Idroscalo di Milano: il grande parco di arte pubblica tra storia, aviazione e polemiche

Nel 1927, un idrovolante solcava per la prima volta le acque dell’Idroscalo di Milano, inaugurando un’epoca in cui quel bacino artificiale era il cuore pulsante dell’aviazione italiana. Oggi, quasi nessuno lo ricorda più così. L’Idroscalo, nascosto tra le periferie milanesi, è diventato un’oasi di verde, sport e cultura, un luogo dove il passato convive con installazioni artistiche all’aperto e attività per tutte le età. Il Parco dell’Arte, tra sculture moderne e sentieri immersi nella natura, racconta questa metamorfosi. Ma dietro la sua bellezza si nascondono anche tensioni e controversie che ne complicano il futuro.

Dall’idroscalo aereo al bacino sportivo: la metamorfosi di un luogo

L’Idroscalo non è nato come parco, ma come infrastruttura per l’aviazione. Negli anni Venti Milano puntava sull’aviazione come futuro dei trasporti. La Caproni, storica officina aeronautica di Taliedo, credeva negli idrovolanti, velivoli in grado di decollare e atterrare sull’acqua, perfetti per i voli a lunga distanza di quell’epoca. Per questo, in una cava di sabbia alla periferia ovest della città, fu realizzato un bacino artificiale lungo circa due chilometri e mezzo e largo trecento metri, vicino all’aeroporto di Linate, pensato apposta per questi aerei.

Con il declino degli idrovolanti, però, quel bacino perse il suo scopo. Così si decise di trasformare l’area in uno spazio per lo sport acquatico e il tempo libero, aperto a tutti e con impianti adatti a competizioni internazionali. La gestione passò dalla Provincia alla Città Metropolitana, che ancora oggi si occupa del parco e dei suoi servizi. Intorno al bacino sono nate piste ciclabili, strutture sportive e aree per eventi culturali e spettacoli.

Il Parco dell’Arte: sculture tra natura e città

Tra le bellezze dell’Idroscalo spicca il Parco dell’Arte, uno dei primi musei all’aperto d’Italia dedicati alla scultura contemporanea. L’idea nasce più di dieci anni fa, in vista di Expo, grazie all’allora direttore Cesare Cadeo, noto volto televisivo e politico, che volle riportare l’arte in uno spazio pubblico immerso nella natura.

Il parco si estende per oltre un chilometro, con più di trenta opere scultoree permanenti donate o concesse gratuitamente da artisti e loro eredi. Tra i nomi più importanti ci sono Enrico Baj, Giacomo Manzù, Mauro Staccioli, Marco Lodola, Nanda Vigo e Grazia Varisco.

Secondo Ugo Maria Macola, responsabile del progetto, il parco è un luogo dove arte e natura si incontrano: “Le sculture trovano qui un ambiente perfetto, che le rende più comprensibili e vive”. L’esperienza per chi visita è quella di camminare in un paesaggio che diventa parte dell’opera, un mix di bellezza e tranquillità.

Il parco ospita anche mostre temporanee di pittura, fotografia e installazioni tematiche come il “Giardino dei giochi dimenticati Aulì Ulè”. Per orientarsi, c’è un’app dedicata, AppARTE IDROSCALO, che guida alla scoperta delle opere.

Museo dei giovani artisti: spazio alle nuove leve

Dal 2017 l’Idroscalo ha aggiunto un altro tassello culturale: il Museo dei giovani artisti, frutto della collaborazione tra l’Accademia di Brera, l’Associazione Amici dell’Accademia e la Città Metropolitana, con il sostegno di Fondazione Cariplo. Qui si valorizzano ogni anno le nuove promesse dell’arte italiana, sempre all’aperto.

Le opere raccontano l’arte contemporanea con uno sguardo fresco e innovativo. Artisti come Federico Bergamaschi, Caterina Alves Curti e Marco Fiorenza trovano uno spazio dove farsi conoscere e dialogare con il pubblico, immersi nel verde dell’Idroscalo.

Livia Pomodoro, allora presidente dell’Accademia di Brera, sottolineava l’importanza di colmare una lacuna culturale cittadina, dando finalmente attenzione all’arte pubblica in una città che spesso l’ha trascurata.

Tra polemiche e incertezze: il futuro incerto del Parco dell’Arte

Nonostante il valore delle opere, il Parco dell’Arte fatica a trovare stabilità. Mancano fondi e un vero sostegno da parte delle istituzioni. A differenza dei musei tradizionali, qui non c’è assicurazione né un piano chiaro per la tutela e il restauro delle sculture. Ne sono un esempio i danni subiti dal cavallo rampante di Marco Lodola, colpito dal maltempo e da atti vandalici.

Comune e Città Metropolitana non hanno mai affidato a un assessore alla cultura un ruolo specifico per questo sito, né definito un programma di investimenti a lungo termine. Così molte opere di pregio hanno visto scadere le loro concessioni tra il 2023 e il 2025, tornando ai legittimi proprietari.

Tra i lavori restituiti ci sono “Fauno” di Manzù, “Casamata” di Colombara, “Light Signs” di Guerresi e “Grande nuotatore” di Minguzzi. Sul sito ufficiale del parco è spiegata l’assenza di questi pezzi.

La Città Metropolitana assicura però che il parco non verrà abbandonato e continuerà a vivere. Nuove sculture di artisti come Alberto Ghinzani, Roberto Bricalli e Salvatore Fiume sono già arrivate, anche se l’elenco ufficiale non è stato aggiornato.

Il destino di questo polmone culturale, a metà tra natura e arte, dipenderà da quanto istituzioni e cittadini vorranno investire per difendere un patrimonio raro, nato piano piano ma capace di portare la contemporaneità in un contesto cittadino unico. L’Idroscalo prosegue così la sua trasformazione: da scalo per idrovolanti a spazio aperto per sport, cultura e arte.

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