Nel cuore di Roma, a due passi dal Gianicolo, si apre una nuova serra che promette di cambiare il modo in cui guardiamo alle piante tropicali. L’Orto Botanico, un polmone verde di dodici ettari incastonato tra antiche terme e palazzi storici, non è solo un luogo da visitare. Qui si fa ricerca vera, si intrecciano scienza e tradizione in un dialogo costante. Tra palme secolari e serre restaurate, si studiano specie rare, ma soprattutto si cerca di capire come la natura possa aiutarci a combattere un problema urgente: l’inquinamento dell’aria. Questa nuova serra, dedicata alla biodiversità tropicale, è il laboratorio di un futuro più pulito.
L’Orto Botanico di Roma ha una storia lunga e complessa, che parte dal Medioevo e attraversa il Rinascimento. Già nel Duecento, ai tempi di papa Innocenzo IV, si coltivavano piante medicinali in un giardino che anticipava l’idea moderna di orto botanico. La forma attuale però nasce nell’Ottocento, nel 1883, quando l’orto si insedia nel complesso della Villa Riario-Corsini, un edificio di grande pregio che nel Seicento ospitò Cristina di Svezia. L’acquisto di questa villa e dei suoi undici ettari circostanti, un accordo tra Governo e Comune di Roma, ha segnato la nascita dell’orto così come lo conosciamo oggi.
Il terreno, parte degli antichi Horti Getae, comprende anche importanti reperti archeologici, tra cui i resti delle terme di Settimio Severo, testimoni di un passato stratificato e di un luogo che da sempre fa da ponte tra epoche diverse. La scelta di questo sito non è casuale: unire scienza e cultura in un contesto storico di grande valore. Da allora l’orto è cresciuto, adattandosi ai tempi ma mantenendo sempre la sua vocazione di spazio di studio e conservazione.
Ogni pianta dell’orto racconta una sua storia. Le serre, alcune risalenti all’Ottocento e restaurate dopo i danni della Seconda guerra mondiale, sono progettate per mantenere ambienti con condizioni climatiche precise. Si trovano specie mediterranee e tropicali, succulente, e una delle collezioni europee più importanti di bambù. La grande serra ospita piante delicate che hanno bisogno di caldo e umidità, mentre l’aranciera conserva essenze tipiche degli orti nobiliari.
Tra le attrazioni più suggestive c’è la Serra Corsini, dove convivono piante succulente e reperti storici, come due vasche appartenute a Cristina di Svezia. Le collezioni sono organizzate con un occhio sia scientifico che estetico, permettendo ai visitatori di immergersi in un’esperienza che è insieme didattica e visiva. Le specie sono disposte seguendo criteri ecologici e filogenetici, così da ricreare associazioni simili a quelle naturali.
La gestione è affidata all’Università La Sapienza, che ha fatto dell’orto un centro di eccellenza per la ricerca botanica e la divulgazione. Le collezioni si aggiornano continuamente, stimolando nuove collaborazioni e mantenendo viva la struttura come un organismo in movimento.
L’ultimo progetto, inaugurato il 18 giugno 2024, è la Serra della Biodiversità Tropicale, dietro la Fontana dei Tritoni, una zona storica che si arricchisce di un nuovo polo scientifico. Questa serra nasce dalla collaborazione tra l’Orto Botanico e Antoniodeluca Farms Inc., azienda esperta in piante tropicali e subtropicali.
La struttura garantisce un’umidità costante intorno all’80% e temperature tra i 18 e i 30 gradi a seconda della stagione. Qui saranno ospitate specie di interesse ornamentale, medicinale e industriale, ampliando le collezioni già presenti. Ma la serra non sarà solo un luogo espositivo: diventerà un laboratorio per studiare come le piante tropicali possano assorbire le sostanze inquinanti nell’aria delle città, una sfida cruciale per il futuro delle metropoli.
L’obiettivo è creare una piattaforma scientifica aperta, che coinvolga esperti e pubblico in un percorso di conoscenza e tutela dell’ambiente. Accanto alla ricerca, la serra avrà un ruolo educativo, per aumentare la consapevolezza sul valore della biodiversità e sulle sfide climatiche che ci attendono.
Unendo passato e futuro, l’Orto Botanico di Roma si conferma un luogo dove la natura, la storia e l’innovazione si incontrano per raccontare, con passione e rigore, il legame fondamentale tra piante, città e pianeta.
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