Milano ha appena svelato Casa Museo Crespi, un gioiello nascosto dietro una facciata rimasta intatta dagli anni Trenta. Questa villa, un tempo dimora di Fausto Crespi, imprenditore nel ferro battuto, racconta una storia fatta di famiglie e di una città in rapido cambiamento, tra industria e cultura. A pochi passi dalla Chiesa di San Francesco al Fopponino, gli ambienti conservano un’eleganza sobria, ma ora si animano anche grazie alla musica e all’estro di Gio Ponti, che ne ha segnato il carattere. Un luogo che guarda al passato senza rinunciare a dialogare con il presente.
Casa Crespi nasce dalla mente di Gio Ponti, uno dei più grandi architetti italiani del Novecento, su commissione di Fausto Crespi, titolare di un’azienda di successo nel ferro battuto. La casa, abitata dal 1931, si trova in via Luigi Verga 14, nel quartiere Porta Vercellina, e rappresenta un simbolo della borghesia imprenditoriale milanese di quegli anni.
Non è solo una dimora privata, ma un pezzo di storia, con un gusto e un’atmosfera tipici degli anni Trenta. Gli arredi originali, alcune decorazioni e persino gli oggetti di uso quotidiano sono rimasti come allora, quasi a fermare il tempo. Una casa che racconta la vita di Fausto, sua moglie e i cinque figli, riflettendo le ambizioni e lo spirito di una Milano in fermento, tra industrializzazione e fermento artistico.
L’impronta di Gio Ponti si vede in ogni dettaglio: dalle forme ai materiali, dalla distribuzione degli spazi. È un equilibrio perfetto tra funzionalità e stile, che rende Casa Crespi una perla dell’architettura milanese del XX secolo.
Dopo quasi novant’anni, nel 2023, Casa Crespi è passata al FAI – Fondo Ambiente Italiano, grazie a una donazione in memoria di Alberto Crespi, figlio di Fausto, scomparso nel 2021 a 99 anni. Alberto, legato alla musica e alla cultura, ha voluto lasciare questa casa storica come patrimonio per tutti.
Il restauro è stato delicato e rispettoso: si è lavorato su ogni aspetto, dagli apparati decorativi – tra cui spicca un ciclo pittorico di Francesco Tabusso con una pala d’altare imponente – al recupero degli interni, fino agli impianti tecnici e all’adeguamento per l’accessibilità. La famiglia Crespi ha contribuito non solo economicamente, ma anche impegnandosi per la manutenzione futura della casa.
L’intervento ha evitato modifiche invasive, mantenendo intatto lo spirito originario. Ogni stanza, ogni dettaglio conserva la memoria di un’epoca, con l’obiettivo di far riscoprire una pagina autentica della storia milanese, dove architettura, arte e vita quotidiana si intrecciano con la tradizione imprenditoriale della città.
Alberto Crespi, oltre a essere stato un protagonista della giurisprudenza italiana, ha coltivato una passione profonda per la musica fin da giovane. Il presidente del FAI, Marco Magnifico, racconta di come Alberto abbia sostenuto privatamente tutti gli esami al Conservatorio di Milano – dalla composizione alla direzione d’orchestra, dal pianoforte all’organo – mantenendo una pratica quotidiana rigorosa su pianoforte, clavicembalo e organo.
Così, la casa diventa più di un monumento architettonico: un vero e proprio laboratorio culturale e musicale. Alberto arrivò persino a far demolire un bagno di servizio al primo piano per far spazio a un organo a canne – ben 1500 – ancora oggi perfettamente funzionante. Il FAI ha deciso di dedicare Casa Crespi non solo alle visite, ma anche a eventi legati all’educazione musicale: workshop, concerti, incontri per valorizzare questa vocazione.
Il museo si trasforma in un crocevia dove arte e musica si incontrano, offrendo alla città uno spazio raro, custode di memorie e capace di parlare al presente attraverso le note che hanno animato una famiglia intera.
Tra i tesori di Casa Crespi c’è anche un piano intero dedicato alla Collezione Bagutta, donata al FAI da Gianfelice Rocca e Martina Fiocchi Rocca. La collezione è legata al Premio Bagutta, nato a Milano all’inizio del Novecento e considerato il più antico premio letterario italiano.
Si tratta di una raccolta unica di disegni originali che decoravano la storica Trattoria Bagutta, un punto di ritrovo per scrittori e artisti, aperta fino a dieci anni fa. Tra i documenti ci sono le “liste”, fogli disegnati da Mario Vellani Marchi, con caricature, firme e dediche di ospiti illustri come Montale, de Chirico, Funi e Soldati. Ogni pezzo racconta il fermento culturale milanese, l’incontro tra letteratura, arti e società.
Questa collezione arricchisce Casa Crespi, offrendo ai visitatori uno sguardo più ampio sulla scena culturale milanese del Novecento, in un’esperienza che unisce architettura, arti figurative e letteratura.
Casa Crespi si prepara così a diventare una tappa obbligata per chi vuole conoscere la storia di Milano, immergendosi in un’atmosfera sospesa tra arte, musica e memoria.
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