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Ramo Abruzzo: la residenza d’artista storica che unisce creatività e condivisione dal 2014

Nell’estate del 2014, un ex convento abbandonato a Caramanico Terme si trasformò in un laboratorio di vite e idee. Dieci giovani artisti si ritrovarono lì, non per inseguire il successo o una mostra, ma per immergersi in un’esperienza fatta di ascolto e confronto. Dodici giorni intensi, scanditi da silenzi e parole, gesti e sperimentazioni. Nessuna fretta di creare un capolavoro, solo la volontà di costruire un percorso condiviso, dove l’arte diventava specchio e terreno di crescita. Da quel momento, Ramo. Ritratto a Mano ha continuato a vivere, resistendo al tempo e agli slanci del mercato, fino a diventare, undici anni dopo, uno dei più duraturi e significativi appuntamenti artistici in Abruzzo e non solo.

Ramo nasce in Abruzzo, tra intuizione e bisogno di rigenerazione

Tutto parte dall’incontro tra artisti e insegnanti con la voglia di mettere su uno spazio che fosse al tempo stesso laboratorio e rifugio creativo. Giuseppe Pietroniro e Angelo Buciacchio, i fondatori, scelsero Caramanico Terme, piccolo centro in provincia di Pescara, come teatro ideale per il primo esperimento. Quel convento abbandonato era la metafora perfetta dell’idea di rinascita che volevano alla base di Ramo. La prima edizione radunò una decina di ragazzi, selezionati da una open call che raccolse centinaia di candidature. La risposta fu così forte da spingere già dalla seconda edizione a limitare la partecipazione agli studenti delle Accademie d’Arte.

Il progetto si è sempre basato su quattro pilastri: disciplina, autogestione, rispetto e libertà. Non si escludono a vicenda, ma si intrecciano. La disciplina crea lo spazio per la libertà, mentre l’autogestione richiama a responsabilità e partecipazione. Durante la residenza, che dura in genere una settimana, i partecipanti vivono un’esperienza intensamente collettiva, lontana dal caos quotidiano e dai ritmi frenetici, immersi in un’atmosfera di piena condivisione e vicinanza umana.

Il tutoraggio è affidato ad artisti di spicco riconosciuti a livello nazionale, che guidano senza però soffocare la ricerca personale. Tra i nomi che nel tempo hanno affiancato Ramo come tutor ci sono Gianni Caravaggio, Simone Berti e Valentina Vetturi, per citarne alcuni. Dal 2015 Giuliana Benassi segue il progetto come curatrice supervisor, garantendo qualità e coerenza alle diverse edizioni.

Tra lavoro individuale e vita di gruppo: il cuore pulsante del workshop

Il vero motore di Ramo è la convivenza e il lavoro quotidiano, un equilibrio delicato che dà vita a un modo di lavorare quasi rituale. I partecipanti sono chiamati a rallentare, a “sentire” il tempo in modo diverso, entrando in una sorta di dimensione sospesa. L’isolamento dal normale flusso della vita induce a un ri-orientamento profondo di spazio e tempo. Qui non si lavora con l’ansia dell’esito espositivo, ma per ritrovarsi attraverso l’atto creativo.

La filosofia del progetto si riflette nel nome stesso: “Ritratto a Mano” non è solo una tecnica, ma un modo di conoscere. L’opera diventa traccia di un confronto con se stessi e con gli altri, strumento di introspezione e al tempo stesso di comunicazione. Anche il non produrre nulla è ammesso, purché la scelta abbia radici in motivazioni creative sincere.

Questo approccio genera tensioni non solo come fatica o pressione, ma come energia viva fatta di attese, emozioni e voglia di mettersi in gioco. Durante le settimane di residenza, l’atmosfera cambia continuamente: cresce l’intesa tra i partecipanti, le idee si confrontano e si scontrano, le paure lasciano spazio a slanci creativi. Ogni anno le opere che nascono sorprendono per profondità e capacità di parlare a tutti con freschezza e immediatezza.

La mostra finale: un momento collettivo che chiude il cerchio

Chi vede Ramo solo come un ritiro creativo deve sapere che ogni edizione si conclude con una mostra aperta al pubblico. Le esposizioni si tengono di solito in estate, negli spazi del territorio, e rappresentano il momento conclusivo del percorso. La mostra non è solo una vetrina per i lavori, ma un vero e proprio “cortocircuito” tra la ritirata condizione del workshop e il ritorno alla comunità esterna.

Il tempo breve, l’intensità del lavoro, la condivisione sono ingredienti fondamentali per la riuscita della performance artistica. Le mostre mostrano come le opere nascono da un processo autentico, ricco di tensioni e scambi, e non da un semplice esercizio fine a se stesso. Così emerge la complessità e la ricchezza dell’esperienza formativa che Ramo offre, con risultati capaci di emozionare e far riflettere.

L’edizione 2026 e le sfide future di Ramo

L’undicesima edizione, partita quest’anno, si svolge in una nuova sede: Palazzo Mayer a Fossacesia, in provincia di Chieti, a due passi dal mare Adriatico. Un edificio storico che risponde bene sia alle esigenze della residenza che a quelle della mostra. Quest’anno il tutor è Luigi Presicce, mentre ospite dei talk è Iginio De Luca. L’atmosfera è quella di sempre: silenzio, pittura e attenzione profonda ai processi creativi personali.

Svolgersi in estate permette ai partecipanti di dedicarsi al progetto senza l’ingombro di esami o impegni accademici, un aspetto che gli organizzatori considerano fondamentale.

Il futuro di Ramo punta a consolidarsi e a espandere le collaborazioni. Al momento il progetto si autofinanzia e mantiene piena autonomia, ma sono in corso trattative con istituzioni accademiche come le Accademie di L’Aquila e Carrara. L’obiettivo è inserire Ramo nel circuito ufficiale della formazione, con il riconoscimento dei crediti formativi universitari , per rendere la partecipazione più accessibile e sostenibile.

Questo passaggio rappresenterebbe un salto di qualità, confermando il valore culturale e formativo della residenza e rafforzando il legame tra mondo accademico e pratica artistica indipendente. Ramo resta così non solo un’esperienza di residenza, ma un progetto comunitario che mette in connessione realtà diverse, favorendo il dialogo tra artisti di origini e formazioni differenti, in uno spazio collettivo e dinamico.

Redazione

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