Miriam Governatori: l’arte performativa che trasforma lo spazio espositivo in scenografia vivente

Nel 2025, a Torino, Miriam Governatori ha fatto qualcosa di insolito: ha portato una testa di cartapesta gigantesca, simile a quella del film Frank con Michael Fassbender, e l’ha frantumata davanti a un pubblico sbalordito. Ma non era solo un gesto distruttivo. Dalla testa rotta sono spuntati biscotti, come se una cornucopia di dolcezza fosse esplosa all’improvviso. Quel momento, surreale e affascinante, racconta molto del suo modo di fare arte. Governatori non si limita a mostrare opere; le fa vivere, mescolando assurdo e meraviglia in un’esperienza che scuote chi guarda e rompe gli schemi delle mostre tradizionali. Tra Torino e Foligno, la sua scena continua a sorprendere e a mettere in discussione il semplice atto di osservare.

Un’arte in movimento: dal disagio all’azione sul palco

L’arte di Miriam Governatori non si accontenta di restare ferma in una vetrina. Non nasce per essere solo guardata, ma per essere vissuta, consumata, a volte persino sofferta. Il suo lavoro parla più di tormento che di semplice agitazione: un’energia che si trasforma in una spinta fisica a interagire con gli oggetti, spesso distruggendoli o trasformandoli. Per questo, gli spazi espositivi tradizionali le stanno stretti, percepiti come luoghi freddi e distanti, quasi teche separate dalla realtà.

La performance diventa allora il cuore del suo lavoro. Miriam usa lo spazio espositivo come un palcoscenico, costruendo finzioni che sconvolgono la percezione dello spettatore. È un modo per rompere le regole, un rituale che scuote queste architetture immateriali e si inserisce in modo autentico, spesso spiazzando chi è abituato a un’arte passiva e controllata.

Dietro le quinte: oggetti di scena e immaginazione al lavoro

Preparare una performance per Miriam significa curare ogni dettaglio degli oggetti di scena: maschere, macchine, strutture e costumi, spesso fatti con materiali di recupero come cartapesta o metalli saldati. Questi elementi diventano i protagonisti veri della scena, caricati di un’energia che precede la loro messa in scena.

Le prove vere e proprie sono poche. Più che altro, Miriam si allena mentalmente, ripetendo con precisione quasi maniacale tempi e movimenti, immaginando ogni passo. Studia gli spazi e il contesto per costruire una mappa immaginaria che guida la performance. Ma quando arriva il momento, tutto resta aperto all’imprevisto, soprattutto all’interazione con il pubblico. Per lei questa perdita di controllo è voluta: un equilibrio sottile tra autenticità e incertezza, che riflette il concetto di “fallimento queer” di José Esteban Muñoz.

Un universo di riferimenti: tra punk, simboli e riti

L’universo di Miriam Governatori attinge a molte fonti, difficili da racchiudere in categorie precise. Non segue un elenco di riferimenti, ma assorbe istintivamente tutto ciò che la circonda, trasformando impulsi e ambienti in materia di lavoro. Tra le sue passioni ci sono letture di antipsicanalisi, studi sull’inconscio e sulle identità di genere, ma anche linguaggi simbolici come l’astrologia.

Il lato punk e l’approccio fai-da-te sono fondamentali: materiali di scarto, lavorazioni artigianali e una forte carica ribelle. Ammira artisti come Louise Bourgeois e Lygia Clark, ma si dichiara anche debitrice all’immaginario popolare, citando persino le puntate di Art Attack viste da bambina e la cultura di internet fatta di meme e tutorial su YouTube. Tutto questo contribuisce a un linguaggio ibrido e contemporaneo che guida la sua ricerca.

Il disegno: diario segreto e specchio dell’inconscio

Accanto alle performance, il disegno ha un ruolo importante nel lavoro di Miriam. Per lei è un modo spontaneo e fluido di esprimersi, simile a un flusso onirico, che mette in contatto con parti interiori spesso sconosciute e a volte inquietanti. Dai suoi disegni emergono immagini e simboli carichi di forza emotiva, quasi fossero messaggi nascosti nella psiche.

Questo rapporto è delicato. Miriam cerca di mantenere intatto il carattere spontaneo e segreto di queste opere, senza soffocarne la forza con un controllo troppo razionale. Nel tempo sta imparando a bilanciare lucidità e rispetto per l’elemento inconscio che alimenta le sue immagini.

L’arte emergente in Italia: ostacoli e scelte difficili

Classe 2001, Miriam Governatori ha da poco concluso gli studi in arte e design alla Libera Università di Bolzano. Sta costruendo un percorso espositivo e performativo che la sta facendo conoscere soprattutto a Torino. Ma in Italia la strada per un artista emergente è dura, segnata da problemi di stabilità economica e libertà creativa.

Miriam racconta di una situazione in cui costruirsi una carriera solida sembra quasi incompatibile con la possibilità di dedicarsi pienamente alla propria arte. Molti colleghi le consigliano di andare all’estero per trovare più opportunità, e lei non esclude questa strada per il futuro. Intanto preferisce restare lucida e autentica, anche se questo significa fare un secondo lavoro e non cercare un successo veloce.

Suoni nuovi: la musica come nuova frontiera

Oggi Miriam sta lavorando a un disco, previsto per la primavera 2025, che rappresenta un nuovo passo nella sua ricerca. Il lavoro è un collage di suoni digitali creati con GarageBand, mescolati a registrazioni di vecchi giocattoli parlanti. Spicca un bidone antropomorfo che parla della spazzatura come fosse il suo cibo, con frasi ironiche e surreali .

Finora il suono era un accompagnamento alle sue performance visive. In questo progetto diventa protagonista assoluto. L’album vuole portare una nuova dimensione alla sua arte, puntando a un linguaggio più diretto e coinvolgente.

Miriam Governatori: l’identikit di un’artista in crescita

Nata a Foligno nel 2001, Miriam Governatori si è formata in arte e design alla Libera Università di Bolzano, laureandosi nel 2024. Ha partecipato a diverse residenze e programmi come Posidonieto alla Fondazione Lac O Le Mon e New Gen, promosso da Almanac, Cripta747 e Mucho Mas! Oggi vive e lavora a Torino, dove porta avanti una ricerca che mescola emozioni forti, inconscio collettivo, performance, installazioni e disegni.

Negli ultimi anni ha collaborato con realtà importanti come Edizioni Brigantino a Milano, Almanac a Torino e Museion a Bolzano. Il suo lavoro rilegge il rapporto tra pubblico e oggetto artistico, costruendo un linguaggio originale e in continua evoluzione.

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