Davanti al cancello di un museo, senza rampe o indicazioni chiare, chi ha una disabilità o accompagna bambini piccoli si è spesso trovato bloccato. Non è un problema raro, anzi: nonostante l’attenzione crescente verso l’accessibilità, molti spazi culturali faticano ancora a trasformare le parole in fatti concreti. A Milano, alla Triennale, una recente ricerca ha analizzato più di 250 musei tra Lombardia e alcune province piemontesi. Il risultato? Un quadro preciso, fatto di luci e ombre, che racconta quanto si è fatto e quanto resta da fare per rendere la cultura davvero alla portata di tutti.
Musei e prima infanzia: tante buone intenzioni, pochi spazi davvero adatti
Il rapporto tra musei e bambini fino a sei anni è un po’ a due facce. Il 41% delle strutture dichiara di avere attività e strumenti educativi pensati per questa fascia d’età, segno che qualcosa si sta muovendo. Però, sul piano pratico, la situazione è ben diversa. Il 40% dei musei non ha aree dedicate ai bambini e quasi la metà, il 48%, non offre servizi come fasciatoi o spazi per cambiare i pannolini. Solo un terzo mette a disposizione zone per parcheggiare i passeggini, mentre allestimenti pensati per i più piccoli, strumenti tattili o percorsi semplificati sono ancora una rarità.
Questa disparità mette in luce un problema di fondo: la prima infanzia viene spesso vista come un pubblico marginale, non come un gruppo autonomo con esigenze specifiche. Tra zero e tre anni, infatti, solo il 26% dei musei propone programmi dedicati. Mancano le strutture adatte e così molte famiglie restano fuori, in contrasto con l’idea di un museo che dovrebbe essere aperto a tutti, fin da subito.
Accessibilità fisica: i passi avanti ci sono, ma l’autonomia resta un traguardo lontano
Sul fronte delle barriere architettoniche i musei hanno fatto progressi concreti. Oltre il 77% offre servizi igienici accessibili, e il 63% ha adottato percorsi senza ostacoli per muoversi liberamente al loro interno. Inoltre, il 91% permette l’ingresso gratuito alle persone con disabilità e in più dell’80% dei casi l’accompagnatore entra senza pagare.
Ma la vera sfida è garantire un’esperienza di visita indipendente e completa. Le soluzioni multisensoriali, che aiutano a vivere l’arte con tutti i sensi, sono ancora poco diffuse: più della metà dei musei non le propone. Le mappe tattili, fondamentali per chi ha problemi di vista, mancano in quasi l’80% degli spazi esaminati. Informazioni accessibili e didascalie semplici sono più un’eccezione che la regola. Dietro a queste lacune non c’è solo una questione di soldi, ma soprattutto una progettazione che fatica a diventare organica.
A complicare il quadro, quasi metà dei musei non ha una figura dedicata all’accessibilità e il tema non compare nei documenti strategici. Così, tante buone intenzioni restano sulla carta, senza tradursi in azioni concrete.
Fondazione Cariplo spinge su investimenti e formazione per un museo più inclusivo
La ricerca presentata diventerà uno strumento operativo per le iniziative di Fondazione Cariplo, nell’ambito del programma Anita. Con un budget di 40 milioni di euro, i progetti “L’infanzia prima” e “Destinazione Autonomia” puntano a spingere davvero sull’acceleratore dell’inclusione. Tra le prossime mosse ci sono bandi per migliorare l’accessibilità nei musei e corsi di formazione per chi lavora nel settore culturale, con l’obiettivo di rafforzare competenze e creare una rete sul territorio.
Il messaggio è chiaro: “l’accessibilità deve diventare parte integrante del progetto museale, coinvolgendo spazi, linguaggi, servizi e governance.” Solo così i musei potranno trasformarsi in luoghi davvero accoglienti, superando l’idea di interventi straordinari e sporadici. Investire nell’inclusione significa disegnare un futuro in cui ogni visitatore, qualunque siano le sue capacità, possa vivere l’arte e la cultura con pari dignità e autonomia.





