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Matteo Fato: il pittore di Pescara che racconta l’Abruzzo tra mare e montagne

Matteo Fato guarda Pescara con occhi che conoscono ogni angolo, ogni contraddizione. Nato qui nel 1979, ha scelto di restare, di lavorare tra le vecchie fabbriche di un’area industriale che molti evitano. Ma per lui, quel luogo è un laboratorio vivo, un crocevia tra passato e presente. Pescara, città bagnata dal mare e incorniciata dalle montagne, definita da Flaiano come un’isola sospesa, sta vivendo una nuova stagione: l’arte contemporanea prende spazio, si fa sentire, si fa vedere. Negli ultimi anni, nuove gallerie, istituzioni culturali e progetti innovativi hanno acceso i riflettori su una realtà che punta a diventare Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea nel 2026. Dietro questo fermento, però, si cela un dibattito più profondo: quanto pesa la memoria? E quali ostacoli deve superare l’arte in una città che vuole riscoprirsi?

Pescara, tra rinascita culturale e il recupero di una memoria artistica

Negli ultimi decenni, Pescara è tornata a farsi notare come punto di incontro per proposte artistiche e innovazioni culturali. Nuovi spazi espositivi, fondazioni come quella di Ottorino La Rocca, e l’attività di artisti che hanno riportato alla luce la storia dell’arte contemporanea locale, hanno dato nuova vita a una città che per troppo tempo è rimasta ai margini rispetto ai grandi centri artistici italiani. Matteo Fato sottolinea come questo fermento nasca anche dalla riscoperta di un passato spesso dimenticato ma ancora vivo, fatto di figure come Lucrezia De Domizio Durini, Mario Pieroni e Cesare Manzo, o collettivi come FuoriUso. Storie e esperienze che Pescara sembra oggi pronta ad accogliere di nuovo con orgoglio, trasformandole in base per nuove sperimentazioni contemporanee.

Ma fare i conti con la memoria non è semplice. Il rischio è che il fascino del passato blocchi l’azione, trasformando l’arte in una semplice contemplazione delle “rovine”. Fato avverte che fermarsi a guardare indietro può spegnere l’energia creativa e far perdere di vista il bisogno di agire nel presente. La provincia, spiega, è un mondo a sé dove la memoria spesso diventa leggenda, ma bisogna evitare che questo senso di sacralità trasformi il presente in un ricordo. La sfida è tenere viva quell’eredità, alimentandola con energia reale e la consapevolezza che l’arte contemporanea può e deve spingere al cambiamento.

Matteo Fato e Pescara: un rapporto complesso e in divenire

Il rapporto di Fato con la sua città è fatto di alti e bassi, di momenti di distanza e di ricerca continua. L’artista racconta di aver attraversato l’odio adolescenziale per la provincia fino a riconoscerne, da adulto, il valore unico. La pittura gli ha permesso di rielaborare questa storia complicata e di trovare nel territorio un rifugio, sia pratico che poetico. Restare a Pescara è anche una scelta concreta: qui può contare su uno studio ampio e a costi accessibili, vivere vicino a paesaggi naturali di grande bellezza, tra mare e montagna, e far parte di una comunità artistica piccola ma viva. Pur avendo avuto esperienze e collaborazioni a livello internazionale, Fato non ha mai perso il legame con il suo territorio, continuando a raccontare la città con gli occhi del pittore, senza forzature né astrazioni.

Rimanere qui, in una realtà che spesso spinge i giovani artisti ad andarsene, è una scelta consapevole. Nel piccolo mondo abruzzese, Fato ha trovato le condizioni per lavorare, riflettere e partecipare alla vita culturale locale. La sua pittura resta sempre al centro, anche quando si apre al dialogo con la città, come dimostrano le sue mostre pubbliche che coinvolgono luoghi simbolo di Pescara. In questo modo riesce a mantenere un equilibrio tra dimensione personale e impatto collettivo.

“Il difficile è dimenticare ciò che si è visto per casa”: la mostra diffusa che racconta Pescara attraverso l’arte

Nel giugno del 2025, la Fondazione La Rocca ha ospitato una mostra diffusa di Matteo Fato intitolata “Il difficile è dimenticare ciò che si è visto per casa ”, curata da Simone Ciglia. Un evento importante per l’artista e la città, che ha portato oltre duecento opere in quindici sedi diverse: spazi pubblici e privati, musei e luoghi suggestivi come il lungomare. Non una semplice esposizione, ma un progetto che ha trasformato Pescara in una vera e propria collezione permanente della sua storia, raccontata attraverso l’arte contemporanea in tutte le sue sfumature.

Per Fato, questa mostra è stata l’occasione per confrontarsi con il senso di appartenenza, intrecciando memoria personale e collettiva. Il lavoro con la città e le istituzioni ha dato vita a un dialogo vivo, evidenziando quanto sia importante trasformare lo spazio pubblico in un luogo che racconta storie. Dietro la mostra c’è stato un lavoro di squadra, con la Fondazione, il curatore e tanti collaboratori, che ha permesso di superare i limiti spesso imposti dalla marginalità provinciale. L’esposizione è diventata così un invito a non cancellare il passato, ma a usarlo per costruire nuove basi culturali.

Le accademie come fari per artisti consapevoli nel panorama italiano

Accanto alla sua attività artistica, Matteo Fato insegna incisione all’Accademia di Belle Arti di Urbino da quasi vent’anni. Un’istituzione spesso sottovalutata, ma che gioca un ruolo fondamentale nella formazione di giovani artisti, offrendo non solo tecniche ma anche una vera e propria dimensione poetica capace di stimolare nuove sperimentazioni. Fato sottolinea l’importanza delle accademie pubbliche in un sistema dove la formazione rischia di finire nelle mani di pochi, condizionando l’accesso alle competenze e la libertà creativa.

Il dipartimento di Grafica di Urbino si distingue per la sua tradizione e per i laboratori di alta qualità, garantendo agli studenti materiali e strumenti all’avanguardia e creando collaborazioni con realtà come la stamperia 2RC. Un mix tra rispetto per la tradizione e apertura ai linguaggi contemporanei, che dà ai giovani creativi un percorso formativo solido e stimolante. Per Fato insegnare è più di un lavoro: è un modo per nutrire la mente e lo spirito. Da questa esperienza nasce anche l’idea che un centro accademico dedicato, magari proprio a Pescara, potrebbe dare nuova linfa a un tessuto culturale in crescita.

L’artista in provincia: sfide, radici e slanci verso il mondo

Stare e lavorare in provincia non è mai una strada facile. Matteo Fato vede la provincia come un luogo di pressione, ma anche come un torchio che schiaccia idee per farne nascere di nuove. Citando il critico Gianni Garrera, definisce la provincia una “cometa”: un posto dove l’arte contemporanea può brillare, anche se spesso resta invisibile al grande pubblico. Incontri con figure chiave come Cesare Manzo e Ottorino La Rocca hanno rafforzato la sua scelta di restare a Pescara e di costruire un ponte tra artisti e comunità.

Partecipare a eventi come Straperetana è stato per Fato un modo per condividere un’esperienza collettiva in una città che, pur piccola, può essere magica. Tuttavia, l’artista sottolinea che la sua priorità resta sempre la pittura: tutto il resto è un’aggiunta che deve venire da una scelta consapevole. La pressione del territorio non deve diventare un limite, ma un incentivo a una creatività che resta ben radicata ma aperta al mondo, capace di riconoscere il valore delle proprie radici senza esserne schiava. Così Pescara si conferma un palcoscenico reale e simbolico, dove si gioca una partita decisiva per il futuro dell’arte contemporanea e della cultura abruzzese.

Redazione

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