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Ad Ascoli Piceno l’opera monumentale “L’eco della Sibilla” di Omar Galliani trasforma il Parco Saladini Pilastri in un polo culturale

Nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, un’enorme figura prende vita sulle pareti: è “L’eco della Sibilla”, il trittico di Omar Galliani. L’artista emiliano, classe 1954, ha tracciato a matita nera un’opera che non si limita a essere ammirata, ma coinvolge chi la osserva. Il disegno nasce infatti con la partecipazione attiva della comunità, grazie a masterclass pubbliche che hanno aperto una finestra sul processo creativo. Un dialogo intenso con il territorio, che rende il lavoro ancora più vivo. Quando sarà ultimato, questo imponente trittico troverà spazio nel Parco Saladini Pilastri, trasformando il giardino in un cuore pulsante di cultura e arte.

Dentro la Pinacoteca: l’opera cresce con la città

Galliani ha passato mesi nella Pinacoteca, dove l’opera è nata in sintonia con lo spazio e le persone che l’hanno visitata. Disegnare dal vivo in un museo così ricco di storia e capolavori ha influenzato profondamente il suo segno. Il confronto diretto con i visitatori, i discorsi sul mito, la natura e la tecnica del disegno hanno reso il lavoro vivo, in continua evoluzione. Le collezioni del museo, che vanno dal Rinascimento al Romanticismo, hanno offerto nuovi spunti, spingendo Galliani a inserire nel trittico rimandi ai grandi maestri esposti, riletto con sensibilità moderna.

Non si è trattato di incontri casuali, ma di veri scambi con chi passava a osservare l’opera in divenire. Bambini, turisti, appassionati d’arte e semplici curiosi hanno contribuito a rendere l’esperienza ricca e variegata. Nel disegno, l’eco di questi dialoghi si traduce in elementi iconografici del territorio – come il pioppo, reso con una tecnica che ricorda filigrane e trame delicate – intrecciati con le suggestioni del mito della Sibilla.

Tra maestri antichi e tradizioni locali: il segno che parla

Nel cuore della Pinacoteca, Galliani ha avuto modo di confrontarsi con opere di artisti come Cola dell’Amatrice, Vincenzo Pagani e Tiziano, vere fonti di ispirazione per il suo lavoro. In particolare, il rosso acceso del mantello di una santa in una Crocifissione ha acceso in lui l’idea di un fuoco simbolico che attraversa le pagine del trittico. Ogni giorno, il grande atelier allestito nella sala Vittoria prendeva vita grazie a dettagli di angeli, santi e altri particolari delle opere esposte. L’incontro con la tradizione artigianale di Offida, dove mani pazienti lavorano il tombolo d’argento e d’oro, ha segnato la resa delle figure eteree delle ancelle, tratteggiando un cielo fatto di piccoli punti incisi sul legno.

Il lavoro di Galliani diventa così un ponte tra passato e presente: la memoria storica si reinventa nella leggerezza del tratto e nella trasparenza della materia. Le influenze antiche si trasformano in un linguaggio visivo che vive nel trittico, offrendo molteplici chiavi di lettura.

Palazzo Saladini Pilastri: la nuova casa dell’opera

Il trittico troverà la sua collocazione definitiva nel Palazzo Saladini Pilastri, dove il pubblico potrà incontrarlo in un contesto ricco di storia. Il grande disegno accoglierà visitatori, turisti e cittadini all’ingresso di questo edificio simbolico, creando uno spazio di incontro tra arte, memoria e territorio. Le dimensioni monumentali e la simbologia sono state pensate proprio per dialogare con il valore culturale e storico del palazzo.

Questa opera segna un passaggio importante per l’identità culturale di Ascoli Piceno, contribuendo a trasformare il Parco Saladini Pilastri in un luogo di aggregazione sociale e culturale. Il museo, l’amministrazione e gli operatori culturali hanno lavorato insieme, confermando la volontà di fare della città un punto di riferimento per valorizzare il patrimonio artistico e promuovere l’arte contemporanea.

La Sibilla Appenninica: tra mito antico e domande moderne

L’eco della Sibilla nel trittico richiama le antiche leggende legate ai vaticini scritti su foglie di quercia nella grotta. Un mito che si mescola con le domande che oggi rivolgiamo alla tecnologia. La Sibilla, figura profetica che ha attraversato storie e paure di epoche lontane, torna come simbolo di una ricerca senza tempo. Oggi, le domande che rivolgiamo ai nostri dispositivi digitali sembrano ripetere, quasi per paradosso, quelle di un passato remoto, riportando il mito nel presente.

La riflessione che Galliani ci propone invita a riconoscere il valore della memoria e della conoscenza, elementi fondamentali in ogni tempo. La sua visione artistica della Sibilla Appenninica si fa ponte tra cultura antica e tecnologia, passato e futuro, offrendo a Ascoli Piceno e a chiunque osservi l’opera un’esperienza ricca e profonda.

Redazione

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