Davanti all’ingresso dell’Ospedale universitario di Basilea, il più grande centro sanitario della Svizzera nord-occidentale, si apre da qualche anno uno spazio insolito: la fondazione KBH.G, un luogo dove arte e cultura si intrecciano. Qui, Chloe Wise, artista canadese che vive a New York, ha dato vita a Extrasensory, un progetto filmico che sfida le consuete categorie artistiche. Sostenuta dalla Kulturstiftung Basel H. Geiger | KBH.G, nata grazie a Sibylle Geiger, la mostra si inserisce con delicatezza tra le mura storiche del complesso, senza alterarne l’aspetto. Il risultato? Un viaggio tra mito, visione e percezione, un’esperienza immersiva che mescola immagini in movimento, pensiero filosofico e arte contemporanea, pronta a scuotere la scena culturale di Basilea.
KBH.G, un ponte tra arte e scienza a Basilea
La Kulturstiftung Basel H. Geiger | KBH.G si è fatta notare per la sua attenzione all’accessibilità e alla qualità delle esposizioni, senza gravare sulle tasche del pubblico. Fondata grazie all’eredità di Hermann Geiger, imprenditore nel settore farmaceutico, la fondazione crea uno spazio dove arte e scienza dialogano, come testimoniano i più di venti contributi inclusi nel catalogo della mostra di Wise. Il volume, che supera le 250 pagine, raccoglie saggi di scienziati e artisti di rilievo, tra cui Tony Ousler, e centinaia di immagini che arricchiscono l’esperienza oltre ciò che si vede nelle sale. L’obiettivo è chiaro: mettere a disposizione di Basilea e dei suoi visitatori strumenti culturali rigorosi ma accessibili, un fatto raro nel mondo delle esposizioni di alto livello.
Chloe Wise: tra cibo, mito e brand
Chloe Wise ha costruito la sua carriera mescolando diversi linguaggi artistici. È diventata nota per le sue installazioni con oggetti quotidiani, come calchi di cibo dipinti a mano, che giocano tra la durezza della materia e la fragilità dell’apparenza. Le sue mostre passate, come “Pissing, shmoozing and looking away” a Toronto nel 2005 o “Full-Sized Body, Erotic Literature” a New York nel 2015, hanno approfondito come oggetti e simboli influenzino identità e percezioni. Più di recente, Wise si è dedicata ai ritratti, mettendo in scena figure il cui sguardo rivolto verso l’alto richiama sia l’iconografia religiosa classica sia le strategie visive della moda globale. In questo lavoro indaga il rapporto tra immagine corporea, consumismo e costruzione visiva, creando opere che oscillano tra ironia e critica.
Extrasensory: tre tappe tra sacro e tecnologia
La mostra “Extrasensory” si sviluppa in tre ambienti distinti, pensati per guidare il visitatore in un percorso stratificato. Si parte da uno spazio che somiglia a un negozio di souvenir, consumato e pieno di oggetti, molti con riferimenti religiosi o simbolici. Questo primo ambiente evoca un mercato primordiale di credenze e reperti. Si passa poi a una stanza illuminata ma vuota, che ricorda il dietro le quinte di un teatro o una sala trucco, un luogo di attesa e preparazione. Qui si apre la terza fase, il cuore dell’installazione, dove tre grandi schermi circondano lo spettatore con il video PsyFi. Le immagini creano uno spazio cinematografico e sensoriale in continuo movimento, popolato da entità che sfidano la logica, evocando angeli, spiriti, presenze aliene o rappresentazioni di morte e nulla. Con Extrasensory, Wise spinge a riflettere sul confine tra realtà concreta e miti che le società umane usano da sempre per interpretare l’ignoto.
PsyFi, tra cinema e pittura
L’installazione audiovisiva PsyFi riprende elementi della pittura di Wise, trasportandoli in un medium fatto di immagini in movimento. L’estetica richiama il cinema e la televisione degli ultimi decenni del Novecento, mescolando il familiare e il perturbante con un taglio critico verso le dinamiche di controllo, persuasione e immaginario collettivo. Le figure nel video mantengono uno sguardo rivolto verso l’alto, un gesto che richiama tanto le antiche immagini sacre quanto l’inquietudine di un presente in cambiamento. Quando le certezze vacillano, emergono riflessi archetipici, tra angeli, demoni e misteri profondi. Il 12 maggio, giorno dell’inaugurazione, Wise ha ricordato che proprio in quella data è uscito il film “Disclosure Day” di Steven Spielberg, un’eco significativa in una mostra che mette in scena il delicato equilibrio tra verità e illusione.