Franco Angeli protagonista nel film cult “Morire gratis”: quando l’artista romano conquistò il cinema nel 1968

Nel 1968, Franco Angeli caricò una scultura sulla sua macchina e partì da Roma verso Parigi. Non era un viaggio come tanti. Quel percorso, immortalato nel film “Morire Gratis”, raccontava molto più di un semplice spostamento: era la mappa di un’anima inquieta, di un artista che si confrontava con se stesso e con il mondo che lo circondava. Roma, in quegli anni, era un crogiolo di energia, contrasti e fermenti culturali. Franco Angeli, nato a San Lorenzo nel 1935, aveva cominciato a dipingere da autodidatta poco più di un decennio prima, conquistandosi un ruolo di primo piano nella Scuola di Piazza del Popolo. Ma quel film lo metteva in scena fuori dal suo consueto ambiente: non più solo pittore, ma attore e simbolo di un’epoca segnata da tensioni e simboli di potere, riflessi nelle ombre di un viaggio carico di significati.

Franco Angeli: dalla pittura al set

Angeli cominciò a dipingere nel 1957 e, insieme a Tano Festa e Giuseppe Uncini, espose i primi lavori nel 1959 alla Galleria La Salita di Roma, dove l’anno dopo tenne la sua prima personale. Era un autodidatta, ma capace di una pittura intensa e impegnata, profondamente radicata nella realtà romana e nel tempo che viveva. Il cinema arrivò presto nella sua vita: la prima esperienza davanti alla cinepresa fu con il cortometraggio Inquietudine, diretto da Mario Carbone, dove mostrava la sua tecnica pittorica, premiata dal Ministero della Pubblica Istruzione. Da lì, la sua carriera si consolidò tra mostre collettive e personali. Nel 1968 arrivò Morire Gratis, un film in cui Angeli si mise a nudo come attore, disegnando con la sua presenza il ritratto di un artista cinico e stanco della vita. Per lui, incrociare arte e cinema fu un passo naturale, un modo per esplorare più a fondo la propria visione e i simboli che lo accompagnavano.

“Morire Gratis”: un viaggio tra arte, droga e fuga verso Parigi

Morire Gratis, firmato da Sandro Franchina, si apre in una galleria romana dove è esposta una scultura a forma di Lupa Capitolina. Angeli interpreta un artista che ha nascosto della droga dentro l’opera, creando un intreccio tra potere simbolico e realtà nascosta. Un collezionista francese vuole comprarla, senza sapere cosa si cela dentro. L’accordo si sposta a Parigi, dove la scultura dovrebbe essere esposta di nuovo. L’artista parte subito, caricando la Lupa sulla sua Alfa Romeo Giulia. Lungo la strada incontra Giovanni, un uomo benestante su una Jaguar, e Michelle, una giovane francese che decide di seguirlo. Il viaggio si anima di dialoghi, tensioni e scoperte. A Parigi la vendita fallisce, e la situazione precipita con l’aggressione dell’artista, soccorso poi da Michelle. Ne esce il ritratto vivido di un protagonista disilluso, un “artista delegato, impotente, alcolizzato”, come lui stesso si definisce nel film. La narrazione si avvale di voci fuori campo e musiche che intensificano l’atmosfera inquietante e allucinata, tipica del cinema d’avanguardia di quegli anni.

Sandro Franchina: un regista tra arte e realtà

Sandro Franchina, regista romano nato nel 1939, era figlio d’arte: nipote di Gino Severini e figlio dello scultore Nino Franchina. Fin da giovane si muoveva con disinvoltura negli ambienti artistici e culturali, stringendo legami con protagonisti come Mario Schifano, Tano Festa e lo stesso Franco Angeli. Morire Gratis resta la sua unica regia di lungometraggio, nato con il titolo Il sole all’ombra, un tentativo di mescolare cinema e arti visive. Negli anni seguenti, Franchina si dedicò al documentario d’arte, raccontando figure come Nino Franchina, Eliseo Mattiacci e Anish Kapoor. Nel 1996 collaborò a una grande mostra al Museo Reina Sofia di Madrid dedicata a Jannis Kounellis. Il MoMA ha dedicato una personale al suo lavoro, sottolineando il contributo prezioso nel narrare l’arte attraverso il cinema. La sua carriera dimostra la volontà di superare i confini tradizionali del cinema per abbracciare l’arte contemporanea in tutte le sue forme.

Franco Angeli: pittura, cinema e poesia a braccetto

Anche dopo Morire Gratis, Angeli continuò a unire arte e cinema. Nel 1972 presentò una mostra dove pittura, cinema e poesia si mescolavano in un’esperienza immersiva: una lunga galleria di fotogrammi ingranditi e dipinti, che accompagnavano il visitatore nell’oscurità di una sala di proiezione. Doveva esserci un film realizzato da lui a scandire il percorso, una sorta di autobiografia visiva e poetica. La mostra si tenne alla Galleria Sirio di Roma, anche se senza la proiezione finale. Nel 2003 il progetto venne ripreso dal regista Luca Ronchi, legato a Mario Schifano. Oggi, l’eredità di Franco Angeli vive anche nel lavoro del nipote omonimo, regista e sceneggiatore di documentari a sfondo sociale e storico. Il documentario Lo spazio inquieto, presentato al Torino Film Festival nel 2022 e distribuito da Luce Cinecittà, racconta la vita dello zio pittore, il suo rapporto con Roma, l’arte e le tensioni con il Partito Comunista Italiano. Un film che mescola materiali d’archivio e interviste, mostrando la complessità di un uomo e di un artista profondamente legato al suo tempo e alla sua città.

L’incontro tra Franco Angeli e il cinema segna così un capitolo importante nella storia delle arti visive italiane degli anni Sessanta. Morire Gratis è più di un film: è un racconto del disagio esistenziale degli artisti di quegli anni, una narrazione che intreccia simboli storici e un ritratto psicologico ben definito. La collaborazione tra Angeli e Franchina conserva una testimonianza preziosa che lega Roma, arte, cinema e il fermento culturale del secondo dopoguerra.

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