Nel 1936, a Torino, nasce Corrado Levi, un uomo il cui cammino attraversa novant’anni segnati da eventi storici duri, come le leggi razziali, che non hanno mai spento la sua voglia di cercare se stesso attraverso l’arte. La sua vita — un mosaico di esperienze, scritti e opere — si dispiega senza mai fermarsi, sfuggendo a definizioni rigide. Levi ha costruito un percorso in cui la soggettività diventa il filo invisibile che unisce insegnamento, pratica artistica e riflessione critica. Ogni sua parola, ogni sua opera, non è mai fine a sé stessa: sono tracce, segnali da seguire per chi vuole entrare davvero nel suo universo, fatto di dialoghi continui tra tempo, corpo e spazio.
Anni Settanta: insegnare, il movimento studentesco e la soggettività
Negli anni Settanta, Levi insegnava all’Architettura di Milano, in un ambiente che stava vivendo una profonda trasformazione culturale e politica. Invitava i suoi studenti a ripensare la scuola, non come era ma come avrebbero voluto davvero, superando schemi rigidi e aspettative standardizzate. In quegli anni di fermento, gli studenti si organizzarono non più per anno di corso, ma per territori e affinità personali. Spiccò l’emergere di pratiche di autocoscienza, spinte dal movimento femminista e LGBTQ+, che portarono in primo piano temi nuovi sull’identità e la politica del corpo.
Le donne crearono spazi dedicati all’approfondimento di sé, mentre gli uomini omosessuali cercarono un doppio riconoscimento, né nei gruppi etero né nei movimenti maschili tradizionali. Queste nuove consapevolezze portarono a riflessioni sulla città e sugli spazi abitativi, messi a nudo come costruiti secondo logiche patriarcali. Quel fermento intellettuale è raccolto nell’antologia “Soggettività Opere Luoghi” , pubblicata da un editore ormai scomparso, che resta testimonianza di quegli anni intensi.
Anni Ottanta a New York: l’arte fuori dai circuiti ufficiali
Gli anni Ottanta portarono Levi a New York, nell’East Village, quartiere dove fiorivano gallerie indipendenti e si vendevano opere a prezzi alla portata di tutti, quasi come un pacchetto di sigarette. Qui si respirava aria di ribellione contro l’arte ufficiale, quella dei grandi nomi come Leo Castelli o Ileana Sonnabend. Per Levi, non era solo opposizione, ma segno di un cambiamento culturale profondo.
Al rientro a Milano, portò nel suo studio di corso San Gottardo quello spirito, organizzando mostre lontane dagli ambienti accademici ma aperte al confronto diretto tra artisti e pubblico. Il suo metodo, ispirato dal maestro Carlo Mollino, era chiaro: “io sono un vettore, non una forza”. Un modo di guidare senza imporre, di aprire spazi più che chiuderli.
Collaborazioni milanesi: la Libreria delle donne e l’arte che esce in strada
Nel panorama culturale milanese, Levi collaborò con realtà femministe importanti. Amico di Lia Cigarini e Luisa Muraro, lavorò fin dall’inizio con la Libreria delle donne di Milano. Nel 2001, per la nuova sede in via Calvi 29, insieme a Stefania Giannotti, ridisegnò gli spazi inserendo una sala conferenze e una cucina, luoghi pensati per favorire il dialogo e la condivisione.
Un gesto significativo fu esporre opere d’arte nelle vetrine, accanto ai libri, visibili a chi passava per strada. Un modo per abbattere le barriere culturali e portare l’arte fuori dai musei e dalle gallerie chiuse. Ancora una volta Levi metteva in pratica il suo principio di partire da sé, rendendo l’arte accessibile e inclusiva. Aveva preparato una mostra a Palazzo Reale per la primavera del 2024, ma il ricovero a fine 2023 e la decisione dei figli, Lisa e Ruben, hanno fermato il progetto.
“Sigilli, ceralacche e memorie”: la mostra alla Galleria Luisa Delle Piane
Nonostante gli ostacoli, la voglia di Levi di esplorare e sperimentare resta intatta. Dal 2023 collabora con la Galleria Luisa Delle Piane, punto di riferimento a Milano per l’incontro tra arte e architettura. Ne è nata la mostra “Sigilli, ceralacche e memorie”, curata da Beppe Finessi, dove convivono opere recenti e lavori storici di Levi.
Tra i pezzi più significativi c’è “Lampada di Edipo” , una scultura di grandi dimensioni che rappresenta una testa bendata, realizzata in diverse copie e colori . L’opera richiama la tradizione classica e mostra come la luce dell’antichità cambi sempre, anche se gli occhi sono bendati. Non manca l’ironia, marchio di fabbrica di Levi, un omaggio ai suoi maestri come De Pisis, Schifano, Carol Rama.
Altro aspetto importante è il modo in cui Levi comunica la soggettività attraverso testi e immagini, come nel libro “New Kamasutra, didattica sadomasochista” . Un’opera che ha spezzato il paradigma maschile neutro nella filosofia, mettendo in luce l’esclusione femminile dal discorso pubblico, radice del patriarcato e delle democrazie antiche.
“Novità in casa ”: l’album della pandemia
Nel momento più duro della pandemia, nel 2020, Levi ha scritto “Novità in casa ”, un vero e proprio diario di appunti e disegni nati in isolamento. Pubblicato da Corraini, il libro alterna pagine scritte a disegni materici e vibranti, segnati da linee sottili e colori intensi, tipici del suo stile.
Le parole scelte raccontano un paradosso organizzativo: termini come “spostato”, “imprevedibile”, “smemorato” si accompagnano all’aggettivo “organizzato”. Una riflessione sull’errore come parte del progetto e sulla sua possibile correzione, che rivela una profonda consapevolezza della condizione umana in un momento di crisi collettiva. Il libro si fa così laboratorio aperto, invita a muoversi tra incertezze e cambiamenti senza perdere di vista la soggettività.
Corrado Levi: memoria, parola e immagine, un’eredità da scoprire
Gli ultimi appuntamenti espositivi e editoriali confermano la curiosità di Levi verso il rapporto tra memoria, parola e immagine. Con opere che usano ceralacca su carta o tela e simboli come sigilli e memorie, Levi torna a scoprire pezzi della sua esperienza che diventano universali. Come un “vettore”, secondo la lezione di Mollino, trasmette senza imporre, stimolando curiosità e confronto.
La sua attività non si ferma, ma evolve, offrendo sempre nuove chiavi di lettura su temi come identità, corpo, storia e comunità. Dal movimento studentesco milanese agli spazi indipendenti di New York, dalla collaborazione con la Libreria delle donne alla mostra milanese, la sua opera racconta un percorso di ricerca e trasformazione che parla con forza e sensibilità ai nostri giorni.