Una fotografia non è solo un’immagine, ha detto Sebastião Salgado, «è la testimonianza vivente di un momento che non tornerà». E Bassano del Grappa, dal 24 ottobre 2026, si trasforma in un grande racconto visivo grazie a 160 scatti provenienti dalla prestigiosa collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi. Qui, fino al 4 aprile 2027, si potranno ammirare le storie di un mezzo secolo: guerre, migrazioni, ma anche paesaggi selvaggi catturati con un occhio che sa coniugare arte e impegno civile. Dietro questa mostra c’è la volontà di consolidare Bassano come uno dei poli europei più significativi per la fotografia d’autore, come ha spiegato Barbara Guidi, direttrice dei Musei Civici. Un appuntamento che promette di lasciare il segno, proprio come le immagini di Salgado.
La mostra, intitolata Sebastião Salgado. Fotografie della collezione Maison Européenne de la Photographie, Parigi, nasce proprio dalle immagini custodite in uno dei musei fotografici più importanti d’Europa. L’idea è riunire in un unico percorso la carriera del fotografo brasiliano, dagli esordi alla fine degli anni Sessanta fino al progetto Genesis, che ha segnato una svolta nel suo modo di guardare il mondo.
Salgado è celebre per i suoi reportage intensi, che raccontano con immagini potenti temi sociali cruciali: guerre, migrazioni, lavoro duro e lo sfruttamento delle persone più vulnerabili. Negli anni, però, il suo lavoro ha preso una nuova direzione, diventando una vera e propria celebrazione della natura incontaminata con il progetto Genesis, realizzato tra il 2004 e il 2011. La mostra di Bassano evidenzia come queste due fasi siano due facce della stessa medaglia, momenti diversi ma profondamente connessi di un unico percorso.
Barbara Guidi spiega che l’obiettivo non è mostrare solo singoli progetti, ma tutta l’evoluzione di un autore che ha saputo raccontare la complessità del nostro tempo. Questa esposizione si inserisce in una lunga tradizione di mostre dedicate a grandi nomi della fotografia internazionale, rafforzando la reputazione culturale della città.
Il ruolo della MEP di Parigi è stato decisivo. Questa istituzione, tra le più importanti in Europa nel campo della fotografia contemporanea, conserva la più grande collezione al mondo di opere di Salgado, con circa 400 immagini. Portarne a Bassano 160 ha significato un lavoro di selezione accurato e una collaborazione stretta tra i musei.
Bassano del Grappa, città di dimensioni modeste ma ricca di arte e storia, con le sue collezioni dedicate a Jacopo Bassano, Canova e la grafica, ha così dimostrato di saper fare squadra per mettere in piedi progetti culturali di alto livello. La mostra di Salgado si inserisce in un percorso più ampio, che vede i Musei Civici protagonisti di iniziative innovative e di respiro internazionale.
L’esposizione segue un filo preciso, cronologico e tematico, distribuito su due piani. Al piano terra, si trovano serie come Altre Americhe, Sahel, Gold, Kuwait, Workers, Exodus e Children of the Exodus: scatti che affrontano temi sociali forti, spesso drammatici. Al primo piano, invece, domina il progetto Genesis, un inno alla natura ancora intatta.
Le scelte espositive, dai colori alle luci, sono studiate per far immergere completamente il visitatore nell’atmosfera delle fotografie. L’obiettivo è far emergere con forza la rilevanza e l’urgenza dei messaggi di Salgado, evitando che la mostra si riduca a un semplice omaggio al passato. Piuttosto, diventa uno spunto per riflettere sul presente e su quello che ci aspetta, soprattutto sul fronte ambientale e sociale.
Mentre Bassano si prepara ad accogliere Salgado, un altro grande evento scuote la scena culturale locale: il Cavallo Colossale di Antonio Canova torna visibile dopo un lungo restauro. L’opera, rimasta nascosta nei depositi per oltre cinquant’anni, è stata ricostruita pezzo dopo pezzo ed è pronta a essere ammirata dal pubblico.
Il restauro, considerato uno dei più complessi e innovativi in Italia negli ultimi anni, ha ridato vita a questo modello in gesso alto oltre quattro metri e lungo cinque, pensato da Canova per monumenti equestri. Per la città e per la storia dell’arte neoclassica è un patrimonio prezioso. Il ritorno dell’opera è anche un segnale forte: il museo di Bassano sa coniugare tutela, valorizzazione e innovazione.
Il progetto di riallestimento non è stato semplice, ma ha un valore simbolico enorme: restituisce alla comunità un pezzo importante della sua memoria artistica e storica, un preludio ideale ai festeggiamenti per il bicentenario del museo e a una possibile nomina di Bassano come Capitale Italiana della Cultura nel 2029.
Le mostre su Salgado e il ritorno del Cavallo Colossale non sono eventi isolati. Fanno parte di un progetto culturale più vasto, inserito nella candidatura di Bassano del Grappa per la Capitale Italiana della Cultura 2029. Qui non si tratta solo di celebrare, ma di costruire un percorso duraturo, che coinvolga tutta la città e il territorio.
Un aspetto chiave è il dialogo con le nuove generazioni, grazie al TAG – Tavolo Agenda Giovani, un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 27 anni che ha partecipato alla stesura del dossier di candidatura. Tra i progetti simbolo c’è la rifunzionalizzazione di Palazzo Bonaguro, un edificio storico destinato a diventare un hub culturale e sociale, spazio aperto a inclusione e partecipazione di ogni età.
Bassano dimostra così che la cultura è un motore di coesione, crescita e innovazione. Il museo non è più solo un luogo da visitare, ma uno spazio vivo, capace di rispondere ai bisogni della comunità e di guardare al futuro con occhi nuovi.
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