Nel cuore antico di Palazzo Collicola, a Spoleto, le pareti sembrano respirare una nuova vita. Adelaide Cioni ha trasformato il piano terra con “Grande Assurdo”, un progetto che non si limita a riempire lo spazio: lo scuote, lo plasma, lo reinventa. Qui, storia e contemporaneità si sfiorano, mentre materiali diversi e forme inaspettate dialogano tra loro. Camminando tra le installazioni, il visitatore non osserva solo: viene coinvolto, quasi calato in un’esperienza che mescola arte visiva e teatro, tatto e vista, memoria e sorpresa. Un viaggio che dura fino al 10 gennaio 2027 e che nasce dall’incontro tra territorio, scuola, artigianato e un coraggioso spirito di sperimentazione.
Un viaggio immersivo tra installazioni e architetture storiche
Appena si entra al piano terra di Palazzo Collicola, l’occhio cade subito su una grande sfera bianca in tessuto che occupa l’atrio, bloccando la vista sulle sale vicine. Questa forma, imponente e avvolgente, segna l’inizio di un’esperienza insolita: da lì parte un tunnel fatto di tessuti e linee dipinte che giocano con la prospettiva. Lo spazio si piega, la profondità si allunga, e l’idea tradizionale di museo viene messa in discussione. Il progetto invita a “entrare” in un immaginario che cambia le regole della visita: il percorso conduce a un’immersione fisica e sensoriale negli ambienti.
Le sale si aprono mostrando affreschi antichi e decori originali che dialogano con forme grandi, geometriche e antropomorfe. Tra queste spicca un prato verticale in tessuto con “ciuffi d’erba” quasi palpabili. Le “braccia” nere, sovradimensionate, accolgono e avvolgono chi si siede, offrendo un’esperienza tattile e fisica. Le installazioni si intrecciano con gli spazi storici, modulandoli completamente: dall’illuminazione naturale che filtra dalle finestre alle soglie rivestite di tessuto, si crea un dialogo continuo tra antico e moderno, arte e luogo.
Adelaide Cioni, Spoleto e il legame con il territorio umbro
Adelaide Cioni, nata a Bologna ma residente a Spoleto da qualche anno, si inserisce in una tradizione artistica ben radicata nella città umbra, richiamando nomi di spicco come Sol LeWitt. La sua scelta di vivere qui non è solo geografica, ma un vero dialogo con l’ambiente e la cultura locale. La mostra riflette questa sinergia: gli studenti del Liceo Artistico Sansi Leonardi Volta hanno partecipato alla realizzazione, mentre la sponsorizzazione tecnica di Fabiana Filippi ha fornito i tessuti necessari.
Il progetto si appoggia anche a collaborazioni con artigiani locali, ancorando le installazioni alla tradizione manifatturiera del territorio. Accanto a questa dimensione strettamente locale, la mostra conta sul supporto di professionisti di livello internazionale, unendo così realtà diverse attorno a un’unica visione artistica. Questo intreccio di relazioni fa di “Grande Assurdo” non solo una mostra, ma un momento di confronto tra estetica contemporanea e radici culturali urbane.
Il curatore Saverio Verini svela la genesi e l’idea dietro “Grande Assurdo”
Saverio Verini, direttore di Palazzo Collicola e curatore della mostra, sottolinea il forte legame di Cioni con Spoleto. Dopo tre anni vissuti in città, l’artista ha trasformato il piano terra del museo in un laboratorio vivo. Le opere sono nate e cresciute direttamente sul posto, incarnando una visione strettamente legata al contesto.
Un episodio in particolare ha ispirato elementi chiave del progetto: una passeggiata sul Monte Luco, la montagna che domina Spoleto, ha regalato ad Adelaide una visione quasi mistica. Da quell’esperienza sono nate la sfera monumentale e il tunnel tessile, entrambi all’ingresso della mostra. Verini mette in luce come l’allestimento stravolga lo spazio espositivo, chiudendo alcune sale e trasformando la fruizione tradizionale, con un’atmosfera dominata da luce naturale selezionata.
L’opera vive di una forte componente tattile e performativa: i visitatori possono lasciarsi avvolgere dalle grandi braccia di tessuto o attraversare spazi oscuri illuminati solo dalla luce che entra dalle finestre. La collaborazione con studenti, artigiani e professionisti ha dato vita a un’esperienza coesa e articolata, facendo di questa mostra un progetto collettivo di rigenerazione estetica e culturale.