Milano celebra il contatto umano con la mostra fotografica su cartoline d’epoca di Riccardo Scibetta

Una stretta di mano catturata in una vecchia cartolina, ingiallita dal tempo ma ancora capace di parlare. È partendo da quel semplice gesto che nasce un progetto artistico unico, che intreccia passato e presente. A Milano, nella galleria Alessia Paladini, fino al 24 luglio, si possono ammirare fotografie che raccontano il valore del contatto umano. Stampe d’epoca e immagini restaurate trasformano quel gesto di mani che si sfiorano in una storia visiva, tanto intima quanto universale.

“Due”: quando un ritrovamento trasforma la memoria in arte

Tutto nasce per caso. Riccardo Scibetta, fotografo palermitano classe 1971, si imbatte in un mercatino dove trova una cartolina ingiallita che ritrae due mani che si stringono con delicatezza. Quell’immagine evoca sentimenti antichi, legami invisibili ma tangibili. Da lì prende forma “Due”, una serie che va oltre la nostalgia per scavare nel senso profondo del contatto fisico, sempre più raro nell’epoca digitale.

Scibetta comincia a cercare altre immagini simili, trovando cartoline, dagherrotipi e diapositive vecchie di decenni o anche secoli. Va in giro per mercatini e negozi d’antiquariato, selezionando con cura ogni foto che racconti un gesto di vicinanza tra due persone – che siano amanti, fratelli, amici o perfino animali. Ogni scatto diventa un pezzo di una mappa emotiva che parla di presenza, cura e fiducia racchiuse in quel semplice stringersi la mano. L’artista poi lavora con attenzione sulle immagini, restaurandole e ricolorandole, togliendo dettagli inutili per concentrare lo sguardo su ciò che conta: le mani.

Con questo lavoro dal sapore quasi archeologico, Scibetta costruisce una galleria di immagini che diventa una memoria collettiva del gesto umano più piccolo eppure potente.

Toccare con gli occhi: la forza sensoriale degli scatti

Ciò che colpisce nella serie “Due” è la sensazione tattile che emerge da ogni fotografia. Non si tratta solo di guardare un’immagine, ma di quasi sentire la pelle, il calore delle mani, la forza e la delicatezza di quel gesto. Questo effetto nasce dall’attento lavoro visivo e dalla scelta dei soggetti: non solo coppie, ma anche fratelli, amici o anziani, storie diverse che parlano lo stesso linguaggio, quello delle mani che si toccano.

Scibetta, architetto e designer prima che fotografo, lavora da oltre vent’anni con uno stile libero e fuori dagli schemi. La sua narrazione va oltre il semplice richiamo al passato per riflettere sulla fragilità dei rapporti oggi, spesso mediati da schermi e tecnologie. Le opere in mostra invitano a pensare alla mancanza di contatto vero nelle nostre vite.

Anche l’allestimento è curato nei dettagli: cornici su misura accompagnano le immagini, creando un’esperienza che coinvolge e valorizza un gesto quotidiano e apparentemente semplice. Un gesto che qui diventa un simbolo di resistenza emotiva in un mondo incerto e veloce.

Riccardo Scibetta, dall’architettura alla fotografia che racconta storie

Riccardo Scibetta ha un percorso variegato: laureato in architettura a Palermo nel 1999, nei primi anni si dedica al design di interni e a progetti artistici che spaziano dalla grafica alla pittura, fino alla realizzazione di monumenti pubblici.

Dal 2000 si concentra sulla fotografia, lavorando con riviste e partecipando a festival. Nel 2001 vince il festival fotografico di Savignano sul Rubicone, nel 2003 riceve una menzione speciale al concorso FNAC con “Sicilia ritrovata” e nel 2005 vince il concorso Yann Geffroy con “Ouragan”. Nel 2011 fonda “MYOP – Make Your Own Path”, progetto che guida per dieci anni, mettendo in rete artigiani, artisti e realtà imprenditoriali siciliane con eventi di rilievo come il Salone del Mobile e piattaforme internazionali del design.

Questa esperienza multidisciplinare arricchisce il suo modo di fotografare, unendo rigore visivo e profondità emotiva.

“Due” a Milano: una mostra per riscoprire il valore del contatto umano

Alla galleria Alessia Paladini, in via Pietro Maroncelli 11, la mostra “Due” raccoglie e mette in luce un patrimonio di immagini che parlano di affetto, intimità e legami. Fino al 24 luglio 2024, chi visita può vedere una selezione di fotografie e cartoline che raccontano, come un filo sottile ma resistente, l’importanza di un gesto che attraversa epoche e generazioni.

Oltre a far riflettere sul valore del contatto fisico, la mostra restituisce a questo semplice atto il suo ruolo di rifugio e legame emotivo. Il lavoro di Scibetta illumina un aspetto fondamentale della natura umana, oggi spesso dimenticato, e lo fa con un linguaggio visivo che parla a chiunque, senza confini di tempo o spazio.

Quel gesto di tenersi per mano torna così a essere un simbolo vivo, capace di raccontare storie di amicizia, amore e solidarietà, un invito a ritrovare un modo autentico e necessario di stare vicini.

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