Milano, 1913: nasce Giannina Censi, in una casa dove le note riempiono l’aria, figlia di un compositore e di una cantante lirica. Ma lei non si accontenta di seguire quella musica. Il suo corpo vuole raccontare storie diverse. Dalla danza classica muove i primi passi, ma presto si spinge oltre, diventando la prima interprete del Futurismo, quel movimento che ha rivoluzionato il modo di vedere e usare il corpo. Tra Milano e Parigi, la sua vita è un continuo andare, fatto di incontri decisivi e di un’instancabile ricerca: trovare nuove forme per un linguaggio antico, che sentiva sempre più stretto. Coraggio e sperimentazione la guidano, trasformandola in una voce unica della danza italiana del Novecento.
Gli esordi: dai primi passi alla danza moderna
Giannina inizia la sua strada nella danza seguendo un metodo rigoroso. A soli tredici anni, sotto la guida di Angelina Gini, insegnante alla Scala di Milano, si forma secondo il metodo Cecchetti, un approccio classico che punta tutto sulla tecnica e la disciplina. È un periodo di crescita intensa: a sedici anni debutta con due spettacoli, “Alcesti” di Euripide e “Il Mistero di Persefone” di Ettore Romagnoli, messi in scena al teatro Licinum di Erba con la compagnia di Jia Ruskaja, nome di spicco nella danza italiana.
Nel 1929 si mette alla prova come coreografa con la “Danza degli spiriti delle vette”, ispirata ai poemi di Pietro Karr e presentata al Palazzo Carducci di Como. Questi primi lavori mostrano già una personalità artistica in divenire, pronta a superare gli schemi accademici per cercare movimenti più liberi, in linea con la nuova idea di modernità che si affaccia.
Parigi: un crocevia di stili e culture
Nel 1930 Giannina vola a Parigi, città che brulica di fermenti artistici e che segnerà il suo percorso. Qui incontra Josephine Baker, icona della danza e dello spettacolo, e si avvicina a stili lontani dalla danza classica: studia flamenco e danza indiana con Uday Shankar, innovatore indiano che fonde tradizione e modernità. Parallelamente si allena con Lubov Egorova, maestra di grandi nomi come Serge Lifar e Maurice Béjart.
Questi incontri ampliano la sua tecnica e cambiano la sua visione: la danza smette di essere solo una sequenza di passi e diventa un modo per esprimere emozioni, energia e le complessità della vita moderna. Tornata in Italia, Censi si getta nella scena artistica, creando due spettacoli al Castello Sforzesco di Milano, “Oppio” e “Grottesco meccanico”, con musiche di Gian Francesco Malipiero e Riccardo Pick Mangiagalli.
Futurismo in movimento: coreografie che sfidano le regole
Intorno al 1931, Giannina diventa protagonista dell’avanguardia futurista italiana, movimento che vuole stravolgere ogni forma d’arte. L’incontro con Filippo Tommaso Marinetti è decisivo: nello spettacolo “Simultanina” Censi rompe gli schemi, proponendo un linguaggio fatto di gesti rapidi, muscoli tesi, corpi che sembrano sfidare la gravità più che seguire la tradizione.
Le “aereodanze”, presentate alla galleria Pesaro durante la Mostra di aeropittura e scenografia futurista, sono il simbolo di questa rivoluzione. Censi muove il corpo sulle opere di Enrico Prampolini, abbandonando ogni grazia classica per una danza più dura, aggressiva. Il costume attillato disegnato da Prampolini mette in risalto un corpo atletico, lontano dalla fragile ballerina tradizionale, e vicino a una nuova donna forte e moderna.
Gli anni d’oro: tra danza, teatro e varietà
Negli anni Trenta Giannina Censi consolida la sua fama. Nel 1932-33 firma coreografie importanti, come quella per l’“Alcesti” al Littoriale di Bologna, dirigendo duecento ragazze dell’Opera Nazionale Balilla, un compito che rivela anche le sue doti da organizzatrice e insegnante. Affronta ruoli drammatici, come Pierrot ne “Il Carillon magico” di Pick Mangiagalli al Teatro San Carlo di Napoli.
Collabora con Fortunato Depero, protagonista della pittura e scenografia futurista, in spettacoli come “Il vento” e “Macchina monella” del 1934. Entra anche nella compagnia di teatro leggero diretta da Achille Maresca e Armando Fineschi, al fianco di Wanda Osiris, mostrando una versatilità rara: danza, teatro e varietà sempre guardando avanti.
L’incidente che cambia tutto: dalla scena alla scuola
Il 1936 segna una svolta dolorosa. Un incidente compromette il menisco di Censi, costringendola a lasciare la danza. Ma lei non si arrende: si dedica alla formazione dei giovani aprendo scuole di danza da Sanremo a Genova, da Milano a Voghera, diffondendo i principi del movimento moderno e futurista che aveva contribuito a creare.
Negli anni Settanta torna a occuparsi della danza futurista con un lavoro di riscoperta e recupero, che culmina nel 1979 con il “Programma di danze futuriste” alla galleria Il Brandale di Savona. Nello stesso anno arriva il riconoscimento internazionale, con la sua partecipazione alla mostra sulle donne dell’avanguardia italiana organizzata al Center for Italian Studies della Columbia University di New York.
L’eredità di Giannina Censi: un patrimonio da riscoprire
Giannina Censi resta una figura chiave nella danza contemporanea italiana. Ha rotto con la tradizione classica russa, aprendo la strada a un corpo libero e sperimentale, capace di riflettere le tensioni e lo spirito anticonvenzionale della modernità. Il suo archivio è conservato al Mart di Rovereto, polo fondamentale per la ricerca artistica italiana.
Nel 2022, la sua figura torna sotto i riflettori grazie alla mostra “Il latte dei sogni” alla Biennale di Venezia, curata da Cecilia Alemani. Qui si conferma la sua capacità di trasformare il corpo in uno strumento espressivo potente, capace di raccontare un’epoca che continua a ridefinire i confini dell’arte, sul palco e nella società.