Disegna la nuova faccia del welfare, si legge nel bando lanciato dall’INPS. Un invito rivolto a illustratori, fumettisti e artisti per trasformare i servizi dell’ente in carte collezionabili, come quelle dei giochi di carte o videogame. L’idea è fresca: avvicinare i giovani a un mondo spesso percepito come distante, usando immagini moderne e creative. Ma c’è un problema: partecipare non comporta alcun compenso. Proprio l’INPS, che dovrebbe garantire il valore del lavoro e dei contributi, chiede un impegno a titolo gratuito. Un paradosso che riapre il dibattito sul riconoscimento economico del lavoro creativo, soprattutto quando a promuoverlo è chi dovrebbe tutelare i diritti dei lavoratori.
Come funziona il concorso e chi può partecipare
Il bando è uscito l’8 giugno 2024 e resterà aperto fino al 28 agosto. L’invito è rivolto a illustratori, fumettisti e creativi pronti a reinterpretare tre servizi INPS, trasformandoli in immagini da inserire in carte collezionabili. Il format è chiaro: ogni carta riporterà il nome del servizio, una breve descrizione e un QR code che rimanda a un portale dedicato ai giovani. Il compito degli artisti è realizzare l’illustrazione che accompagna questi elementi, con totale libertà creativa.
Le proposte saranno giudicate su qualità artistica, originalità e coerenza con l’obiettivo del progetto. Le opere selezionate entreranno ufficialmente nella collezione delle Carte INPS e saranno utilizzate per comunicazioni istituzionali, campagne stampa, esposizioni ed eventi legati all’ente. Partecipare è gratuito e gli autori mantengono il diritto d’autore, concedendo però all’INPS una licenza d’uso gratuita e non esclusiva per sfruttare le immagini come previsto.
Si tratta di un tentativo di avvicinare le nuove generazioni con un linguaggio più moderno e digitale, un passo insolito per un ente pubblico tradizionalmente legato a uno stile burocratico e poco accessibile.
Nessun compenso per i creativi: scoppia la polemica
La questione più spinoso riguarda l’assenza totale di compensi per i partecipanti, anche per i vincitori. Nel bando si specifica che si tratta di un “progetto a finalità culturale, artistica e divulgativa” senza premi in denaro, rimborsi spese o altri tipi di riconoscimenti economici. A chi partecipa resta solo la visibilità: le illustrazioni saranno pubblicate e il nome dell’autore citato, ma il lavoro creativo resta senza un vero riconoscimento economico.
Purtroppo questa pratica non è nuova nel mondo culturale e creativo, dove spesso si propongono progetti come occasioni di visibilità o arricchimento del portfolio. Ma dietro ogni disegno o fumetto ci sono ore di lavoro, idee e competenze che dovrebbero essere considerate come prestazioni professionali, non come attività gratuite. Diverse associazioni di categoria e professionisti hanno già denunciato queste “collaborazioni non retribuite” come forme di sfruttamento, che colpiscono soprattutto gli artisti emergenti.
Il “pagamento in visibilità” è sempre più contestato: spesso quella visibilità non si traduce in opportunità concrete o in incarichi pagati, lasciando molti professionisti senza una giusta remunerazione. Il caso INPS è emblematico perché coinvolge un’istituzione pubblica che dovrebbe tutelare il lavoro e la sostenibilità economica delle professioni creative.
Creatività e istituzioni: un rapporto ancora da costruire
L’iniziativa dell’INPS mette in luce una contraddizione di fondo nel rapporto tra enti pubblici e artisti. Da un lato, cresce l’esigenza di usare linguaggi più moderni e vicini al pubblico, soprattutto ai giovani, che trovano nel disegno e nel fumetto strumenti immediati e coinvolgenti. L’ente si affida alla community degli illustratori, riconoscendo il loro ruolo nel comunicare con immagini efficaci.
Dall’altro, però, resta il problema economico: queste collaborazioni spesso non vengono riconosciute come lavoro professionale da pagare secondo standard adeguati, ma come attività da fare a titolo gratuito. Questo rischia di svalutare la creatività e di escludere dal mercato artisti validi che non possono permettersi di lavorare senza un compenso. Ancora più rilevante se si pensa che l’INPS è finanziato dai contributi dei lavoratori.
Un lavoro creativo non pagato toglie risorse a chi produce valore culturale e artistico, con il rischio che in futuro manchino professionisti disposti a sostenere iniziative pubbliche di qualità. E apre una domanda più ampia: se le istituzioni non riconoscono il lavoro immateriale, come può reggersi il sistema sociale e produttivo? Un vero dialogo tra pubblico e artisti dovrebbe prevedere un modello di collaborazione sostenibile e rispettoso del lavoro intellettuale.
La sfida di comunicare con immagini nuove
Affidarsi a linguaggi visivi contemporanei è un passo importante per la comunicazione istituzionale, spesso legata a uno stile rigido e freddo. Le carte collezionabili, con le loro illustrazioni, offrono un modo originale per raccontare servizi complessi in modo semplice e accattivante, attirando l’attenzione dei giovani su temi che di solito faticano a coinvolgerli.
Questa strategia segue tendenze globali, dove fumetto, gaming e illustrazione diventano strumenti per educare e informare il pubblico. L’iniziativa INPS vuole innovare culturalmente e digitalmente. Ma il successo non può prescindere da un giusto riconoscimento per chi mette in campo idee e talento.
Coinvolgere artisti nella comunicazione sociale è un passo positivo, soprattutto per superare il distacco tra cittadini e istituzioni. La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra l’uso di linguaggi nuovi e il giusto trattamento del lavoro professionale, così da costruire un rapporto che valorizzi entrambi e duri nel tempo.
L’iniziativa INPS, seppur innovativa, riapre un dibattito necessario sul valore economico e sui diritti degli artisti nelle campagne pubbliche. Queste nuove carte collezionabili potrebbero essere non solo un salto avanti nella comunicazione, ma anche un’occasione per ripensare il modo in cui pubblico e creatività collaborano.