Cleto Munari: l’artista e mercante d’arte che ha rivoluzionato Vicenza e conquistato la Cina

Nel 2026, a pochi giorni dalla sua scomparsa, Cleto Munari tornava dalla Cina con un’opera monumentale sotto braccio e un carico di idee per i suoi negozi. Vicenza, grazie a lui, non è più stata solo una città storica, ma un crocevia dell’arte internazionale. Munari non era un semplice collezionista o mercante: era un creatore silenzioso che intrecciava il suo destino con quello di architetti e designer famosi in tutto il mondo. Autodidatta e curioso, ha trasformato l’artigianato di altissimo livello in narrazioni preziose, usando oro e argento come parole di un racconto senza tempo.

L’incontro con Carlo Scarpa e il legame con i grandi del Novecento

Il punto di svolta nella sua vita arrivò poco prima dei quarant’anni, quando Valentina, la sua musa, lo mise in contatto con Carlo Scarpa. Era il 1977 quando Scarpa accettò finalmente di progettare per lui un set di posate in argento in edizione limitata, mentre Munari si fece realizzare un pezzo unico in oro. Da lì partì una serie di collaborazioni con i più grandi creativi italiani della seconda metà del Novecento. Michele De Lucchi creò gioielli fuori dagli schemi; Alessandro Mendini giocò con forme e colori; Paolo Portoghesi aggiunse eleganza; Ettore Sottsass portò visioni anticonvenzionali; e architetti come Achille Castiglioni, Angelo Mangiarotti, Vico Magistretti e Mario Botta offrirono stili diversi che Munari fece suoi.

Questi artisti spesso si muovevano tra rigore e fantasia, ma Munari riuscì a trovare un filo comune, andando oltre le etichette. Seguiva ogni fase della realizzazione, rivelandosi più che un semplice committente: un vero artigiano dell’arte. Per lui, dare forma a quegli oggetti era un atto creativo che andava oltre l’estetica, toccando la materia e la vista di ogni singolo pezzo.

Una rete internazionale tra arte, design e letteratura

Munari ha sempre guardato oltre i confini. Ha coinvolto artisti famosi come Andy Warhol, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Sandro Chia, creando collezioni di tavoli, tappeti e gioielli d’autore. Ma la sua curiosità lo ha spinto più lontano. Un progetto particolare ha messo insieme scrittori premi Nobel — Dario Fo, Toni Morrison, José Saramago e Saul Bellow — con designer del calibro di Toyo Ito e Álvaro Siza. Da questo incontro sono nate penne stilografiche eleganti, unendo parola e forma in un’unica arte.

Così Munari ha trasformato il ruolo del committente in un dialogo vivo con le personalità più influenti del suo tempo, spingendo i confini dell’arte e dell’artigianato. Non si limitava a un tema, ma abbracciava il metodo, la tecnica e la sperimentazione, creando un ambiente dove idee, materiali preziosi e abilità si incontravano.

Vicenza, laboratorio di artigianato e progetto culturale

Vicenza, la sua città d’adozione, è stata il suo laboratorio. Qui ha dato nuova vita all’artigianato locale, realizzando una vasta gamma di oggetti: anelli, orologi, centrotavola, bicchieri soffiati a mano, servizi da tè e caffè in argento e oro. Tutti disegnati da grandi nomi internazionali e realizzati da maestri artigiani.

Negli ultimi anni, con un gruppo ristretto di collaboratori e sotto l’egida dell’Accademia Olimpica, Munari lavorava a un progetto per trasformare Vicenza in una vetrina d’arte contemporanea. L’idea era un omaggio a Palladio, interpretato da artisti viventi come Tony Cragg, Jaume Plensa, Jan Fabre e Emilio Isgrò. La maquette di un’opera in bronzo dedicata ai Quattro Libri di Palladio era pronta a essere esposta, segnando l’inizio di una nuova stagione culturale per la città.

Questa era la sua visione: un luogo storico proiettato nel futuro, grazie all’arte e al confronto con i talenti più importanti del mondo. Un patrimonio capace di promuovere il territorio e la creatività tutta italiana.

Oltre oceano: collaborazioni e ruolo di ponte culturale

Nel 1980, a San Francisco, Francesca Valente incontrò Munari proprio mentre la sua attività internazionale prendeva slancio. Il riconoscimento del MoMA di New York, che inserì alcune sue opere in argento nella collezione permanente, confermò il valore universale del suo lavoro. Da lì nacque una collaborazione durata più di quarant’anni, che coinvolse musei prestigiosi come il MOCA di Los Angeles e il Toronto Design Exchange.

In Canada, grazie a Munari e Valente, furono coinvolti importanti architetti nazionali come Arthur Erickson, Patricia e John Patkau, Jack Diamond e Bruce Kuwabara. Questi scambi portarono alla mostra “Canadian Travellers in Italy”, un evento che unì la precisione dell’artigianato italiano con la creatività nordamericana. Munari non fu solo un creatore, ma anche un ambasciatore culturale capace di costruire ponti tra continenti e discipline.

La casa come Wunderkammer: vivere circondati dall’arte

Per Munari, la casa era una Wunderkammer moderna, uno spazio pieno di meraviglie dove ogni oggetto, anche il più piccolo, era un gioiello di artigianato e bellezza. I suoi pezzi sfidavano le mode e il mercato, diventando amuleti, talismani, compagni di vita di chi li possedeva.

Questa idea di vita “ad arte” porta con sé un ideale di autenticità, dove la qualità e l’anima dell’oggetto ne determinano il valore. Gli spazi domestici si trasformano così in universi personali, capaci di raccontare storie di creatività e cultura, insieme a un sapere artigianale ormai raro.

La vita e l’opera di Cleto Munari restano una testimonianza preziosa di un cammino che ha unito l’Italia alle sfide dell’arte contemporanea, con uno sguardo sempre aperto e un amore profondo per la bellezza vera.

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