Nel 2026, Venezia e Shanghai – due città strette nell’abbraccio dell’acqua – diventano il palcoscenico di un evento artistico unico. Wallace Chan, artista nato a Hong Kong nel 1956, lancia un ponte tra oriente e occidente con un progetto che si sviluppa contemporaneamente su due sponde lontane, ma profondamente connesse. Le sue opere non si limitano a occupare gli spazi urbani: si intrecciano con il fiume Huangpu a Shanghai e con l’Adriatico che lambisce Venezia, due corsi d’acqua che raccontano storie antiche e fresche al tempo stesso. Cinquant’anni di esperienza, tecniche all’avanguardia e una passione per i dettagli si fondono in sculture monumentali, dove la tradizione della lavorazione delle pietre preziose si reinventa in chiave contemporanea.
Wallace Chan, tra tradizione artigiana e innovazione artistica
Wallace Chan cresce nel mondo dell’intaglio delle pietre preziose, iniziando a lavorare a soli sedici anni senza un percorso accademico classico. Questo suo essere autodidatta ha segnato tutta la sua carriera, spingendolo a cercare costantemente nuovi modi di esprimersi con la scultura. Nel 1987 ha messo a punto la tecnica chiamata “Wallace Cut”, che permette di moltiplicare e rifrangere le immagini sulle gemme, creando effetti di illusione ottica sorprendenti. Un vero salto di qualità nell’uso delle pietre preziose, che da semplice materiale diventano protagoniste di giochi visivi.
Accanto a questo, Chan ha introdotto l’uso innovativo del titanio e della porcellana nel campo della gioielleria. Il titanio, conosciuto per la sua resistenza e impiego nell’aerospaziale, nelle sue mani si trasforma in qualcosa di poetico. Dalle piccole creazioni ai grandi monumenti, la sua ricerca non perde mai attenzione per il dettaglio, dando vita a opere che immergono lo spettatore in un mondo dove fragilità e solidità convivono. Le sue opere sono esposte nei musei più prestigiosi, dal British Museum di Londra al Museum of Fine Arts di Boston, a testimonianza del valore e dell’originalità del suo lavoro.
“Vessels of Other Worlds” al Long Museum West Bund: sculture che sfidano le dimensioni
La mostra “Vessels of Other Worlds” al Long Museum West Bund di Shanghai presenta tre sculture monumentali, alte tra i sette e i dieci metri. Questi “vasi” sembrano usciti da un universo sospeso tra archeologia futuristica e fantascienza, ma restano radicati nella cura del dettaglio. Le forme richiamano elementi naturali e artificiali, lasciando spazio a interpretazioni che vanno da reliquie di civiltà perdute a creature di un futuro immaginato.
Le opere parlano del concetto di accumulo, di come migliaia di frammenti si uniscano per superare il singolo e diventare qualcosa di più universale. Qui Chan mostra la sua capacità di fondere tecnica, materia e significati simbolici. I “vessels” si trasformano così in contenitori metaforici del corpo umano e delle sue complessità interiori, catturando chi li osserva in una dimensione sospesa tra materia e pensiero.
L’esposizione a Shanghai amplia quanto già mostrato durante la Biennale di Venezia, con la mostra inaugurale nella Cappella della Pietà. Il Long Museum, fondato da importanti collezionisti cinesi, conferma il suo ruolo di riferimento nell’arte contemporanea internazionale. Il “vessel” diventa così simbolo di memoria, emozioni e coscienza, donando alla mostra una profondità che va oltre la mera apparenza.
Un viaggio immersivo tra materia e spirito
Il percorso espositivo si sviluppa in spazi che ricordano labirinti, dove passato e presente si intrecciano. Le installazioni ripercorrono tappe fondamentali della ricerca di Wallace Chan degli ultimi anni, con le serie Titans, Totem e Transcendence. Chi visita viene coinvolto in una narrazione fatta di forme, colori e texture, che invita a riflettere sui grandi temi della vita: nascita, morte, rinascita.
I colori dominanti – giallo, rosso e blu – richiamano gli oli sacri dei riti cattolici, evocando un’atmosfera di sacralità e purificazione. Le sculture non sono solo da guardare, ma da attraversare. Alcune diventano spazi caleidoscopici dove la tecnica Wallace Cut moltiplica immagini e riflessi. L’esperienza sensoriale cambia la percezione visiva, dando una sensazione di spaesamento, come se la realtà si trasformasse in qualcosa di fluido.
Le incisioni sulle superfici, delicate ma intense, suggeriscono un dialogo tra fisicità e spiritualità, tra mondo naturale e immateriale. Questa doppia lettura è il cuore della mostra, che invita lo spettatore a partecipare attivamente, dissolvendo il confine tra opera e osservatore.
Venezia e Shanghai, un ponte artistico sull’acqua
La doppia mostra “Vessels of Other Worlds” a Venezia e Shanghai non è casuale. Le due città sono unite dall’acqua, ma raccontano storie diverse. Venezia, fragile e sospesa nel tempo, con i suoi canali e il suo labirinto architettonico; Shanghai, metropoli verticale in pieno boom economico, simbolo della Cina moderna e delle sue ambizioni.
Il progetto di Chan mostra come l’arte possa superare confini geografici e culturali, creando un ponte ideale tra queste due realtà. Il fiume Huangpu, “madre” di Shanghai, accompagna le sculture come un elemento vitale, mentre l’Adriatico che circonda Venezia evoca memorie di antichi popoli e scambi millenari. Un racconto fatto di design, tecnica e poesia, ricco di contrasti e riferimenti.
La mostra sarà aperta al Long Museum West Bund di Shanghai fino al 25 ottobre 2026, offrendo la possibilità di immergersi in un universo artistico dove materiali contemporanei e simbolismi antichi si incontrano con forza e suggestione, confermando Wallace Chan come uno degli artisti più innovativi e profondi della sua generazione.