acqua del giardino, meccanismi che ancora oggi lasciano a bocca aperta per ingegno e bellezza.
Nei secoli la villa ha cambiato proprietari, restando nelle mani degli eredi Arconati, con tre donne che nel Novecento si batterono per salvaguardarla da guerre e occupazioni. Dopo la morte di donna Beatrice Crivelli nel 1994, però, la villa cadde in un certo abbandono, finché la Fondazione Augusto Rancillo non è intervenuta per ridarle vita. Oggi Villa Arconati è tornata a brillare come centro culturale, aperta a mostre, convegni e visite che raccontano non solo la storia della famiglia, ma anche di un’epoca.
Entrare a Villa Arconati vuol dire immergersi in un mondo di dettagli artistici che parlano del gusto e della ricchezza dei suoi proprietari nel corso dei secoli. Le sale interne mostrano affreschi preziosi, come la sala della poesia e quella dello zodiaco, con stucchi e dipinti di grande valore. Qui si respira la passione per miti, allegorie e storie simboliche tipiche del barocco lombardo, con un’attenzione minuziosa alla conservazione.
Da non perdere la quadreria, una raccolta di ritratti e dipinti di famiglia che raccontano le dinastie nobiliari. La biblioteca settecentesca ospita oltre tremila volumi antichi, una vera miniera per studiosi e appassionati, che intrecciano letteratura, storia e scienze. E non mancano spazi dedicati alla vita militare: un’armeria con pezzi storici e una sala d’armi che custodisce testimonianze di epoche diverse. Per gli amanti della storia, da vedere anche l’esposizione di carrozze d’epoca, simboli di una nobiltà elegante. Le scuderie, con al centro la statua di Nettuno, completano questo affascinante mosaico di arte e vita quotidiana del passato.
Il vero cuore verde di Villa Arconati è il suo vasto parco monumentale, dove natura e arte si mescolano in un disegno paesaggistico ricco di sorprese. Tra i grandi giardini si trovano castelli verdi, siepi scolpite, fontane e statue che rendono gli spazi esterni un vero spettacolo per gli occhi. Alcune fontane e giochi d’acqua si rifanno direttamente al Codice Atlantico di Leonardo, unendo natura, tecnica e arte in modo armonico.
Tra le curiosità del parco spiccano le limonaie con grandi vasi in terracotta, piccoli laghetti che riflettono cielo e statue, una voliera per uccelli esotici, una lunga galleria di carpini e un intricato labirinto: tutte attrazioni che coinvolgono il visitatore in un percorso sensoriale e visivo. Il parco ospita anche eventi e momenti culturali che mettono in luce il valore storico e naturalistico del luogo. Grazie ai fondi del PNRR, il parco ha recentemente subito un restauro importante, riportando a nuova vita sia le strutture che l’ambiente naturale.
Fino al 5 luglio 2024, le sale barocche di Villa Arconati ospitano la mostra collettiva “Luce”, curata da Diana Segantini, nipote del pittore Giovanni Segantini. Oltre venti artisti internazionali dialogano con gli spazi storici della villa, mettendo in scena un confronto tra arte contemporanea e l’eleganza antica della residenza. Il tema della luce viene esplorato sia come fenomeno naturale sia come metafora culturale, con opere scelte per creare un legame forte con l’ambiente.
Tra i lavori spiccano quelli di Gabriella Benedini, che usa la luce per trasformare il legno, e Pietro Coletta, che gioca con riflessi e ossidazioni su lastre di rame. Riccardo De Marchi interviene sullo spazio con perforazioni, mentre Izumi Ōki sfrutta trasparenze e rifrazioni su vetro industriale per effetti luminosi sorprendenti. Opere concettuali di Igor Eskinja e Diango Hernández mettono alla prova la percezione di luce e spazio, spingendo il visitatore a riflettere. L’allestimento, promosso dalla Fondazione Augusto Rancillo in collaborazione con gallerie come Kromya Art Gallery e Galleria Francesca Minini, sottolinea la sinergia tra arte moderna e architettura storica.
Il percorso termina in una grande sala vetrata con vista sul parco monumentale, recentemente restaurato grazie a un intervento finanziato dal PNRR . I lavori hanno riguardato il consolidamento delle strutture e la riqualificazione delle aree verdi, con particolare attenzione agli elementi settecenteschi più preziosi. Tra questi spiccano la Fontana del Delfino, il Teatro di Pompeo con le sue quattro statue monumentali e la Voliera, tra le parti più eleganti e complesse dal punto di vista architettonico.
Il progetto ha riportato il parco a condizioni ideali per accogliere visitatori, eventi culturali e attività didattiche, rilanciando la villa come polo di eccellenza per studiosi e pubblico. Un esempio virtuoso di come conservare un patrimonio complesso, dove natura e arte dialogano senza forzature. Villa Arconati resta così un simbolo della storia lombarda e un motore culturale vivace, capace di attrarre un pubblico sempre più vasto e variegato.
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