Giorgia Lupi a Vicenza: l’arte di umanizzare i dati tra creatività e design innovativo

Vicenza ha messo in scena un dialogo inaspettato tra arte e numeri. Alle Gallerie d’Italia, i dati non sono più freddi, anonimi. Diventano storie, emozioni, tracce di esistenze. È il lavoro di Giorgia Lupi, designer modenese che ha scelto New York come casa e ha trasformato il dato in un linguaggio capace di raccontare l’intangibile. Fino al 2 agosto 2026, la mostra invita a cambiare prospettiva, a vedere quel che si nasconde dietro ogni cifra, trasformando la matematica in un’esperienza umana e coinvolgente.

Data humanism: i numeri con il cuore

Giorgia Lupi non si accontenta di mostrare dati e statistiche come si fa di solito, in modo freddo e impersonale. Il suo “data humanism” è un modo per restituire ai numeri un’anima, per farli diventare racconti di vita. Usa tecniche artigianali, dal disegno al ricamo, per rendere tangibile quel lato intimo che spesso sfugge dietro le tabelle. Lontano dal business dei big data, il suo lavoro mette in luce il volto umano nascosto dietro ogni numero.

Così i dati diventano narratori di esperienze, un ponte tra matematica ed emozione. Questo approccio ha valso a Lupi riconoscimenti importanti, come il Compasso d’Oro, e l’ingresso di alcune sue opere al Museum of Modern Art di New York. Ma non è solo arte: è anche una critica alle modalità con cui oggi raccogliamo e usiamo le informazioni, un invito a riflettere con più consapevolezza.

La mostra a Vicenza: tra cartoline, tessuti e storie raccontate coi dati

Le Gallerie d’Italia hanno allestito un percorso che guida il visitatore tra materiali diversi: cartoline illustrate a mano, dipinti, agende ricamate, grafici. Ogni pezzo mostra come i dati possano intrecciarsi con le storie personali, e include anche esempi con tecnologie digitali e intelligenza artificiale, a dimostrare quanto questa forma d’arte sia in continua evoluzione.

Tra i lavori più interessanti c’è Incroci, realizzato con l’artista Ehren Shorday per la Fondazione Merz. Qui le date più importanti nella vita di 99 persone, raccolte con un sondaggio online, diventano linee pittoriche che raccontano una memoria collettiva fatta di ricordi individuali. Poi c’è Book of Life: taccuini smembrati e ricostruiti a fisarmonica, con pagine cucite a mano che raccontano momenti chiave della vita di Lupi. Un’opera che parla di fragilità e materialità delle storie umane.

Non manca Dear Data, frutto della collaborazione con la designer Stefanie Posavec: un progetto fatto di cartoline illustrate, ognuna dedicata a un tema settimanale della vita quotidiana. Qui si uniscono cura del dettaglio, sensibilità artistica e rigore nell’analisi, per sottolineare il valore narrativo dei dati.

Tessere storie: quando moda e artigianato raccontano i dati

Giorgia Lupi non si limita alla carta e al digitale, ma porta i dati anche nel mondo della tessitura e del ricamo. Una collaborazione con il brand & Other Stories ha dato vita a una collezione di abiti ispirati ai dati di tre donne che hanno sfidato barriere maschili: Ada Lovelace, Rachel Carson e Mae Jemison. Ognuna è rappresentata con motivi e colori che richiamano la loro storia e il loro lavoro, dagli algoritmi ai codici cromatici, fino alle orbite spaziali.

A fianco c’è Unraveling Stories – Storie che si svelano, una serie di tappeti in cui ogni barra colorata racconta una tecnica di tessitura a rischio di scomparsa. Ogni pezzo è accompagnato da una legenda che spiega i codici visivi, perché per Lupi è fondamentale che chi guarda capisca cosa sta vedendo. Il dato, per essere davvero umano, deve poter essere letto e interpretato.

Vicenza, crocevia dell’arte dei dati

La mostra vicentina conferma quanto sia importante oggi il dialogo tra arte, tecnologia e società. È un’occasione per riflettere su come gestiamo le informazioni e su che impatto hanno sulla nostra vita. Grazie a Giorgia Lupi, il dato smette di essere un’astrazione e diventa un linguaggio vivo, capace di raccontare memoria, identità e futuro.

Qui, a Vicenza, l’umanesimo dei dati prende forma concreta. Non è solo una questione di numeri, ma di storie che ci aiutano a vivere meglio nell’era digitale, senza perdere la trama delle nostre vite.

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