Quando l’acqua scorre a pochi passi da te, tra foglie verdi e raggi di sole che filtrano appena, il confine tra città e natura si dissolve. È ciò che accade a Basilea, dentro la Fondation Beyeler, dove Olafur Eliasson ha trasformato uno spazio chiuso in un ecosistema vivo. “Life” non è solo un’installazione: è una sfida al modo in cui pensiamo gli ambienti urbani. Camminare su passerelle sospese, circondati da piante e luce naturale, spinge a riflettere sul rapporto – spesso perduto – con il mondo naturale. Quale spazio siamo disposti a concedere alla natura nelle nostre città? La risposta, forse, non è mai stata così urgente.
“Life”: l’arte che cancella i confini tra natura e architettura
Con “Life”, Eliasson ha voluto creare un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Nel 2021, alla Fondation Beyeler, ha tolto una parte della facciata in vetro progettata da Renzo Piano, aprendo il museo al mondo esterno. L’acqua del laghetto vicino ha invaso le sale, trasformandole in un ecosistema in movimento.
I visitatori camminano su passerelle di legno sopra specchi d’acqua, circondati da piante acquatiche, insetti e profumi naturali. La luce cambia continuamente, creando un ambiente che non è mai statico, ma vivo e in continua evoluzione. La partecipazione non è passiva: chi entra diventa parte integrante dell’opera.
Eliasson sfida così l’idea tradizionale di edificio come spazio chiuso, ermetico. Qui l’architettura smette di separare l’uomo dalla natura e diventa una soglia aperta, dove elementi naturali e artificiali convivono. E l’artista ci spinge a riflettere: cosa siamo disposti a far entrare nei nostri spazi quotidiani?
Verso un modello urbano più integrato e sostenibile
“Life” non è solo un’installazione, ma un suggerimento per il futuro delle nostre città. Oggi le metropoli mostrano spesso confini netti tra edifici, strade e natura, con spazi pubblici poco integrati nell’ambiente. Eliasson immagina qualcosa di diverso: città e spazi urbani più aperti, flessibili, che dialogano con l’ecosistema.
Gli edifici potrebbero diventare luoghi di passaggio tra dentro e fuori, capaci di adattarsi al clima, raccogliere l’acqua piovana per evitare allagamenti, ospitare piante e animali. Un’architettura viva, che interagisce con l’ambiente e contribuisce all’equilibrio urbano.
Non si tratta più di separare nettamente casa, lavoro e natura. L’idea è una convivenza sostenibile e dinamica, dove uomo e natura si influenzano a vicenda, migliorando la vita in città. L’opera di Eliasson racconta un futuro possibile, in cui la città diventa un organismo integrato, dove ogni elemento ha un ruolo.
Olafur Eliasson: l’artista che mette in gioco corpo, spazio e ambiente
Nato a Copenaghen nel 1967 da genitori danesi e islandesi, Eliasson ha costruito la sua carriera lavorando sulle percezioni sensoriali legate a luce, acqua, colore, aria e temperatura. Le sue opere coinvolgono il visitatore in modo diretto, mettendolo a confronto con il proprio corpo e lo spazio intorno.
“Life” fa parte di un progetto più ampio, “L’arte anticipa il futuro”, una serie video promossa dalla School of Vision che esplora come l’arte contemporanea possa offrire nuove visioni su mobilità, energia, città e sostenibilità. In 14 episodi, vengono raccontate opere di artisti internazionali che mettono in discussione il rapporto tra uomo e ambiente, ipotizzando scenari innovativi.
La serie è curata da Marco Bassan, fondatore di Spazio Taverna e direttore scientifico della School of Vision, che guida lo spettatore in un percorso tra arte e futuro, mostrando come il mondo dell’impresa e della scienza possa trarre spunto da queste prospettive.
Con “Life”, Eliasson non firma solo un’opera d’arte, ma offre uno strumento di riflessione per ripensare il nostro rapporto con gli spazi urbani. Un invito a immaginare città più fluide, aperte, in equilibrio tra natura e architettura, dove il modo di percepire lo spazio cambia continuamente.