Rodrigo Torres a Roma: l’arte del mimetismo che incanta alla Rhinoceros Gallery

“L’acqua dolce scava la pietra dura”: un antico detto brasiliano che diventa poesia nelle mani di Rodrigo Torres. Nato a Bogotà nel 1976, Torres si muove tra Roma e Rio, due città lontane ma ugualmente cariche di storia, contrasti e vita pulsante. Per due mesi, alla Rhinoceros Gallery, ha portato in scena “Água mole em pedra dura”, un dialogo tra materiali e tempi diversi, nato tra il laboratorio ceramico C.R.E.T.A e gli spazi romani. Le sue opere non sono semplici oggetti, ma storie scolpite, dove la materia trattiene il tempo e il gesto artistico diventa cura, memoria, un ponte tra culture distanti eppure vicine.

Da Rio a Roma: un dialogo tra natura e storia

Partendo dalla foresta pluviale di Tijuca a Rio fino ai palazzi antichi di Roma, la poetica di Torres nasce da un confronto tra mondi apparentemente opposti, ma legati da un filo invisibile. Nel suo quartiere brasiliano la natura convive con la città, creando un equilibrio tra costruito e selvaggio che plasma la sua visione dell’arte e della vita. Qui, il ciclo della terra è un principio fondamentale: ciò che si prende dalla natura va restituito. A Roma, invece, il passato si mostra in tutta la sua forza, con monumenti e tracce del tempo che resistono al degrado e alla dimenticanza.

Questo scambio tra due realtà così diverse si riflette nelle opere nate durante la sua residenza. Un esempio è la fontana Por un fio d’água, dove il movimento dell’acqua diventa simbolo concreto del fluire della vita e della trasformazione. L’estetica di Torres si fa mimetismo: un gioco sottile tra ciò che si vede e ciò che si nasconde, capace di evocare la storia stratificata e l’atmosfera unica della città eterna. Per lui, Roma non è solo uno sfondo, ma un confronto che ridefinisce la sua arte, mettendo a confronto tempi e durate diverse.

Fragilità e rinascita: il kintsugi nelle ceramiche di Torres

Le sculture di Torres raccontano storie di vite vissute. Le superfici, leggere come cartone, sono invece frutto di una tecnica ceramica raffinata. Le crepe e le incrinature non sono errori, ma elementi studiati per suggerire un processo di rottura e ricomposizione. Qui l’artista richiama la pratica giapponese del kintsugi, che ripara senza nascondere le ferite, celebrandole come parte integrante della storia dell’oggetto.

Questa filosofia si intreccia con il pensiero del restauratore Cesare Brandi, secondo cui ogni intervento deve rispettare e valorizzare le tracce del tempo. Le crepe diventano ferite che si trasformano in nuova vita, un segno di vulnerabilità riconosciuta senza arrendersi alla dissoluzione. Il lavoro di Torres è così un atto di cura e rispetto, un modo per trattenere la memoria in un equilibrio tra ciò che persiste e ciò che svanisce.

Superfici opache: la polvere del tempo sulla ceramica

Anche la pittura sulle sculture gioca con i contrasti. Non ci sono superfici lucide o smalti brillanti, ma finiture opache, quasi polverose, che richiamano la sensazione della polvere del tempo. Sono opere fragili, ma destinate a durare, come urne che conservano ricordi. La scelta del colore, steso con pennellate misurate, è volutamente instabile, per suggerire un tempo fluido e una natura incerta.

Così le opere diventano metafore della storia che avanza: superfici che si consumano ma continuano a parlare, a ricordare, a chiedere di non essere dimenticate. Questa scelta crea un dialogo tra vista e tatto, tra realtà e percezione, aggiungendo un altro livello di significato all’intera mostra.

Il debutto romano della pittura di Torres

Pur essendo un disegnatore abile e costante, Torres ha presentato per la prima volta a Roma una serie di opere esclusivamente pittoriche. Anche qui, l’artista gioca con le apparenze: da lontano sembrano collage o assemblaggi tridimensionali, ma da vicino si scopre la loro natura bidimensionale. L’effetto di profondità nasce da una sovrapposizione sapiente di forme e colori che creano un’illusione ottica.

Questo gioco rafforza il tema del mimetismo e del camuffamento già presente nelle sculture, sottolineando la centralità della percezione e del tempo. Le opere pittoriche dialogano con quelle plastiche, offrendo una visione completa del percorso di Torres, che affronta da diverse prospettive le stesse domande su identità, storia e trasformazione.

Fino al 13 agosto 2026, la mostra di Rodrigo Torres alla Rhinoceros Gallery di Roma traccia così una mappa culturale e temporale in movimento, tra due città e due mondi, intrecciando materia, memoria e natura in un racconto visivo che coinvolge chi guarda.

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