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Il mistero dell’Armilla: il simbolo dei Piceni che unisce archeologi europei ad Ascoli

C’è un anello di bronzo che continua a raccontare storie antiche, strette intorno a un popolo fiero. L’armilla, quell’anellone nodato tipico dei Piceni dell’Età del Ferro, non è mai stata solo un semplice ornamento. Rappresenta identità, potere, un legame profondo con la terra e le tradizioni. Dal 21 al 23 agosto 2026, Ascoli Piceno diventerà la sua casa temporanea, accogliendo studiosi e appassionati da tutto il mondo per un convegno internazionale che promette di illuminare nuovi dettagli e scoperte. Un appuntamento imperdibile per chi vuole capire davvero cosa significa quel piccolo, grande simbolo.

L’armilla: tra ornamento e segno di status nel mondo piceno

Per i Piceni, l’armilla non era un semplice gioiello. Era un distintivo, un segnale chiaro di appartenenza e rango sociale. Questi anelli in bronzo, rinvenuti lungo la costa adriatica centrale, raccontano di una civiltà che già in epoca protostorica sapeva farsi riconoscere. Ancora oggi si cerca di capire il ruolo esatto di questi manufatti: forse oggetti rituali, forse simboli di ceti particolari.

Il confronto con culture vicine, soprattutto quelle balcaniche, mostra come l’armilla sia un ponte tra sponde diverse dell’Adriatico, testimone di scambi e relazioni che superano confini geografici e temporali. Questi anelloni, esposti nei musei, tengono viva la memoria di un’identità che ha attraversato i secoli.

Armillae 2026: il convegno che riunisce gli esperti del Piceno antico

Nel 2026 Ascoli Piceno torna a essere centro nevralgico degli studi sul Piceno grazie alla seconda edizione di Armillae. L’iniziativa, promossa dall’antropologo Giacomo Recchioni, riunirà storici e archeologi da tutta Europa per fare il punto sulle scoperte più recenti. Il convegno si svolgerà in due luoghi simbolo della città: il Chiostro di Sant’Agostino ospiterà le sessioni pomeridiane, mentre il Giardino dell’Arengo, nel cuore del centro storico, sarà la cornice degli incontri serali aperti al pubblico.

Le giornate di studio si concentreranno su archeologia funeraria, analisi dei metalli antichi e museologia. Non mancheranno approfondimenti sulle reti culturali tra Piceno, Liburnia e Illiria, per ricostruire un quadro complesso di interazioni nell’Adriatico protostorico. Non solo accademia: momenti aperti ai cittadini metteranno in luce il valore storico e turistico di un patrimonio ancora tutto da scoprire.

I protagonisti di Armillae 2026 e le ricerche più attese

L’apertura del convegno vedrà gli interventi di Concetta Ferrara, direttrice del Sistema Museale Piceno, e Sara Giorgi, esperta in disegno archeologico, che parleranno del legame tra territorio e museo diffuso. La serata inaugurale offrirà anche una panoramica sulla documentazione storica di Giulio Gabrielli e sui risultati degli scavi 2024-2025 nella necropoli di Belmonte Piceno-Colle Ete, con le archeologhe Ilaria Di Sabatino e Samantha Fusari.

Il taglio internazionale arriverà con Morana Vuković, direttrice del Museo Archeologico di Zara, che approfondirà i legami tra Piceno e Liburnia meridionale. Il Museo diventa così una finestra aperta su uno spazio di scambi culturali nell’Adriatico antico. Tra gli ospiti anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e gli studiosi Oronzo Mauro e Gabriella Rosselli, che presenteranno rispettivamente la diffusione delle armille nel mondo e le tecniche di analisi chimiche più avanzate sui metalli antichi.

Un focus speciale sarà dedicato al collezionismo antiquario, con la figura di Paolo Maria Paciaudi e le campagne romane in Illiria raccontate da Ivan Radman-Livaja, direttore del Museo Archeologico di Zagabria. Un viaggio nel tempo che abbraccia secoli di storia, dal Settecento all’età imperiale, incrociando archeologia e identità territoriale.

L’armilla oggi: arte, musica e memoria che attraversano i secoli

L’ultima giornata di Armillae 2026 si sposterà oltre la ricerca tradizionale per esplorare come l’armilla abbia continuato a ispirare la cultura locale e non solo. Veronica Alberti e Luca Belisari racconteranno l’influenza di questo simbolo nelle “vacanze d’artista” nel Piceno, un luogo dove arte e storia si intrecciano per creare nuove storie. Americo Marconi proporrà un dialogo tra archeologia, iconografia religiosa e il culto della dea Cupra.

Si parlerà anche del celebre anellone di Numana, grazie all’analisi di Maurizio Landolfi, e della mobilità femminile nel mondo piceno, tema approfondito da Rossanna Tuteri. Stefano Papetti metterà in luce il legame tra la tradizione dell’armilla e l’arte ceramica ascolana del Novecento. A chiudere, una performance di musica arcaica del gruppo Le Trovatrici, un ponte perfetto tra passato e presente, scienza e creatività.

Tre giorni che non saranno solo un confronto tra specialisti, ma un’occasione per restituire alla comunità un simbolo forte e vivo. Ascoli Piceno si conferma così custode di un’eredità che continua a parlare, a farci riflettere e a mantenere acceso l’interesse di tutto il Mediterraneo.

Redazione

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