Butchers ad Atene: la danza dei macellai tra storia, danza e rituale con Gloria Dorliguzzo e Lucia Amara

Il 12 e 13 luglio 2024, ad Atene, il palco dell’Epidaurus Festival ha ospitato qualcosa di sorprendente: Butchers, la nuova creazione di Gloria Dorliguzzo. Nessun coltello che affonda, nessuna scena di sangue. Solo gesti secchi, misurati, che sembrano venire da un tempo lontano. Quel movimento, antico e rituale, porta con sé una storia che attraversa i secoli, trasformandosi in danza e memoria. Ma che cosa spinge una coreografa a intrecciare danza, antropologia e filologia attorno a un termine come hasapikos, la “danza dei macellai”? Lì, in quel gesto essenziale, c’è molto di più di una semplice performance.

Dalla tecnica al ritmo: come nasce Butchers

Il punto di partenza è l’etimologia di hasapiko, la danza dei macellai in greco antico, legata alle corporazioni di Costantinopoli e alle radici della cultura greca. Gloria Dorliguzzo, coreografa milanese del 1984, ha deciso di esplorare quel gesto tecnico, presente nel lavoro quotidiano dei macellai, per osservarlo da un’altra angolazione. Con l’aiuto di Lucia Amara, teorica teatrale bolognese, la ricerca è andata oltre il semplice gesto meccanico, per interrogarsi su memoria e ritualità.

Il taglio, ripetuto all’infinito fino a diventare corpo e conoscenza, viene estrapolato dalla sua funzione pratica. Scompaiono coltelli e animali, resta solo il movimento, pura forma fatta di equilibrio, peso, precisione e sospensione. Eliminare l’elemento materiale non toglie forza al gesto, anzi ne aumenta il valore estetico e simbolico. Lo spettatore assiste a un atto che si regge da solo, un ritmo scandito che crea quasi uno stato di trance.

Questa sottrazione radicale dimostra che, anche quando il significato originale si perde, la memoria del gesto continua a vivere nel corpo. Rimane un’eco del passato, astratta ma potentemente evocativa.

Tra corpo, parola e sacrificio: la ricerca di Lucia Amara

Lucia Amara ha affiancato Dorliguzzo per approfondire il legame tra taglio e ritmo nella cultura greca antica. Il lessico del “taglio” compare sia nella spartizione rituale della carne sia nella metrica poetica, per esempio nei versi di Pindaro. La danza si muove così su un terreno ibrido, tra gesto tecnico, rito sacro e componimento poetico. La parola poetica non è lontana dal sacrificio materiale, ma ne diventa una forma simbolica, che sostituisce l’atto originario senza cancellarne la memoria.

Spostando l’attenzione dal corpo dell’animale a quello del testo, Butchers si legge come un’esperienza che unisce danza, rito e poesia. La performance è un laboratorio dove tradizione e teoria culturale si intrecciano, e dove il gesto diventa uno strumento per esplorare il rapporto tra lingua, cultura materiale e immaginario collettivo.

Un’altra particolarità è la presenza in scena di macellai professionisti e di una specialista di danza tradizionale greca. Loro attingono alla propria esperienza concreta per riattivare l’hasapiko, restituendo autenticità e radici storiche al lavoro coreografico.

Il gesto svuotato che diventa racconto

Dorliguzzo ha voluto chiaramente liberare il gesto dal contesto del macello, togliendo armi, carne e sangue, per lasciare solo il movimento nella sua essenza. La coreografia mette al centro ritmo, ripetizione, peso e sequenza, al di fuori della funzione originaria.

Il risultato è un gesto simbolico e rituale che sopravvive ai cambiamenti. È il corpo che conserva la memoria di pratiche antiche. La ripetizione crea una tensione che richiama immagini assenti, facendo emergere un “fantasma” carico di significati nascosti nel tempo.

Lo spettatore viene preso per mano: prima guarda il movimento come pura astrazione, poi lo sente come lingua e racconto. La sequenza ripetuta trascina verso un’esperienza sensoriale che va oltre la ragione, aprendo a un livello più intuitivo. Qui il gesto si carica di senso e diventa un punto di incontro tra realtà e immaginazione.

Etica e forma: cosa ci dice la sottrazione

Togliere dalla scena animale e coltello potrebbe sembrare un messaggio etico, ma non è l’obiettivo principale degli autori. Lucia Amara ricorda il contesto storico: nell’antichità uccidere un animale non era mai cosa banale o fatta alla leggera; il sacrificio era rituale e consacrato agli dèi. Lo spettacolo invita piuttosto a riflettere su consapevolezza e rispetto legati a quei gesti.

Sostituire il sacrificio materiale con un’esperienza simbolica è un passaggio culturale antico, documentato anche dal modo in cui i sacrifici di cereali o l’ostia hanno preso il posto dell’uccisione animale nella liturgia cristiana.

In Butchers, la poesia diventa questa sostituta. Secondo la lettura di Amara, ispirata agli studi di Jesper Svenbro, ritmo e scansione poetica riproducono quel “taglio” rituale, trasformandolo da gesto fisico a struttura linguistica. La parola mantiene vivo il valore del sacrificio senza la violenza materiale.

Il valore autentico dei macellai in scena

Un elemento chiave del progetto è il coinvolgimento diretto di macellai veri, insieme a una danzatrice esperta in tradizioni greche. Dorliguzzo ha sottolineato come, nonostante i diversi percorsi, tutti seguano una sequenza di taglio sorprendentemente stabile nel tempo.

Vederli riproporre quel movimento antico conferma che la pratica si trasmette di generazione in generazione, conservando un patrimonio corporeo e culturale anche se la funzione rituale originaria si è persa.

La presenza di chi ha davvero compiuto quel lavoro dà alla performance una forza e autenticità che la trasformano in una testimonianza viva.

Quando poesia e gesto dialogano

Al centro dell’interpretazione di Amara c’è la parola poetica, che rende attuale un rituale antico senza violenza. L’aneddoto di Pindaro che offriva una poesia invece del sacrificio animale in un santuario sottolinea questa idea di sostituzione simbolica.

Nel percorso dello spettacolo, questa scelta mantiene il senso del rito originario, ma senza le implicazioni cruente. Il ritmo e l’energia del gesto trovano eco nella parola poetica che scandisce la scena, creando un dialogo fluido tra corpi in movimento e linguaggio.

Così, lo spettatore non assiste a uno spettacolo qualsiasi, ma entra in uno spazio rituale dove danza, sacrificio simbolico e poesia si intrecciano.

Butchers apre una riflessione profonda sulle tracce che i gesti antichi lasciano nel corpo e nella cultura, sul passaggio dalla materia al simbolo, e sulla possibilità di reinventare la memoria con la danza e la parola. A migliaia di chilometri da Costantinopoli, in un teatro ad Atene, una lunga tradizione si rinnova grazie a corpi e menti che intrecciano storia, gesto e creatività.

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