Le porte del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona si sono riaperte dopo un lungo restauro, svelando un volto rinnovato ma fedele alle sue radici. Xavier F. Salomon, il nuovo direttore arrivato nel 2026, guida questa rinascita con un bagaglio maturato tra Stati Uniti e Regno Unito. Fondato nel 1969, il museo ha ripreso vita con un restauro attento, che ha rispettato l’architettura originale, quasi come un delicato ritorno alle origini. Nel suo racconto, Salomon svela perché questo lavoro era necessario e come vede il futuro di un’istituzione culturale oggi in Europa.
Dal British Museum a Lisbona: il viaggio di Xavier F. Salomon
Nato a Roma e cresciuto tra Italia e Regno Unito, Xavier F. Salomon ha costruito una solida carriera nel mondo dei musei. Ha mosso i primi passi al British Museum e alla National Gallery di Londra, per poi diventare chief curator alla Dulwich Picture Gallery nel 2006. Dal 2011 si è spostato a New York, lavorando prima al Metropolitan Museum of Art e poi alla Frick Collection, dove è stato Deputy Director e chief curator. Qui ha guidato un importante progetto di rinnovamento, che ha visto il trasferimento temporaneo delle opere nel Breuer Building mentre la storica sede sulla Fifth Avenue veniva restaurata, con riapertura prevista per aprile 2025.
Quell’esperienza si è rivelata fondamentale per la sua chiamata a Lisbona. Il contesto è diverso, ma le sfide non troppo lontane. Salomon spiega come il lavoro alla Frick lo abbia preparato ad affrontare il restauro del Gulbenkian, in un ritorno “circolare” di esperienze e idee. Guardare il museo portoghese gli ha permesso di ripensare la Frick, e ora applica quel bagaglio di conoscenze nel suo nuovo incarico, in una città culturalmente vivace e complessa come Lisbona.
Restauro: tra rispetto per l’originale e nuove esigenze dei visitatori
Il restauro del Museo Gulbenkian è stato affidato agli architetti Frédéric Ladonne e Teresa Nunes da Ponte, con la supervisione di Salomon. L’obiettivo era chiaro: tornare all’aspetto del 1969, ma senza sacrificare il comfort e la fruibilità per chi visita oggi. Ogni scelta progettuale ha bilanciato identità storica e miglioramento dell’esperienza.
Salomon racconta che l’esperienza alla Frick gli ha insegnato una cosa precisa: bisogna mantenere l’atmosfera originale degli edifici museali. Anche se elementi come la moquette o l’illuminazione d’epoca possono sembrare fuori moda, fanno parte del carattere dell’architettura e non si possono eliminare. Il restauro va fatto con cura, soprattutto quando si parla di architettura moderna, spesso trascurata rispetto ai palazzi storici più antichi.
Il progetto Gulbenkian è stato quindi una sfida delicata. L’edificio, esempio di modernismo anni Sessanta, richiedeva un intervento che rispettasse la coerenza storica, ma allo stesso tempo rispondesse alle esigenze contemporanee di accessibilità e comfort. Il risultato è una visita che promette di essere fedele allo spirito originale del museo.
Tra tradizione e novità: il dialogo con l’arte contemporanea
Alla Frick Collection, Salomon si è fatto notare per l’apertura a progetti innovativi, che mettono in relazione opere storiche con arte contemporanea. Un esempio è stata la mostra Living Histories del 2021-22, che ha affrontato temi come genere, identità e intimità, intrecciando passato e presente in modo originale.
Al Museo Gulbenkian, invece, il focus resta sull’arte precedente al Novecento. L’arte contemporanea trova spazio nel Centro de Arte Moderna , che fa parte della stessa fondazione. I rapporti tra i due istituti sono già stretti e si prevedono collaborazioni future per valorizzare entrambe le collezioni. Anche la musica avrà un ruolo importante, grazie a un Dipartimento Musicale attivo e dinamico. Un vero ecosistema culturale, dove arte, musica e pubblico si incontrano e si influenzano a vicenda.
Rilanciare Lisbona come capitale culturale e avvicinare il museo alla città
Una delle sfide più grandi per Salomon è aumentare la visibilità internazionale del museo e del sistema culturale cittadino. Lisbona attira turisti per il clima, la cucina e i paesaggi, ma spesso il patrimonio artistico rimane in ombra. Il direttore vuole rafforzare la posizione del Gulbenkian nel circuito europeo, puntando su eventi e collaborazioni con istituzioni importanti, come ha già iniziato a fare con il Museo Egizio di Torino.
Ma non basta guardare fuori: c’è anche il bisogno di avvicinare il museo ai lisboeti. Molti abitanti non frequentano regolarmente il Gulbenkian, nonostante sia uno spazio unico di confronto e scambio culturale. Salomon sottolinea l’importanza di far sentire il museo come una casa aperta per tutti, valorizzando le collezioni come strumenti di conoscenza e inclusione sociale. La nuova programmazione culturale cercherà di bilanciare queste due esigenze: attrarre visitatori da fuori e radicare il museo nella vita quotidiana della città.
Un bibliofilo curioso alla scoperta del Portogallo
Xavier F. Salomon non è solo un uomo di musei, ma anche un appassionato lettore e viaggiatore. Tra le collezioni della Fondazione Gulbenkian, ha apprezzato particolarmente i cataloghi storici, in particolare quelli dell’Hermitage, che avrebbe voluto portare nella sua biblioteca personale. Ma trasferire da New York a Lisbona quasi 300 casse di libri lo ha convinto a rallentare gli acquisti.
Nei mesi dopo il suo arrivo, Salomon ha esplorato il Portogallo, scoprendo l’immenso valore artistico e culturale di molte zone. È rimasto colpito dai palazzi e dalle chiese barocche dell’Alentejo, così come dalle Azzorre, dove natura e architettura si fondono in paesaggi sorprendenti. Per lui, viaggiare è una fonte continua di stimoli e conoscenze, indispensabile per chi si occupa di arte.
Nel lavoro di tutti i giorni al Museo Gulbenkian, Salomon trova sempre nuove sorprese nei depositi e nelle collezioni, scoperte da condividere con il pubblico. Questa curiosità alimenta il suo ruolo di direttore, spingendo il museo a dialogare sempre con il passato, il presente e il futuro.