Nel 1977, un giovane Francesco Clemente tracciava linee che avrebbero cambiato il volto dell’arte contemporanea. Prima che la Transavanguardia lo consacrasse tra i grandi nomi internazionali, prima dei suoi viaggi tra Napoli, l’India e New York, c’era un decennio – dal 1975 al 1985 – in cui il disegno era il suo linguaggio segreto, il laboratorio di un universo in formazione. Ora, proprio quegli anni tornano a vivere al CAMeC di La Spezia, dove dal 10 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 si potranno scoprire le opere che hanno gettato le basi del suo percorso artistico.
La mostra si concentra su quegli anni cruciali in cui Clemente gettava le basi del suo linguaggio artistico. Nelle prime personali, a metà anni Settanta, sperimentava tecniche vicine alla fotografia e al disegno grafico, in un momento in cui il disegno non è solo preparazione, ma protagonista assoluto. Le opere esposte seguono il suo passaggio verso la pittura, senza mai perdere quella delicatezza e intensità con cui racconta storie attraverso linee e contorni.
In quegli anni, Clemente costruiva un mondo intimo, ricco di visioni, fatto anche di continue metamorfosi dell’io, soprattutto negli autoritratti. Questi ritratti mostrano trasformazioni interiori e simboliche, una ricerca continua delle tante sfaccettature della propria identità. La forza espressiva nasce dall’unione del segno grafico con una profonda ricerca spirituale e autobiografica, elementi che rimarranno centrali anche nelle tappe successive della sua carriera.
Napoli, India e New York sono le tre tappe fondamentali che hanno segnato la vita e l’arte di Clemente. Nato a Napoli nel 1952, fa parte di quella generazione che negli anni Settanta e Ottanta ha ridato slancio alla pittura e alla figurazione, riscattandole dal dominio del concettualismo. Ma a differenza di molti colleghi della Transavanguardia, il suo percorso si è mosso con grande autonomia linguistica e culturale.
L’incontro con l’India, iniziato nel 1973, è diventato un dialogo continuo con la spiritualità, i simboli e le culture orientali. Quel viaggio, tanto esotico quanto interiore, ha arricchito il suo immaginario, trasformandolo in un ponte tra Oriente e Occidente. Nel frattempo, il trasferimento a New York ha consolidato la sua fama nel mondo, portando la sua arte a confrontarsi con un pubblico globale e con le correnti artistiche più contemporanee.
La sua produzione mantiene un equilibrio sottile, dove autobiografia e riferimenti letterari si intrecciano con simboli e suggestioni mistiche, dando vita a un universo figurativo complesso ma aperto a molte letture. Ogni opera racconta più di una storia, e proprio questa ricchezza rende il suo lavoro sempre vivo e attuale.
La mostra al CAMeC offre l’occasione di tornare a quei momenti fertili in cui Clemente stava dando forma a un immaginario originale. Gli spazi della Spezia ospiteranno una selezione ampia di opere, molte delle quali assenti dalle scene da decenni. I pezzi provengono da collezioni private e da importanti istituzioni italiane, come la Collezione Maramotti e quelle di Intesa Sanpaolo, veri tesori poco visti.
Di particolare rilievo sono gli autoritratti degli anni Ottanta, che raccontano non solo l’evoluzione tecnica e stilistica, ma anche il rapporto sempre più profondo dell’artista con se stesso e il proprio ruolo creativo. Sono lavori che fungono da laboratorio emotivo e simbolico, dove l’immagine di Clemente si trasforma, si riflette e si moltiplica.
Questa mostra non è solo un’esposizione, ma un vero e proprio viaggio storico-critico che ricostruisce le origini di una carriera destinata a lasciare il segno nel mondo. Inserita nel progetto “Oltreconfine. Arte italiana 1968-1989”, curato da Francesco Guzzetti sotto la direzione artistica di Arturo Galansino, la rassegna si inserisce in un più ampio dibattito sull’arte italiana di quegli anni.
La Spezia diventa così una tappa obbligata per chi vuole scoprire o riscoprire il giovane Francesco Clemente, in quegli anni decisivi in cui la sua arte, prima di esplodere a livello internazionale, prendeva forma nel segno essenziale del disegno.
L’arte non si limita a farsi guardare, chiede di essere capita. Questa riflessione, raccolta nel…
«Non sono qui per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione.»…
Quella notte di Ferragosto, Messina si è svegliata sotto choc. Tre tavole del Polittico di…
Appena varchi la soglia della sala dedicata a Miriam Cahn al MACRO, ti trovi davanti…
L’incontro tra Beethoven e Dante non è mai solo un confronto tra musica e poesia.…
Nel cuore di Palermo, tra vicoli e piazze, si respira un’aria nuova. Negli ultimi anni,…