Un lungo messaggio al neon illumina la facciata laterale del Museo del Novecento a Milano, trasformando il palazzo in un faro artistico nel cuore della città. È opera di Joseph Kosuth, che da oltre cinquant’anni usa la luce per interrogare il linguaggio e la percezione. Quel bagliore non è solo decorazione: è una sfida a guardare oltre, a cogliere ciò che si cela dietro le parole e le forme. Milano, così, si ritrova protagonista di un dialogo tra arte e tempo, sospeso tra il visibile e l’invisibile.
“Vedere le cose”: la scritta che diventa parte della città
L’installazione “Vedere le cose” è stata pensata proprio per la parete lungo via Marconi del Museo del Novecento. Con i suoi 28 metri di lunghezza, il testo in neon si impone all’attenzione, trasformando la facciata in un mezzo per comunicare un messaggio profondo. La frase, tratta dagli “Scritti dispersi” di Alberto Savinio, recita: “Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità”. Un richiamo a superare l’immediatezza del presente e a riflettere sul significato più nascosto delle cose.
Acquisita dal Comune di Milano, l’opera non è solo una scritta luminosa, ma un dialogo aperto con la città e la sua storia. La luce, carica di simboli, si inserisce nel tessuto urbano e culturale di Milano, offrendo un’esperienza visiva e intellettuale nuova a chi passa di lì. Accesa ogni sera, diventa un punto di riferimento costante, capace di stuzzicare la curiosità di cittadini e visitatori.
Dalla mostra Metafisica/Metafisiche al futuro del Museo
“Vedere le cose” nasce all’interno della mostra Metafisica/Metafisiche, curata da Vincenzo Trione e conclusasi lo scorso 12 giugno. L’esposizione ha messo in luce la persistenza della visione metafisica dal Novecento a oggi. L’opera di Kosuth si inserisce in questo percorso, tracciando un ponte ideale verso l’ampliamento futuro del Museo del Novecento.
L’assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi, ha definito l’installazione un ‘ponte’ simbolico verso la seconda Torre dell’Arengario, che entrerà a far parte del Museo. Questa estensione segna un passo importante per valorizzare l’arte contemporanea in città, con nuovi spazi dedicati alla creatività dagli anni Ottanta a oggi.
La presenza stabile di un’opera luminosa di Kosuth a Milano dimostra l’impegno per lo sviluppo culturale e lo sguardo verso il futuro, senza perdere mai il legame con la tradizione e il contesto urbano.
Novecentopiùcento: la nuova vita della seconda Torre dell’Arengario
Il progetto di ampliamento del Museo, chiamato Novecentopiùcento, è partito a maggio 2024 e durerà circa due anni. A guidarlo sono lo studio Sonia Calzoni con Park Associati e Studio Project Director, vincitori del bando internazionale del 2021.
La seconda Torre dell’Arengario, in Piazza Duomo, sarà completamente rinnovata per accogliere nuovi spazi espositivi e funzioni. Una passerella sospesa in cristallo leggero collegherà la torre all’edificio principale del Museo. Quasi invisibile, questo ponte unirà passato e futuro in un unico percorso museale.
Con l’ampliamento, la superficie espositiva crescerà fino a 6.800 metri quadrati, dando spazio alle opere più recenti e alle sperimentazioni artistiche contemporanee. La nuova ala ospiterà lavori dagli anni Ottanta a oggi, raccontando l’evoluzione del linguaggio visivo moderno.
Oltre alle sale, il progetto prevede un laboratorio di conservazione, una caffetteria, un bookshop e un auditorium da 120 posti con sedute retrattili. Con un budget di 27 milioni di euro, questa è una delle operazioni culturali più importanti in corso a Milano nel 2024.
Joseph Kosuth: mezzo secolo di neon tra parole e arte concettuale
Nato nel 1945 a Toledo, Ohio, Joseph Kosuth ha scelto il neon come strumento espressivo fin dal 1965, per indagare il linguaggio e i suoi molteplici significati. La sua arte si basa sull’idea che parole e segni possono essere smontati e riassemblati per riflettere sull’esperienza visiva e mentale.
Fin dall’inizio, Kosuth ha creato opere che dialogano tra testo, luce e spazio, sempre con l’obiettivo di far riflettere sulla percezione dell’arte e della realtà. Il neon non è mai casuale: dà forma a contenuti che stimolano una lettura critica e profonda.
La sua mostra personale in corso fino al 22 novembre 2026 alla Casa dei Tre Oci di Venezia conferma il ruolo di Kosuth nel panorama artistico contemporaneo. Con la sua scrittura luminosa, continua a spostare i confini della percezione estetica.
L’intervento al Museo del Novecento è l’ultima tappa di un lungo viaggio che ha attraversato decenni, luoghi e culture, mantenendo sempre al centro la parola come strumento di comunicazione e riflessione senza tempo.