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Napoli celebra il presepe contemporaneo: la mostra Living Collapse al Museo Madre con tre artisti emergenti

Il presepe napoletano, icona secolare di tradizione, si ribella alle consuetudini. Samuele Piazza, curatore parmigiano classe 1988, ha deciso di rivoluzionarlo con “Living Collapse”, un progetto esposto al Museo Madre di Napoli. Dopo dieci anni trascorsi alle OGR di Torino, Piazza porta il suo sguardo fresco e critico nel cuore della città partenopea. La mostra non è passata inosservata: ha conquistato ex aequo il Premio Meridiana, riconoscimento dedicato alla ricerca curatoriale emergente in Campania e nel Sud Italia, sostenuto da realtà come Antony Morato e Fondazione Tridama ETS.

Tre artisti napoletani — Andrea Bolognino, Effe Minelli e Raffaela Naldi Rossano — sono stati chiamati a ridare vita al presepe, trasformandolo in un’esperienza contemporanea e vibrante. Non si tratta solo di omaggiare una tradizione popolare, ma di aprire un dialogo tra passato e presente. Le opere diventano così voci che parlano di questioni sociali, ambientali e culturali urgenti, in una città come Napoli, ricca di storia ma segnata da molteplici contraddizioni.

Il presepe tra rovina e rinascita: la visione di Samuele Piazza

“Living Collapse” è un titolo che dice molto: richiama una crisi, ma anche una trasformazione. È uno sguardo sulle rovine, non come pezzi di passato abbandonati, ma come materia viva da riscoprire e rigenerare. Piazza spiega che l’idea nasce da un interesse profondo per le rovine, viste non solo come resti di edifici o oggetti, ma come contenitori di memorie e potenzialità. Si ispira al concetto di “rovine a rovescio” di Robert Smithson, secondo cui l’arte stessa può nascere come rovina, un modo per far convivere caducità e rinascita.

Per Piazza il presepe napoletano è l’esempio perfetto di questa idea. Pur essendo radicato in una tradizione storica e religiosa, è un microcosmo complesso e stratificato che parla di temi universali: la caduta di vecchi sistemi e la necessità di rinnovarsi. Il presepe non è solo una scena ferma nel tempo, ma un invito a riconoscere la fragilità dei nostri sistemi sociali, ideologici ed ecologici. Ciò che sembra un simbolo di fine si trasforma in punto di partenza per costruire nuovi modi di pensare.

Tradizione e innovazione a confronto nei capolavori del Museo Madre

Uno degli aspetti più affascinanti di “Living Collapse” è il dialogo tra le opere contemporanee degli artisti napoletani e due presepi storici presenti in mostra: quello di Jimmie Durham e quello tradizionale di Giuseppe Ercolano. Piazza ha scelto di mettere a confronto il presepe di Durham, artista statunitense scomparso nel 2021, con il suo sguardo critico e non religioso sulla tradizione, e il presepe di Ercolano, che rappresenta invece l’artigianato popolare napoletano, ma che qui perde il suo contesto domestico per entrare in un museo.

Questo confronto crea un contrasto ricco di spunti. Da un lato c’è l’aspetto decorativo e folkloristico, dall’altro emerge una scultura d’arte contemporanea complessa e densa di significati. Piazza ha costruito così un dialogo tra visioni diverse della realtà, dove passato e presente si incontrano senza sovrapporsi rigidamente. Il visitatore è invitato a esplorare molteplici letture del presente, attraverso un oggetto carico di storia.

Tre artisti napoletani per raccontare un patrimonio in trasformazione

Andrea Bolognino, Effe Minelli e Raffaela Naldi Rossano sono stati selezionati da Piazza per la loro capacità di interpretare temi come memoria, decadenza e trasformazione ambientale, tutti elementi chiave del progetto. Raffaela Naldi Rossano lavora sulle rovine in modo creativo, partendo da spazi disabitati sospesi tra passato e presente. Il suo studio, un’ex casa della nonna vuota da anni, diventa un simbolo per ripensare identità e relazioni umane, sempre in dialogo con l’ambiente.

Effe Minelli propone invece una riflessione intensa sul rapporto tra vita e morte. La sua installazione mette la morte al centro, con una figura ibrida e grottesca che interagisce quasi provocatoriamente con il pubblico, in uno spazio che moltiplica riflessi e rimandi. Quest’opera riprende la tradizione napoletana di familiarità con la morte, ma la rielabora con ironia amara e una critica al modo in cui i media banalizzano questo tema.

Andrea Bolognino raccoglie e trasforma materiali di scarto della città. Il suo lavoro intreccia elementi organici come funghi e muffe, organismi in continua evoluzione che evocano scenari post-apocalittici ma anche possibilità di rinascita. Le sue opere oscillano tra forme viventi e rifiuti, stimolando riflessioni ecologiche profonde e dinamiche di trasformazione, con Napoli vista come un laboratorio naturale di discontinuità e rinnovamento.

Il Museo Madre come spazio vivo e stratificato, ispirato al presepe

“Living Collapse” non è solo una mostra, ma un esperimento curatoriale che mette in dialogo tradizione, comunità e innovazione. Piazza ha voluto costruire un percorso che favorisca l’incontro spontaneo tra artisti, pubblico e architettura del museo. Tutte le opere sono site specific e si integrano con gli spazi del Madre, un edificio con una struttura complessa fatta di stanze sovrapposte una dentro l’altra.

L’ordine delle sale segue il modello stratificato del presepe napoletano, dove ogni elemento fa parte di un tutto ma mantiene la sua autonomia. La prima sala, che di solito è chiusa al pubblico, si affaccia sul centro storico, creando un ponte tra mostra e città, un dialogo che rende più viva l’esperienza.

Questa organizzazione invita il visitatore a un coinvolgimento attivo, a scoprire dettagli, a mettere in gioco punti di vista non gerarchici e a cogliere la forza di ogni singolo elemento. La mostra diventa così un momento di riflessione e scoperta, molto più di una semplice esposizione artistica: un vero laboratorio di idee e relazioni.

Napoli, teatro ideale per raccontare il rapporto tra uomo, natura e società

La mostra affronta alcune delle grandi tensioni del nostro tempo, partendo da Napoli ma guardando oltre. Il rapporto tra umano e non umano, tra ordine e caos è un tema che attraversa l’arte internazionale, ma qui assume un significato speciale grazie al legame con la tradizione del presepe e alla storia della città.

La presenza forte della morte e della trasformazione biologica nelle opere racconta una sensibilità unica di Napoli nel trattare questioni esistenziali. L’installazione di Minelli esplicita questo tema, mentre Bolognino racconta una dimensione ecologica fatta di cicli di vita e decomposizione. Nel complesso, la mostra restituisce un’immagine di Napoli capace di confrontarsi con le sfide storiche, sociali e ambientali in modo originale e profondo.

Il presepe, in questo contesto, smette di essere solo un simbolo di festa o devozione: diventa uno strumento che traduce in immagini e materiali questioni cruciali, aprendo nuove strade per leggere il presente.

“Living Collapse” sarà visitabile fino al 18 ottobre 2026 al Museo Madre di Napoli, in via Luigi Settembrini 79. Un progetto che, già nel titolo, racchiude il senso di un presente fragile ma ricco di possibilità, dove l’arte apre un dialogo indispensabile tra passato e futuro.

Redazione

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